Categorie: Mostre

La Casa di The Human Safety Net presenta l’installazione “Dreams in Transit” a Venezia

di - 4 Settembre 2025

«L’altro, anche quando non è un nemico, è considerato soltanto qualcuno da vedere, e non qualcuno che (come noi) vede» scriveva Susan Sontag nel suo celebre Davanti al dolore degli altri (2003). Nel suo libro, ormai popolarissimo, la Sontag si interrogava precocemente sulle potenzialità e sui limiti della traslazione visiva del dolore altrui: sulle immagini di sofferenza che, oggi più che mai, saturano i nostri feed digitali e compongono il nostro paesaggio mediatico quotidiano. La sua riflessione rimane essenziale: come rappresentare senza oggettificare? Come legare lo sguardo all’azione, senza ridurlo a consumo passivo?

Sono, queste, domande che non trovano ancora risposte definitive, ma a cui tenta di avvicinarsi la Casa di The Human Safety Net, fondazione che dalla sua apertura lavora a Venezia con famiglie vulnerabili e migranti per costruire un futuro più inclusivo e stabile. L’arte, in questo percorso, diventa non tanto ornamento, quanto strumento di sensibilizzazione e, soprattutto, di comunità: una forma di mediazione capace di dare visibilità a storie altrimenti sommerse.

The Human Safety Net, Dreams in Transit, installation view

Il più recente di questi progetti è proprio la grande installazione che adorna  il solenne edificio delle procuratie di Piazza San Marco, a Venezia, dove la fondazione ha trovato la sua sede. Dreams in transit —questo il titolo— ricalca il progetto Inside Out sviluppato da JR e presenta, attraverso una serie di cento fotografie, uno spaccato delle persone che The Human Safety Net punta ad aiutare e accogliere.

Gli scatti, realizzati da Sarah Makharine, sono più di semplici ritratti: sono storie e sogni di chi si è ritrovato a dover scegliere la strada della migrazione e che, con sé, a portato i propri sogni e le proprie speranze. Interessante è però come tutti i partecipanti siano stati ritratti di spalle. La scelta sottolinea la condizione di invisibilità che accompagna chi migra, ma allo stesso tempo obbliga lo spettatore a riconoscere che quegli individui guardano nella stessa nostra direzione, rivendicando un orizzonte comune. In questo gesto, tornano vive le parole della Sontag e la piazza più fotografata d’Europa diventa spazio per riconoscere che l’altro non è solo “visibile”, ma è anche colui che vede.

Questo progetto dall’impressionante scala entra poi in comunicazione con la collettiva presentata all’interno degli spazi delle Procuratie. Inaugurata lo scorso maggio e visitabile fino a marzo 2026, l’esposizione riunisce le opere di cinque artiste — Leila Alaoui, Ange Leccia, Anouk Maugein, Lorraine de Sagazan, Sarah Makharine— per riflettere su quel periodo d’instabilità che segue l’immigrazione.

The Human Safety Net, Dreams in Transit, installation view, Ange Leccia

Se i globi luminosi e plastici di Ange Leccia ci parlano di un mondo unito e connesso, la Torre di Babele costruita da Lorraine de Sagazan e Anouk Maugein costituisce un prezioso racconto del dopo-esilio. Si tratta di una montagna di lenzuola bianche —circa 700 kg— che gli artisti hanno recuperato da diverse lavanderie: un riferimento al mondo dell’accoglienza e della ristorazione, dove dei lavoratori provengono proprio da un passato migratorio. Il candore del tessuto rimanda a un immaginario di sogni e possibilità, ma porta con sé anche la memoria di sfruttamenti quotidiani e le lenzuola diventano così metafora ambivalente.

Di fronte a questa installazione, Natreen —serie di fotografie di Leila Alaoui— documenta i rifugiati siriani in Libano, in fuga da guerra e instabilità. Attraverso i suoi ritratti, Leila cattura l’attesa e la speranza di chi cerca un futuro migliore.

Sarah Makharine, infine, va a creare una cartografia sonora fatta di sogni e storie sotterranee.  Il suo Échos raccoglie storie di deriva e ricostruzione che comunicano e si intrecciano con i ritratti che popolano la facciata dell’edificio: come la mostra nella sua interezza, è un tentativo di restituire voce —e dignità—all’immagine di chi attraversa i confini.

Dreams in Transit, Installation view, The Home of The Human Safety Net ph LungoLinea Studio

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