Gwen Evans, The Space Between, MONTI8 IV Installation view by Giorgio Benni
Volti di spalle, immagini di profilo, figure dietro la vetrata: sono questi i primi elementi che emergono nella pittura di Gwen Evans, giovane artista britannica in esposizione da Monti8 fino al 24 gennaio 2026 con la mostra The space between. Un titolo fortemente evocativo che racconta precisamente la pratica artistica della pittrice.
Con questa nuova esposizione, Monti8 si conferma un punto di riferimento per osservare il panorama artistico europeo e internazionale, ponendo l’attenzione della critica e del pubblico su artisti interessanti.
«L’atmosfera evocativa è uno degli aspetti distintivi dell’opera dell’artista. L’osservatore può osservare scene catturate da una luce morbida e vellutata, mentre gli sfondi, spesso composti da un blu intenso o da sfumature di verde e viola, suggeriscono un tono crepuscolare che evoca il tempo sospeso delle prime ore della serata», scrive il curatore greco Yannis Kostarias nel testo critico che accompagna la mostra.
Parti anatomiche (spesso mani) che si impossessano della tela, la figura umana per Gwen non è mai completa, integra, totale. Sembra quasi che l’artista voglia nasconderci il proprio stato d’animo. Le atmosfere sospese e delicate restituiscono profonda tranquillità, o forse l’attimo prima dell’abisso, e proiettano l’osservatore in un’atmosfera insolita. Colori freddi, silenzi e contemplazione: questi sono gli elementi ricorrenti.
Gwen seleziona attentamente le modalità con cui la figura entra nello spazio. Nel cinema si parlerebbe di decadrage, “difetto di inquadratura”, ossia la pratica di rimuovere il soggetto dal centro della tela con immagini decentrate, laterali, liminali. Gwen preleva dalla realtà non la realtà stessa, ma il suo malinconico ricordo, e lo inserisce nei quadri con discrezione. Sembra quasi che la rappresentazione continui oltre i bordi del dipinto e che raggiunga sfere private e personali di cui l’artista ci dà solo un cenno. Il grande fotografo Henri Cartier – Bresson sosteneva che per comprendere se uno scatto fosse meritevole, bisognasse prima di tutto guardare con attenzione quel che si trovava nei bordi.
Gwen opera sorta di gelosia intima dei propri spazi vitali, resi noti per quel tanto che basta per farsi domande. Qual è il sentimento di quei personaggi? C’è malinconia, solitudine, nostalgia? Silenziosamente, Gwen rende in pittura lo spleen di Baudelaire, affidandosi anche a colori tenui corrispondenti allo stato d’animo che vuole narrare: “I blu che Evans usa, in molte occasioni, non fungono solo da sfondo pittorico, ma anche da sfondo psicologico dell’opera: il colore del crepuscolo, della transizione e dell’introspezione”, scrive Yannis Kostarias nel suo testo critico.
Certamente, nelle sue ambientazioni ritrova sé stessa e la sua terra: il Wales. L’artista cerca atmosfere che la rappresentino e letrova nella tovaglia a quadri, nei calzini appesi, nei fiori tra le mani, nelle le vetrate di una chiesa. Se c’è un’artista enigmatica, quella è Gwen, imperscrutabile oltre ogni ragionevolezza. La sua pittura sembra dire ai personaggi: non stringetevi per la foto, ma allontanatevi il più possibile così da essere considerati solo una parte del tutto. L’artista cela l’insieme, la totalità: l’unità per lei rappresenta una intromissione nella sua privacy. Le atmosfere sospese di Gwen sono quindi il fermo immagine dei ricordi, unici approdi sicuri di un peregrinare effettivo nello spazio, unico porto franco da una vita fatta di viaggi interiori.
Gwen Evans, classe 1996, è nata nel Wales, e vive e lavora a Manchester. Il suo esordio nel panorama artistico risale al 2024, mentre l’approdo in questa mostra romana è frutto dell’attività di ricerca della Galleria Monti8.
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