La strage di Ustica continua a essere fonte di riflessione per gli artisti. Robert Kuśmirowski al MAMbo di Bologna

di - 29 Giugno 2024

Il MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna ospita fino al 29 settembre 2024 nella Sala delle Ciminiere, la mostra Robert Kúsmirowski. P E R S O [A] N O M A L I A, a cura di Lorenzo Balbi e Marinella Paderni e realizzata in collaborazione con l’Istituto Polacco di Roma.

L’ambizioso progetto espositivo, nato in occasione del 44° anniversario della strage di Ustica, si propone di utilizzare il linguaggio dell’arte contemporanea per riflettere sulla memoria collettiva in riferimento al particolare momento storico che stiamo vivendo. A partire dal titolo della mostra, con il prefisso “perso”, emergono i temi principali dello smarrimento e della perdita, attorno ai quali ruota l’intera esposizione.

Da questa evocativa premessa, il noto artista polacco Robert Kuśmirowski indaga i terreni della memoria e dell’oblio attraverso gigantesche installazioni, ideate appositamente per la Sala delle Ciminiere dove elementi visivi, sonori e sensoriali si fondono in un ambiente di profonda suggestione.

All’ingresso, un pungente odore di bruciato alleggia nell’aria accompagnato da una melodia composta personalmente dall’artista con un pianoforte viennese del 1906. Dal respiro malinconico e avvolgente, gli stimoli percettivi ci invitano a liberare la mente dalle tensioni del mondo esterno, preparandoci a vivere l’esperienza con lo stato d’animo adeguato.

Ritratto Robert Kuśmirowski
Foto di Ornella De Carlo

La mostra sfida le convenzioni spazio-temporali configurandosi come un vero e proprio ponte tra passato e presente in cui la memoria collettiva si fonde con l’immaginazione individuale, dando vita a un’atmosfera enigmatica, quasi sospesa.

Per condurre tale operazione, l’artista si serve di oggetti quotidiani abbandonati, rifiutati e considerati obsoleti che, secondo lui, non conoscono una vera data di scadenza. Selezionati in quanto custodi di memorie e intrecci di storie passate, questi oggetti si elevano a simboli carichi di significato attraverso cui potersi immergere in altre realtà.

Kuśmirowski interpreta magistralmente il cambio di stato di questi oggetti, che adesso, in questo luogo, come affermato dalla co-curatrice Marinella Paderni, «ci parlano, si ha la sensazione che ci vengano incontro».

Le installazioni ambientali site specific in esposizione sono state costruite manualmente dall’artista utilizzando elementi e arredi provenienti sia dal suo archivio personale, che selezionati presso Freak Andò Antiquariato Modernariato Design, partner tecnico del progetto espositivo.

È il caso di SHEL[L]F (2024), per la realizzazione del quale Kuśmirowski ha preso in prestito un reperto del quotidiano, uno scaffale da magazzino, a cui conferisce una seconda possibilità di esistenza nello spazio dell’arte. Ricreato minuziosamente in ogni dettaglio, dalla polvere alla muffa, dalla ruggine al secco fogliame presente ai suoi piedi, diventa a tutti gli effetti un oggetto “vivente”. Si consideri anche Portier (2024), ideata per la sala centrale delle Ciminiere, in cui mette in scena un intero ambiente: un ufficio del portiere corredato da un gigantesco casellario archivistico colmo di oggetti carichi di memorie e di echi del passato, di cui Kuśmirowski ne è il guardiano.

Robert Kuśmirowski
Cosmorama, 2010
Collezione Enea Righi
Foto di Ornella De Carlo
Robert Kuśmirowski
The Piano, 2024
Courtesy l’artista e Freak Andò di Maurizio Marzadori
Foto di Ornella De Carlo

La mostra si sviluppa poi in una sala dedicata alla ricerca poetica dell’artista in cui è presente un suo autoritratto fotografico scattato durante la performance nel 2018 al Museo d’Arte Contemporanea di Osaka, susseguita da uno spazio intimo abitato dall’opera The Piano (2024) e dalla melodia incontrata all’ingresso. A concludere il percorso, l’opera Luft Hansa, realizzata nel 2017 per la Galleria Zak / Branicka di Berlino con il titolo Lindenstr 35, ora cambiato in relazione al 44° anniversario della strage di Ustica.

Per l’artista, ricreare una cultura materiale passata diventa un mezzo per esplorare temi di transitorietà, scomparsa e morte. Le sue installazioni site specific si trasformano in luoghi di riflessione e dialogo, dove le narrazioni ufficiali si intrecciano con le interpretazioni personali, dando voce alla Storia.

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