Categorie: Mostre

L’arte della democrazia: Pertini raccontato attraverso la sua collezione

di - 26 Novembre 2025

L’idea che Sandro Pertini avesse con gli artisti un rapporto diretto, quasi fiduciario, non è poi così nota. Ancora meno nota, forse, è la sua convinzione che fossero proprio loro, più degli stessi politici, ad avere la capacità —e il compito— di incidere sulla storia.

La mostra Pertini. L’arte della democrazia – Dalle collezioni civiche di Savona, inaugurata al M9 – Museo del ’900 di Mestre prende le mosse proprio da questa convinzione: che l’arte possa essere non solo la testimonianza di un’epoca, ma uno dei modi attraverso cui una democrazia immagina se stessa.

È la prima grande esposizione dedicata alla figura del Presidente più amato del Novecento, e arriva in un momento che ne amplifica il senso: l’80° anniversario della Resistenza, della nascita della Repubblica, e il 130° della nascita di Pertini. La mostra, curata da Serena Bertolucci insieme al team del Museo e a Luca Bochicchio, mette in relazione la biografia personale del Presidente con le trasformazioni della democrazia italiana, facendo emergere Pertini non come un’icona immobile, ma come un nodo dentro una rete di immagini, relazioni e gesti pubblici.

Exhibition view, Pertini. L’arte della democrazia, 2025 – 2026, M9

Il punto di partenza è la sua collezione privata, donata ai Musei Civici di Savona e da cui sono state selezionate ventotto opere di artisti come Guttuso, Morandi, Vedova, Sironi, Giò Pomodoro. Dipinti che raccontano un gusto sorprendentemente ampio, che spazia dal figurativo all’informale, ma che rivelano soprattutto un metodo: l’arte come strumento critico, come luogo in cui interrogare i temi che hanno definito la sua vita politica, dalla giustizia sociale alla libertà. Pertini non colleziona per decorazione: colleziona per posizione etica.

Il percorso della mostra, articolato in sette sezioni, affianca ai dipinti un vasto insieme di materiali: oltre cento fotografie, documenti privati, filmati d’archivio, scritti e oggetti biografici. Accanto agli elementi più iconici — la Fiat 500 rossa, la pipa, i documenti della Fondazione Turati — compaiono prestiti speciali, come lo spartito originale di L’Italiano di Toto Cutugno, esposto durante la settimana del Festival di Sanremo, o il pallone della finale dei Mondiali ’82, presentato durante i Mondiali 2026. Tutti questi frammenti concorrono a definire un Pertini che abita allo stesso tempo la Storia e la cultura pop.

Exhibition view, Pertini. L’arte della democrazia, 2025 – 2026, M9

Coerentemente con la vocazione multimediale del Museo, la mostra introduce anche Parlami di Sandro, un’installazione interattiva basata sull’intelligenza artificiale e sviluppata da SHADO. Cinquanta voci di coetanei del Presidente restituiscono una memoria polifonica, trasformando lo spettatore in parte attiva di un processo di narrazione collettiva. In questo senso, la mostra non si limita a raccontare Pertini: riflette su come una comunità costruisce la propria memoria pubblica e su come la democrazia stessa dipenda dalla possibilità di condividere immagini, storie, testimonianze.

Il risultato è un racconto corale, in cui la dimensione privata dell’uomo e quella pubblica del Presidente non sono contrapposte, ma si rispecchiano. Pertini attraversa il Novecento come un protagonista consapevole del proprio ruolo e, allo stesso tempo, come un osservatore che affida all’arte una funzione essenziale: ricordare ciò che la politica rischia di dimenticare. In questo senso, “l’arte della democrazia” non è solo un titolo, ma una proposta: capire la democrazia non come una struttura istituzionale, ma come un insieme di immagini, gesti e memorie da continuare a interpretare.

Exhibition view, Pertini. L’arte della democrazia, 2025 – 2026, M9

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