Walter Pfeiffer, Untitled, 2004 (2013). Lambda print on Kodak paper, 50 × 34,5 cm. © Walter Pfeiffer. Courtesy the artist and Sultana, Paris
Dal 9 aprile al 2 giugno torna, a Torino, EXPOSED Torino Photo Festival. Giunto alla terza edizione, il festival – sotto la direzione artistica di Walter Guadagnini, intitolato Mettersi a nudo e curato e realizzato per questa edizione da CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia – vuole essere quest’anno un invito a guardare dentro di sé e oltre le apparenze, a interrogare la relazione tra identità e rappresentazione, corpo e immagine, visibile e invisibile. Il programma di questa edizione è composto da 18 mostre indoor e outdoor, tra cui Bernard Plossu al Museo Regionale di Scienze Naturali, Yorgos Lanthimos nella Cripta di San Michele, Paola Agosti al Museo Nazionale del Risorgimento, e all’Archivio di Stato Belloc con gli studi ottocenteschi del corpo femminile, von Gloeden con le immagini immerse in una Sicilia sensuale e Mollino con le celebri Polaroid dell’ultima stagione, dove il nudo è artificio, gioco, ossessione – per citarne alcuni. Il percorso costruisce una trama espositiva capace di mettere in relazione autori affermati e pratiche contemporanee, sguardi storicizzati e ricerche emergenti. Un insieme eterogeneo ma coerente, in cui ogni progetto contribuisce a declinare il tema Mettersi a nudo attraverso linguaggi, contesti e prospettive differenti, muovendosi tra dimensione intima e rappresentazione pubblica, tra memoria e costruzione dell’identità.
Dal 9 aprile al 2 giugno, la Project Room di CAMERA ospita Toni Thorimbert. Donne in vista, la mostra ideata da Luca Beatrice e nata come omaggio di Toni Thorimbert e Walter Guadagnini all’amico e critico d’arte scomparso prematuramente lo scorso anno. Il percorso espositivo – che pone al centro i ritratti della madre e della figlia del fotografo – è un viaggio nella fotografia e nella rappresentazione della donna attraverso una selezione di circa sessanta fotografie, realizzate nell’arco di oltre trent’anni di attività e scelte dall’archivio di Thorimbert. Tutti dedicati alla figura femminile, gli scatti ritraggono donne celebri e figure anonime evidenziando la capacità del fotografo di muoversi tra registri diversi, dal ritratto ufficiale a quello più intimo, dall’estetica della fotografia di moda a immagini nate al di fuori di committenze.
Apre le porte dal 29 aprile al 20 settembre, al Castello di Rivoli, la prima mostra personale di Cecilia Vicuña in un museo italiano. Curata da Marcella Beccaria, l’esposizione consiste in una nuova commissione ideata da Vicuña per la Manica Lunga. Appositamente progettata per gli spazi longitudinali dell’edificio, l’opera è immaginata dall’artista come un quipu acostado, installazione orizzontale sospesa a più altezze. Appartenenti alle antiche civiltà andine, i quipus (nodi in lingua Quechua) sono un’antica forma di scrittura che consiste in corde annodate utilizzate come sistema di registrazione di informazioni, tra cui dati di carattere storico-narrativo, amministrativo oppure astronomico. Citando direttamente questa tipologia di manufatti, i quipus contemporanei di Vicuña diventano coinvolgenti installazioni ambientali che attraversano lo spazio e il tempo. La mostra include anche opere video, che portano nel progetto immagini, sonorità e canti che dagli esordi sono parte integrante della pratica dell’artista, e nuovi componimenti poetici appositamente scritti.
Fondazione Merz, Museo Egizio di Torino e MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra presentano GAZA, il futuro ha un cuore antico. Materie e memorie del Mediterraneo una grande mostra internazionale che restituisce la profondità storica e culturale di Gaza, crocevia millenario di commerci, culture e credenze, sottraendola a una lettura esclusivamente contingente e invita a riflettere sul valore universale del patrimonio come luogo di memoria, identità e futuro. In programma dal 22 aprile al 27 settembre, il progetto mette in relazione una selezione di circa ottanta reperti archeologici dal MAH – Musée d’art et d’histoire di Ginevra su mandato dello Stato di Palestina e dal Museo Egizio di Torino – dall’età del bronzo al periodo ottomano – con le opere di artisti contemporanei palestinesi e internazionali Samaa Emad, Mirna Bamieh, Khalil Rabah, Vivien Sansour, Wael Shawky, Dima Srouji e Akram Zaatari. La mostra, arricchita da una selezione di fotografie di Gaza concesse dall’archivio dell’UNRWA – Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi in Asia Occidentale, si inserisce nel dibattito sulla distruzione del patrimonio culturale.
La Fondazione Sandretto Re Rebaudengo inaugura il prossimo 15 aprile quattro nuove mostre. Krapfen di Diego Marco, in programma fino al 2 agosto, prende il titolo dall’opera video prodotta grazie al New Futures Production Fund, collaborazione tra Fondazione Sandretto Re Rebaudengo e New Museum di New York. Protagonisti sono un ragazzetto dal genere ambiguo e quattro indumenti: un paio di guanti, un foulard, dei pantaloni e un maglione in un’ambientazione fanciullesca che si accompagna un’atmosfera allarmata e perturbante in cui un krapfen sembra diventare l’espediente per chiamare in scena emozioni di terrore e annientamento. EXHAUST, di Xin Liu, in programma fino all’11 ottobre, è la prima personale in Italia dell’artista ed esplora le conseguenze delle aspirazioni tecnologiche e scientifiche concentrandosi sui loro residui. Theatre of the mind, di Lenz Geerk e in programma fino all’11 ottobre, è la prima personale in un’istituzione italiana dedicata alla pittura dell’artista, che presenta per l’occasione figure, oggetti e paesaggi immersi in atmosfere silenziose e introspettive. Danzante, infine, prima mostra istituzionale italiana di June Crespo in programma fino all’11 ottobre, riunisce sculture e installazioni che dialogano con il corpo e la percezione del visitatore.
Dal 30 aprile, la Pinacoteca Agnelli apre al pubblico una mostra monografica dedicata all’artista Walter Pfeiffer, una nuova edizione del ciclo Beyond the Collection, che vede protagonista Amedeo Modigliani, e due nuove installazioni site-specific sulla Pista 500 di Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli. In Good Company, in programma fino al 13 settembre, è la prima mostra istituzionale in Italia dedicata a Walter Pfeiffer, a cura di Simon Castets e Nicola Trezzi, che riunisce più di cento opere a colori e in bianco e nero, scattate dai primi anni ‘70 a oggi, l’esposizione intreccia le serie più iconiche dell’artista con immagini inedite, in un percorso senza gerarchie che evidenzia il suo contributo singolare all’arte, alla fotografia e alla moda. Nell’ambito di Beyond the Collection prende vita Modigliani Sottopelle, che mette in dialogo l’opera Nu couché di Modigliani, con altri tre grandi capolavori in prestito dal Centre Pompidou di Parigi e dalla Staatsgalerie di Stoccarda. La Pista 500 si arricchisce di nuove installazioni site-specific degli artisti Nathalie Du Pasquier e Peter Fischli. BANDIERE PER ZEFIRO, di Nathalie Du Pasquier, si estende lungo la facciata est del Lingotto, attivando in modo giocoso l’architettura dell’edificio attraverso quindici bandiere, basate su disegni inediti dell’artista, caratterizzati da motivi geometrici e colori vivaci; ADDITION, SUBTRACTION, MULTIPLICATION di Peter Fischli mette in relazione lo spazio architettonico con i meccanismi ripetuti dell’esperienza umana, tra viaggio, percezione, scoperta e meraviglia
In occasione del novantesimo compleanno di Giorgio Griffa, dal 9 aprile al 2 giugno la Fondazione Giorgio Griffa presenta Summer 69, una mostra che torna all’estate 1969, un momento fondativo della sua vicenda umana e artistica: è allora infatti che, a Torino, negli spazi della Galleria Sperone non ancora aperta al pubblico, si incontrarono Giorgio Griffa, Paolo Mussat Sartor e Gian Enzo Sperone. La mostra riunisce alcune delle tele che compaiono negli scatti del 1969, presentate nell’Art Space della Fondazione accanto a una selezione delle fotografie originali di Sartor. L’accostamento permette di ricostruire il dialogo tra opera e immagine, tra il tempo della creazione e quello della memoria, restituendo al visitatore la densità di quell’istante creativo. A completare la mostra, una selezione di lavori realizzati tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta documenta un passaggio cruciale nella pratica dell’artista.
Fino all’11 ottobre il MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile ospita I Nemici del Drake. Enzo Ferrari e le scuderie inglesi, a cura di Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli. La mostra raccoglie una selezione di 23 vetture iconiche – 22 monoposto di Formula 1 e la mitica Mini Morris – per raccontare una stagione di sperimentazione tecnica e libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali. Un universo di tecnologia, stile e spirito pionieristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l’immaginario del mondo delle corse. Enzo Ferrari li chiamava, con un po’ di supponenza, “i garagisti”: erano le squadre inglesi che – tra gli anni Sessanta e Ottanta – misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1. Il racconto espositivo attraversa tre decenni di rivoluzione tecnica e culturale e si arricchisce anche di 28 caschi, 4 tute indossate rispettivamente da Jim Clark nel 1965, da Jackie Stewart e da Vittorio Brambilla nel 1972 e da Riccardo Patrese nel 1978, i programmi delle gare e il motore Ford Cosworth DFV.
Dal 17 aprile al 6 settembre la Reggia di Venaria ospita il racconto di come la cinematografia, fin dalle origini, abbia presentato la figura della regina come simbolo di regalità, potere, autorità e fascino. Il percorso espositivo permette di ammirare una selezione accurata di abiti che nella storia del cinema e del teatro hanno saputo costruire l’immagine delle regine, spesso al di là della verità storica, come archetipo universale, regine del mito, della storia e della fantasia. In mostra si incontrano figure iconiche: storiche, come Marie Antoinette interpretata da Kirsten Dunst per la regia di Sofia Coppola (2006, costumi di Milena Canonero), o appartenenti al mito, come Medea interpretata da Maria Callas di Pasolini (1969, costumi di Piero Tosi) o, ancora, al mondo della fiaba e del fantasy, come la Regina di Selvascura da Il racconto dei racconti di Garrone, interpretata da Salma Hayek (2015, costumi di Massimo Cantini Parrini).
Palazzo Ducale di Genova dedica una grande retrospettiva a uno dei protagonisti assoluti dell’arte italiana e internazionale del Novecento: Mimmo Rotella. La mostra, curata da Alberto Fiz e realizzata in collaborazione con la Fondazione Mimmo Rotella, arriva a vent’anni dalla scomparsa dell’artista e ripercorre oltre sessant’anni della sua attività, restituendo la complessità e l’attualità di una ricerca che ha segnato in modo radicale il rapporto tra arte, immagine e società contemporanea. Il décollage, il gesto-simbolo più radicale di Rotella, è il fulcro del progetto espositivo, in cui figurano alcuni dei suoi lavori più emblematici, tra cui Naturalistico (1953), collage su tela con specchi e vetro, La tigre (1962), Il punto e mezzo (1963), tra i primi interventi sul mondo pubblicitario, e Tenera è la notte (1962), accanto a una selezione di opere dedicate alla sua icona più celebre, Marilyn Monroe. Tra i lavori più tardi spiccano un grande Senza titolo degli anni Novanta, décollage su lamiera di tre metri, e Attenti, ultimo grande décollage realizzato dall’artista. La mostra è inoltre arricchita da materiali d’archivio e documenti audiovisivi che contribuiscono a costruire un percorso immersivo, capace di restituire la complessità di una figura centrale nella storia dell’arte contemporanea.
Trenta capolavori di Josef Albers delle serie Variant/Adobe e Homage to the Square – dimostrano la straordinaria capacità dell’artista di valutare l’impatto del colore e creare l’illusione di profondità e movimento su una superficie bidimensionale attraverso combinazioni ponderate di tonalità e forme geometriche – danno forma a Meditations, in programma a Villa Panza dal 9 aprile al 10 gennaio 2027. Curata da Nicholas Fox Weber, la mostra offre una prospettiva rinnovata sull’esplorazione fondamentale del colore da parte di Albers. In dialogo con l’architettura della villa, gli arredi rinascimentali e le collezioni di arte africana e precolombiana, le composizioni apparentemente semplici e moderne di Albers si dispiegano in una serie di sale intime, consentendo loro di risuonare con eccezionale chiarezza.
Performa Cavalese, a cura di Elsa Barbieri e in programma dal 15 aprile al 3 maggio, prende ispirazione da Performa, la biennale di New York dedicata alle arti performative, e nasce con l’intento di trasformare il museo in uno spazio dinamico di incontro e sperimentazione. Nell’arco di tre settimane, tre artisti saranno invitati a presentare ciascuno tre opere o installazioni che rimarranno esposte in museo per una settimana, dal mercoledì alla domenica. Il sabato rappresenterà il momento centrale del progetto: ogni artista sarà protagonista, insieme ai visitatori, di un appuntamento partecipato che potrà assumere la forma di workshop, talk o performance, trasformando il museo in uno spazio di confronto diretto e di attivazione collettiva. Protagonisti di questa prima edizione saranno tre artisti trentini: lo sceneggiatore contemporaneo attivo nel campo delle arti digitali, del video e del cinema Leonardo Panizza (1998) presente dal 15 al 19 aprile; a seguire Johannes Bosisio (1994), dal 22 al 26 aprile, noto per una ricerca che fonde pittura, scultura e tecnologia; e infine Angelo Demitri Morandini (1975), dal 29 aprile al 3 maggio, artista concettuale e ricercatore multidisciplinare la cui pratica si distingue per un approccio che unisce filosofia, informatica e arte relazionale.
Dal 24 aprile il Mart dedica un approfondimento a Lamberto Pignotti (Firenze, 26 aprile 1926), tra i padri fondatori della Poesia visiva italiana, in occasione del suo centenario della nascita e in collaborazione con il Collegio Cairoli di Pavia. La mostra Pignotti 100. Pop-esie visive, in programma fino al 18 ottobre, si concentra principalmente sugli anni Sessanta e Settanta – il periodo più rivoluzionario e fertile della ricerca di Pignotti – che teorizzò e praticò la poesia tecnologica e visiva, intrecciando parola, immagine, fotografie di cronaca, inserti pubblicitari e linguaggi della comunicazione di massa e pop. In mostra una selezione di opere d’arte, libri d’artista, poesie sonore e cinepoesie, corrispondenza, fotografie d’epoca, volantini, manifesti e materiali documentari restituiscono il fermento delle neo-avanguardie verbovisive. Accanto alle opere della donazione Pignotti, generosamente giunta al Mart nel 2019, saranno presenti opere e documenti delle collezioni Archivio di Nuova Scrittura e Tullia Denza.
Dal 24 aprile al 6 settembre Palazzo delle Albere ospita una mostra che racconta come, negli ultimi quarant’anni, una parte significativa dell’arte italiana abbia scelto di lavorare apparentemente “contro il proprio tempo”, instaurando un rapporto irregolare, intermittente o deliberatamente anacronistico con la storia. Curata da Margherita de Pilati e Ivan Quaroni, l’esposizione indaga il ritorno alla pittura, l’anacronismo e le correnti discromiche, offrendo uno sguardo su oltre quarant’anni di arte italiana.
È in programma dal 25 aprile all’8 novembre la prima mostra personale istituzionale in Italia di Evelyn Taocheng Wang, l’artista che spaziando pittura, scrittura, installazione, performance e moda, ha sviluppato un linguaggio visivo unico, intriso di poesia, umorismo sottile e profondità critica. Curata la Leonie Radine, Sweet Landscape invita a compiere una riflessione sul rapporto tra primo piano e sfondo, tra visibile e invisibile, e a percepire i rimandi tra mondo esterno e stati interiori, tra paesaggi esterni e interni. Per la mostra Wang ha ideato una scenografia con numerosi nuovi dipinti su media diversi, ispirati a partire dalle sue opere precedenti e dalle impressioni di Bolzano raccolte durante una serie di visite alla città. Una delle sue fonti di ispirazione è stata Piazza delle Erbe, con le sue coloratissime esposizioni di frutta e verdura biologica fresca, che richiamano dei paesaggi in miniatura. Queste composizioni di diversi colori, consistenze e forme trovano un’eco nella sua personale narrazione artistica. Infondendo nei suoi lavori rimandi alle specificità visive di Bolzano e alla sua percezione della cultura italiana, Wang si inserisce nel panorama con umorismo, sensibilità e sfumature poetiche.
Fino all’1 novembre le Scuderie del Castello di Miramare ospitano la mostra mostra Una Sfinge l’attrae. Massimiliano d’Asburgo e le collezioni egizie tra Trieste e Vienna, a cura di Massimo Osanna, Christian Greco, Cäcilia Bischoff e Michaela Hüttner e frutto della collaborazione con il l Kunsthistorisches Museum di Vienna. Realizzata da MondoMostre e CoopCulture, la mostra presenta oltre cento reperti che offrono la possibilità di l scoprire il sogno di Massimiliano e la sua lungimirante visione: la realizzazione di un museo ideale dove esporre le sue eclettiche collezioni. Oltre ai prestiti viennesi e ad alcune opere della collezione di Miramare, saranno esposti reperti provenienti dal Civico Museo d’Antichità J. J. Winckelmann di Trieste, che testimoniano come la passione per l’egittologia di Massimiliano riflettesse un gusto diffuso nel panorama del vivace collezionismo ottocentesco triestino.
Collezione Peggy Guggenheim presenta la prima, più grande mostra mai realizzata in ambito museale, volta a celebrare l’avventura londinese di Peggy Guggenheim e della sua prima galleria, Guggenheim Jeune, attiva a Londra tra il 1938 e il 1939. La mostra, Peggy Guggenheim a Londra. Nascita di una collezionista e in programma fino al 19 ottobre, fa luce su un periodo cruciale che contribuì a definire Peggy Guggenheim come collezionista e mecenate, mettendo in evidenza la rete di influenze e amicizie – da Marcel Duchamp a Mary Reynolds a Samuel Beckett – che ne plasmarono la visione. Il percorso riunisce opere chiave esposte in occasione di quelle mostre pionieristiche, oltre a lavori simili appartenenti allo stesso periodo, di artisti come Eileen Agar, Barbara Hepworth, Rita Kernn-Larsen, Henry Moore, Vasily Kandinsky, Piet Mondrian, Cedric Morris, Sophie Taeuber-Arp e altri ancora. Non mancheranno nel percorso espositivo materiali d’archivio, a testimoniare un’epoca di intensa sperimentazione e fermento culturale, a ridosso dello scoppio della Seconda guerra mondiale.
Dal 21 aprile al 14 giugno Ca’ Pesaro ospita negli spazi della Project Room Natura morta, Natura viva, un progetto di Giulio Malinverni che esplora il dialogo tra materia naturale e intervento artistico attraverso un ciclo di opere realizzate su pietra (marmi, alabastri e onici) che riportano al centro una pratica antica: quella della pittura su supporto lapideo, tradizione che conobbe grande fortuna tra Cinquecento e Seicento. Con il ritorno alla tecnica della pietra dipinta Malinverni cerca una continuità con una pratica che nasce da una approfondita ricerca sul rapporto tra pittura e materia. L’intervento pittorico, ridotto all’essenziale, può trasformare la sostanza minerale in fiore, in pianta, nelle piume o nel manto di un animale, come se fosse possibile alleggerire la materia stessa, modificarne la percezione più che la sostanza. Le opere in mostra testimoniano così una tensione costante tra natura e artificio, tra immobilità minerale e vitalità biologica: la natura “morta” si anima infatti, grazie a una pittura che agisce come un gesto che svela e segue le qualità intrinseche del materiale.
Terzo capitolo del progetto espositivo dedicato alla presenza del vetro muranese alla Biennale, 1948-1958 Il vetro di Murano e la Biennale di Venezia è in programma dal 19 aprile al 22 novembre. Curata da Marino Barovier, la mostra prende in esame il decennio dal 1948 al 1958, ovvero dalla ripresa dell’attività della Biennale dopo la fine della Seconda guerra mondiale fino a tutti gli anni Cinquanta. Protagoniste del periodo furono fornaci “storiche” come la Venini, con opere di Fulvio Bianconi e Paolo Venini; la Barovier & Toso, con vetri di Ercole Barovier; la Seguso Vetri d’arte, con Flavio Poli; l’Aureliano Toso con Dino Martens; la Fratelli Toso con Ermanno Toso o l’AVEM con le ricerche di Giulio Radi, di Giorgio Ferro e Anzolo Fuga; e la ditta di incisioni S.A.L.I.R.
Dal 18 aprile al 22 novembre Palazzo Vendramin Grimani apre i suoi spazi a La piega e il tempo, Le pli et le temps di Patrick Saytour, la prima mostra in Italia dedicata all’artista francese, curata da Daniela Ferretti. La mostra, che si inserisce nell’asse di ricerca e nel programma espositivo della Fondazione dell’Albero d’Oro, presenta per la prima volta al pubblico italiano i risultati della ricerca di Saytour, caratterizzata da pieghe, tagli, bruciature, strappi, solarizzazioni, cuciture e superfici che rifiutano una forma stabile e definiscono un vero e proprio vocabolario esistenziale. Le sale decorate del palazzo, le viste sul Canal Grande, gli stucchi, i pavimenti e la stessa architettura dell’edificio diventano cornice e contrappunto per tessuti piegati, bruciati o lasciati al sole. La fragilità della materia dell’artista incontra la solidità della pietra e della storia, creando un dialogo di echi e contrasti, vulnerabilità e permanenza, silenzio e memoria. Ogni sala diventa una soglia, un’esperienza in cui l’opera deve essere percepita prima ancora che osservata.
Mestre si prepara ad accogliere un nuovo spazio dedicato all’arte contemporanea: nasce MUVEC – Casa delle Contemporaneità, il nuovo museo della Fondazione Musei Civici di Venezia. Il progetto, realizzato in collaborazione con l’Amministrazione comunale, prende forma grazie a un significativo intervento di trasformazione degli spazi del Centro Culturale Candiani. Sviluppato su due piani, il nuovo museo ospita una collezione permanente dedicata all’arte dal 1948 a oggi e un’area per le mostre temporanee, affiancate da spazi per attività educative e laboratori, con l’obiettivo di diventare un punto di riferimento per la contemporaneità nel territorio metropolitano. L’apertura è prevista per il 25 aprile.
Fino al 5 luglio XNL ospita Oltre le nuvole / Beyond the Clouds, progetto curato da Chiara Gatti, Paola Pedrazzini e Gianmarco Romiti, con la partecipazione del collettivo Storyville, che indaga il tema del cielo e delle sue metamorfosi attraverso una mostra d’arte, una rassegna teatrale e un percorso sonoro. La mostra intreccia dipinti, sculture, installazioni site-specific e sequenze di film esplorando il tema delle nuvole nella loro dimensione visiva e simbolica. Il percorso è affidato allo sguardo di diciotto artisti contemporanei – Olivo Barbieri, Leandro Erlich, Laura Grisi, Jeppe Hein, Dominic Kiessling, Laetitia Ky, Piero Manzoni, David Medalla, Filippo Minelli, Marie-Luce Nadal, Mauro Pace, Gabriele Picco, Marco Ricci, Martin Romeo, Denis Santachiara, Mario Schifano, Fausta Squatriti, Alfred Stieglitz, Storyville – posti in dialogo ideale con figure chiave dell’antico e del moderno, assunte come riferimenti iconografici di una tradizione visiva senza tempo.
Dal 18 aprile al 2 giugno 2026 PARMA 360 Festival della Creatività Contemporanea celebra il traguardo del suo decennale riaffermando la propria identità di osservatorio privilegiato sull’arte e la creatività italiana. Per il suo decennale, il festival sceglie come tema LUX. In un mondo saturo di immagini, LUX. Visioni sulla Luce diventa un invito a riscoprire la luce come linguaggio universale, materia viva e mezzo espressivo. La luce abita gli spazi urbani e museali con installazioni, performance e opere che interrogano il confine tra reale e percepito, tra energia e forma, costruendo una narrazione collettiva sull’uso della luce nell’arte contemporanea.
Fino al 28 giugno 2026, La Galleria BPER di Modena presenta La virtù e la grazia. Figure di donne nella pittura barocca, mostra a cura di Lucia Peruzzi e con il Patrocinio del Comune di Modena, che riunisce una selezione significativa di dipinti del Seicento provenienti dalla collezione del Gruppo BPER e da importanti prestiti istituzionali. La mostra propone un attraversamento tematico della pittura barocca concentrandosi sulla centralità della donna – santa, vergine, martire, eroina biblica, dea pagana, seduttrice, allegoria – all’interno di un percorso articolato in cinque nuclei tematici che intrecciano devozione, mito, potere e sentimento, mettendo in dialogo opere di maestri quali Lucio Massari, Guido Cagnacci, Ludovico Carracci, Rutilio Manetti, Domenico Piola, Sisto Badalocchio, Giovanni Battista Castiglione, Giacomo Cavedoni, Bartolomeo Manfredi, Alessandro Tiarini e Valerio Castello, accanto a opere provenienti dal Museo Civico e, dalla Biblioteca Estense di Modena e da collezioni private.
Dal 30 aprile al 14 giugno 2026, Reggio Emilia torna ad osservare i cambiamenti della contemporaneità attraverso gli occhi di grandi fotografi e di giovani emergenti con la XXI edizione di FOTOGRAFIA EUROPEA. Fantasmi del quotidiano, il titolo scelto, è il filo conduttore delle mostre curate da Arianna Catania, Tim Clark e Luce Lebart, cui si aggiunge la ricognizione storica curata da Walter Guadagnini dedicata ai 200 anni della fotografia. Tra i protagonisti della nuova edizione ai Chiostri di San Pietro, cuore pulsante del festival, troviamo Felipe Romero Beltrán, vincitore del KBr Photo Award 2025 di Fundación MAPFRE; Mohamed Hassan, Salvatore Vitale, Marine Lanier, Ola Rindal, Tania Franco Klein, Giulia Vanelli, Frédéric D. Oberland e Simona Ghizzoni. In tema di mostre collettive si segnalano Keep the Fire Burning ai Chiostri di San Pietro, Ghostland a Palazzo da Mosto, 200×200. Due secoli di fotografia e società a Palazzo Scaruffi. In programma anche Ghostwriter di Elena Bellantoni nella Chiesa dei Santi Carlo e Agata e Luigi Ghirri. A Series of Dreams a Palazzo dei Musei.
Fondazione Zucchelli annuncia Lingua Spartitraffico, mostra personale di Michele Cotelli, accompagnata da un testo introduttivo di Davide Ferri, e realizzata in occasione del Premio Fondazione Lucio Saffaro per il rapporto tra Arte e Scienza nell’ambito di Art Up 2025, con la collaborazione di Comune di San Giovanni in Persiceto e Museo Fisica Experience. In programma dall’11 aprile al 17 maggio, la mostra è l’esito di un intervento site specific a seguito di una residenza d’artista in situ. Concepita per la navata della chiesa settecentesca, Lingua Spartitraffico si configura come un’installazione ambientale articolata in sei stazioni interconnesse che, richiamandosi reciprocamente, danno vita a un unico organismo in cui opere e spazio espositivo instaurano un dialogo continuo. Come versi di una medesima composizione poetica, i lavori affrontano temi quali l’essere nello spazio, lo scorrere del tempo, il paesaggio atemporale, la dimensione linguistica, il ritrovamento archeologico e la pagina come luogo di possibilità.
Gian Paolo Barbieri. Un viaggio nello sguardo attraversa oltre cinquant’anni di carriera dell’Autore e fa emergere la ricchezza di uno sguardo che ha saputo unire estetica, cultura visiva e costruzione narrativa dell’immagine. In programma dall’11 aprile al 2 giugno, con la curatela di Giovanna Calvenzi e Claudio Pastrone, la mostra propone un percorso che mette in evidenza l’ampiezza e la solidità della visione di Gian Paolo Barbieri attraverso un itinerario che segue i quattro grandi ambiti attraverso cui lo stesso Barbieri aveva scelto di rileggere il proprio lavoro – moda, etnico, erotico e still life. Ne emerge una pratica capace di attraversare generi diversi mantenendo una forte identità espressiva: proprio in questa tensione tra varietà e unità si misura la statura autoriale di Barbieri.
Dal 14 aprile al 2 agosto Palazzo Strozzi presenta There Are Other Fish In The Sea, una nuova installazione site-specific per il Cortile di Palazzo Strozzi realizzata da SUPERFLEX, collettivo danese riconosciuto a livello internazionale per opere e progetti che ripensano il ruolo dell’arte in relazione a dinamiche sociali, economiche e ambientali del nostro tempo. Curata da Arturo Galansino, instaura un dialogo suggestivo e inatteso con l’architettura rinascimentale del Cortile. Prefigurando un futuro in cui l’innalzamento del livello dei mari altererà irreversibilmente la vita dell’uomo, There Are Other Fish In The Sea (“Ci sono altri pesci nel mare”) propone un progetto di ”architettura interspecie” che invita i visitatori a immaginare nuove modalità di coesistenza tra esseri umani e non umani.
Dall’11 aprile al 25 ottobre l’Associazione Culturale Dello Scompiglio ospita Danse Macabre, mostra di Hans Op de Beeck, a cura di Angel Moya Garcia, che si struttura attraverso un’installazione site-specific e un film d’animazione. La prima, dal titolo Danse Macabre, emerge come l’immagine in bianco e nero di un parco notturno, fatto di alberi spogli e specchi d’acqua, attraversato da un percorso che conduce verso una giostra grigia monocroma a grandezza naturale. Un paesaggio sonoro, composto da Sam Vloemans ed eseguito dall’Hermes Ensemble (B), risuona lontano in tutto l’ambiente e ci richiama verso la seconda parte in cui viene proiettato il film d’animazione Vanishing Point, che completa la mostra. Il titolo si riferisce al punto del piano pittorico di una vista prospettica in cui coppie di linee parallele sembrano convergere. Alla distanza del punto di fuga, non siamo più in grado di percepire la profondità tridimensionale.
L’ottava edizione di Hypermaremma ha preso il via con il progetto Osservatorio M1 di Luca Bertolo. L’intervento, patrocinato dal Comune di Orbetello, segna l’avvio di un percorso espositivo che si svilupperà fino al 31 agosto attraverso tre diverse tappe: Playa La Torba ad Ansedonia dal 4 aprile al 31 maggio, la Tagliata Etrusca, sempre ad Ansedonia, nei mesi di giugno e luglio, e infine la Spiaggia della Puntata a Talamone nel mese di agosto. Osservatorio M1 si presenta come una struttura essenziale e al tempo stesso evocativa: una piccola costruzione in legno che richiama nella forma quella delle cabine balneari, reinterpretate però in chiave immaginifica, come se fossero disegnate da un bambino o da un artista del primo Novecento. Accanto alla costruzione si erge un pennone con una bandiera bianca, mentre dalla parete rivolta a sud emerge un piccolo cannocchiale, simile a un mirino. Il dispositivo è accessibile salendo due gradini e consente al visitatore di osservare un unico punto: l’orizzonte. Il mirino, fisso, non offre possibilità di deviazione, imponendo uno sguardo concentrato e continuo verso quella linea sottile che separa cielo e mare.
Dal 18 aprile all’1 novembre Palazzo Baldeschi ospita SAN FRANCESCO – Nostro contemporaneo. Arte e Spiritualità da Burri a Pistoletto, la nuova mostra di Fondazione Perugia che presenta un’originale proposta espositiva che mette in dialogo arte contemporanea, spiritualità e identità territoriale, per esplorare e rendere omaggio alla figura di San Francesco di cui nel 2026 ricorrono gli ottocento anni dalla morte. La mostra, che annovera prestiti da importanti istituzioni tra i quali MAXXI_Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Custodia Generale del Sacro Convento di Assisi, Pinacoteca Nazionale di Bologna, Museo Archeologico Nazionale dell’ Umbria, Fondazione Pistoletto e Pro Civitate Christiana, nasce con l’intento di indagare la forte eredità spirituale e culturale andando oltre le tradizionali vicende agiografiche, rileggendo tutti i temi di cui è portatore il Santo attraverso lo sguardo dell’arte e soprattutto di alcuni tra i più significativi artisti del Novecento e dei primi anni Duemila. Il percorso si snoda riunendo opere di artisti che, con linguaggi e sensibilità differenti, hanno intercettato e reinterpretato questi temi. Si incontrano così i materiali poveri di Alberto Burri, la tensione spirituale delle opere di William Congdon, le sculture evocative di Mimmo Paladino e le installazioni di Jannis Kounellis.
Dal 18 aprile al 14 giugno, la Mole Vanvitelliana ospita Ancona Revisited, la mostra di Massimo Baldini – accompagnata dai versi del poeta Franco Scataglini e da testi inediti di Franco Brevini e Marta Paraventi – che mette in dialogo fotografia e poesia intrecciando rigore e sensibilità. Ancona Revisited nasce dall’idea di una città-soglia, che si rivela lentamente e chiede uno sguardo attento e consapevole. Il progetto non è documentario, ma un’indagine visiva e poetica che rilegge la città attraverso il tema del ritorno. Massimo Baldini ne coglie dettagli, passaggi e silenzi, evitando l’effetto spettacolare per privilegiare una rivelazione progressiva. Scale, moli e scorci urbani diventano immagini di confine tra alto e basso, città e mare, tempo vissuto e immaginato.
Sostenuto dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura nell’ambito del programma Italian Council, Silvia Mariotti ha sviluppato Anime di Cristallo a partire da un’indagine approfondita sulle peculiarità geologiche, botaniche e culturali dell’arcipelago delle Isole Azzorre, attraverso una residenza artistica presso Re-Act Contemporary Art Laboratory nell’isola di Terceira, durante la quale Silvia Mariotti ha realizzato un’installazione frutto di una ricerca che vuole esplorare i rapporti tra materia organica e inorganica e i processi di adattamento della natura alle interferenze dell’uomo. In programma fino al 15 maggio, la mostra si ispira alle teorie del biologo e filosofo Ernst Haeckel, che attribuiva una forma di intelligenza anche alla materia inorganica. Le opere di Mariotti si interrogano sul ruolo dell’uomo nella trasformazione della natura ed esplorano ipotetiche forme di vita generate dall’unione di elementi naturali e artificiali, umani e non umani: l’osservazione delle loro trasformazioni e contaminazioni rappresenta il cuore stesso del progetto.
Tragicomica. Prospettive sull’arte italiana dal secondo Novecento a oggi è la più ampia mostra mai dedicata dal Museo nazionale delle arti del XXI secolo alla storia dell’arte italiana contemporanea. Prodotta dal MAXXI in collaborazione con il Centre d’Art Contemporain Genève, l’esposizione – a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi – riunisce oltre 130 artisti e 300 opere, per indagare la componente ironica che attraversa la cultura italiana, quella che il filosofo Giorgio Agamben definì “caparbia intenzione anti-tragica” (Categorie italiane, 1996). Più che un semplice atteggiamento, una vera e propria sensibilità nazionale che trova nella Comedìa dantesca il suo primo e più alto riferimento: nella rivoluzione di affrontare i temi più complessi attraverso un registro legato alla quotidianità, intrecciando in un continuo e fertile scambio cultura “alta” e cultura popolare.
Dopo il successo al MAXXI L’Aquila, il MAXXI di Roma ospita dal 24 aprile al 27 settembre Non sempre si muore, il secondo capitolo del progetto dedicato al rapporto tra parola e immagine del leggendario Andrea Pazienza. Curata da Giulia Ferracci e Oscar Glioti, la mostra esplora il rapporto tra parola e immagine attraverso taccuini, disegni, fumetti e opere grafiche. Al centro dell’esposizione centinaia di tavole con i volti di Pentothal, Pertini, Zanardi – che raccontano la realtà con ironia, lucidità e forza, mostrando perché l’opera di Pazienza continua a parlare anche nel presente. Il titolo è tratto da un’intervista rilasciata a Clive Griffiths nel 1988 ed è un segno di vitalità: Andrea Pazienza continua a vivere nei capolavori che non tramontano, nei materiali inediti e nello sguardo con cui ha raccontato il suo tempo, anticipando il nostro.
Dal 17 aprile al 5 luglio il VIVE-Vittoriano apre a Palazzo Venezia La Maddalena di Piero di Cosimo: arte, storia e vite di donne nel Rinascimento fiorentino, a cura di Edith Gabrielli. La mostra ruota intorno a una preziosa tavola di Piero di Cosimo (1462-1522), La Maddalena, custodita nella collezione delle Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Palazzo Barberini e concessa in prestito al VIVE nell’ambito di un accordo strategico tra le due istituzioni museali. La Maddalena diventa chiave per entrare nella vita delle donne nella Firenze del Rinascimento e nella realtà che le circonda, in un percorso suddiviso in undici sezioni che segue tre linee concatenate e interdipendenti: nella prima l’opera è indagata sotto il profilo iconografico e stilistico, la seconda procede seguendo passo dopo passo le donne fiorentine del tempo, e la terza pone al centro la straordinaria qualità estetica e tecnica delle cosiddette arti decorative nell’Italia del Rinascimento.
Fino al 5 luglio Palazzo Merulana ospita Scuola Italiana. La pittura contemporanea e il suo spirito circolare nel tempo storico, progetto ideato e curato da Gianluca Marziani che prende il via da un’indagine volta alla ricognizione di uno stato dell’arte in relazione alla produzione pittorica figurativa contemporanea in Italia. Il primo capitolo è una mostra dedicata a Nicola Pucci, un pittore italiano di fama internazionale, noto per il suo realismo visionario e surreale. Nelle sue opere la tecnica figurativa si combina a contesti onirici, decontestualizzazioni e presenze animali, con un forte impatto emotivo e narrativo. L’origine palermitana del pittore viene sottolineata dal curatore per una ragione affine alla filosofia del progetto, ovvero identificare l’energia unica di zone ad alta connotazione culturale, come il capoluogo siciliano, dove sono cresciuti molti pittori della generazione qui rappresentata, lungo visioni che hanno trasfigurato il reale con ironia, espressività, apparente leggerezza e senso morbido del tragico.
Dal 29 aprile 2026 al 6 settembre 2026, il MAXXI L’Aquila ospita Aftershock, una grande mostra dedicata ai ai cinquant’anni di carriera di Ai Weiwei. Curata da Tim Marlow, l’esposizione riunisce un’importante selezione, dalle opere realizzate a New York negli anni ’80 fino alle nuove sculture create in Ucraina nel 2025. Al centro del percorso c’è un gruppo di opere ispirate al terremoto del Sichuan del 2008, presentate negli spazi barocchi di Palazzo Ardinghelli, un edificio che simboleggia la rinascita dopo il terremoto che ha colpito L’Aquila nel 2009. In questo contesto, la mostra esplora l’impatto duraturo di disastri naturali, conflitti, corruzione e tragedie collettive, sottolineando la resilienza umana e il potere dell’atto creativo come forma di testimonianza e trasformazione.
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