Manifattura romana, Frammento di corame con Arpie, XVI sec.. 315x62 cm Ariccia (Roma), Museo di Palazzo Chigi. Manufatto esposto nella mostra 'Le Pareti delle meraviglie. Corami di corte tra i Gonzaga e l’Europa' a Palazzo Te, Mantova © Fondazione Palazzo Te
Le straordinarie sale affrescate di Palazzo Te a Mantova hanno ancora molti segreti da svelare. Ce lo racconta con grande sapienza la mostra “Le Pareti delle meraviglie. Corami di corte tra i Gonzaga e l’Europa” che ha inaugurato il 26 marzo. Grazie all’attenta ricerca di Augusto Morari, curatore della mostra, sono stati riscoperti i preziosi apparati decorativi in cuoio che nel Rinascimento adornavano gli ambienti dei palazzi delle più importanti corti europee, esprimendone il lusso e la grandezza.
I Gonzaga, ricchissima famiglia che rese Mantova una delle capitali europee del Rinascimento, utilizzavano quotidianamente questi paramenti di cuoio disposti alle pareti tra l’ornamento della parte alta e il pavimento, con duplice funzione: una di ordine pratico come isolante dal freddo e dal caldo, l’altra di carattere più scenico per ostentare la ricchezza.
«La mostra parte dalle tante pareti bianche che si trovano a Palazzo Te e dal desiderio di ricostruire le atmosfere magiche che questi decori cangianti e variopinti creavano nelle sale» ha spiegato Stefano Baia Curioni, direttore Fondazione Palazzo Te. Le pareti di cuoio davano profondità agli ambienti, creando scenografie di una luce variopinta, ricca, con un effetto contrapposto all’opacità degli affreschi circostanti, infondendo un senso di lusso e meraviglia. I corami erano frutto di un lavoro artigianale che si era sviluppato nei centri più rinomati di lavorazione delle pelli – Napoli, Roma, Bologna, Ferrara e soprattutto Venezia – dove i Gonzaga commissionavano e acquistavano materiali per impreziosire i loro palazzi.
Un patrimonio decorativo che è andato quasi totalmente perduto e che la mostra mantovana ha il merito di riportare alla luce, presentandosi come un unicum nel panorama delle esposizioni d’arte. La mostra presenta infatti una raffinata selezione di circa sessanta opere in prestito da prestigiosi musei italiani e stranieri, tra cui i Musei Correre, Palazzo Mocenigo di Venezia, Palazzo Madama di Torino, Stibbert e Mozzi Bardini di Firenze, l’Archivio di Stato di Mantova, e il Museumslandschaft Hessen di Kassel e da collezioni private.
Accanto alla ricca selezione di manufatti in cuoio, alcuni dei quali presentati al pubblico per la prima volta, nelle sale di Palazzo Te sono esposti raffinati tessuti del XIV-XV secolo; dipinti e disegni ispirati alla sfavillante tendenza delle infiorescenze; lettere e documenti d’archivio. Grazie alla collaborazione con Factum Foundation, è inoltre esposta nella Camera dei Venti la rielaborazione in 3D del Corame con vasi di fiori del Musée des arts decoratifs di Parigi: digitalizzato in altissima risoluzione, il corame è stato ricreato a grandezza naturale, adattandolo agli spazi, in una copia che mira a restituire la delicatezza della sua superficie.
«L’esposizione rappresenta un’occasione per rivedere il Palazzo con occhi nuovi, in una prospettiva diversa, anche guardando al futuro» aggiunge Stefano Baia Curioni «è infatti una mostra che parla di cura, di saper fare oggetti mantenendo nell’opera il senso del mistero, una qualità possibile dell’arte e della vita, che restituisce anche a noi la possibilità di fare “arte di vivere”».
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