Categorie: Mostre

L’universo di Giovanni Morbin è ‘Fuori dalle Orbite’, a Verona da Habitat83

di - 21 Novembre 2025

Se un pianeta, o un satellite, supera la velocità di fuga, può accadere che esca dalla propria orbita originaria. Basta unaccelerazione imprevista, un movimento diverso da quello che ha sempre avuto, ed ecco che inizierà a vagare per la galassia come un rogue planet o una rogue star: in gergo, pianeti e stelle vaganti, liberi. I pianeti che fuggono dalla loro orbita dorigine iniziano a muoversi nello spazio inseguendo una nuova traiettoria o restando in un cammino errante. Possiamo immaginare Giovanni Morbin come un rogue artist: un artista acuto e radicalmente originale, che ama restare fuori dalle orbite prestabilite. Ben saldo sulla propria traiettoria, determinato a non rispondere ad alcuna orbita di potere o di mercato contemporaneo, Morbin orienta il suo lavoro verso il risveglio della coscienza: una consapevolezza nuova, che ci ricorda come un pensiero fuori dalle orbite già tracciate – fuori dalle logiche di controllo – sia possibile.

Giovanni Morbin. Orbite, veduta della mostra, Habitat83, Verona. Ph. Nicola Massella

Come un risveglio, appunto: chi legge le sue opere nei significati più profondi acquisisce uno sguardo diverso sul presente, più ampio, più fiero… unorbita nuova. In questo senso, Morbin incarna quellidea hegeliana di artista come colui che ci fa vedere meglio ciò che già abitiamo: rende visibile linvisibile, portando alla superficie tensioni, scenari e possibilità che altrimenti resterebbero celati. «È un invito a disallinearsi. A sottrarsi alle geometrie del controllo, per esplorare forme alternative di esistenza, pensiero e relazione», racconta il curatore e direttore artistico di Habitat83 Zeno Massignan. Attraverso performance, sculture e fotografie, lartista invita a rivalutare e ad aprire gli occhi su dinamiche di potere e controllo mascherate, per esempio, da servizi per il pubblico nel campo delle telecomunicazioni. È il caso delle due opere L.E.O. (Low Earth Orbit), installazioni in cui immagini di saltatori con lasta, colti nellattimo esatto in cui superano lostacolo, sono sospese in aria, in modo da orbitare sopra le teste dei visitatori. Al buio, i corpi degli atleti diventano fosforescenti, come satelliti che ci passano accanto a poca distanza. «È unoperazione drammatica e affascinante al tempo stesso: la deambulazione dei satelliti sopra di noi» racconta lartista. «Dal punto di vista tecnologico è super efficiente, permette connessioni potentissime. Daltro canto, è un potere enorme nelle mani di una sola persona: Elon Musk. Oggi questi satelliti servono per la trasmissione di dati, ma sempre più anche di immagini. È un fascino, e un pericolo, allo stesso tempo».

Giovanni Morbin. Orbite, veduta della mostra, Habitat83, Verona. Ph. Nicola Massella

Nellindagine di ciò che sfugge al controllo e si sottrae a un ordine prestabilito, Morbin guarda alla polvere come materia e insieme antimateria, forma plasmabile e informe, soglia estrema di ciò che locchio umano riesce ancora a vedere prima di ciò che comunemente chiamiamo vuoto”. Nellopera Liberazione, lartista viene fotografato mentre lancia polvere di metallo in un paesaggio innevato, lasciando che la materia, visibile per un istante, si disperda poi nel cosmo. Linvito è di osservare la dissipazione della materia e contemplare ciò che rimane: il vuoto. Lo stesso gesto appare nella serie Antimateria, in cui blocchi e lastre di polistirolo sono lasciati erodere dalla polvere incandescente di uno smerigliatore: unoperazione di cancellazione che genera nuovi paesaggi visivi. E se guardare quel vuoto può intimorire, Morbin ci ricorda che anche lassenza è fatta di particelle ordinate che la compongono. Si crea così unoscillazione tra vuoto e pieno, materia e antimateria, controllo ed evasione: una oscillazione che restituisce limmagine più fedele della ricerca di equilibrio dellessere umano, costantemente attraversato da tensioni opposte.

Giovanni Morbin. Orbite, veduta della mostra, Habitat83, Verona. Ph. Nicola Massella

Con la stessa volontà di sfuggire ai meccanismi economici e rompere gli schemi, in Mi arrendo Morbin spinge al limite il concetto di mercificazione dellimmagine artistica. Realizza cinque opere identiche nel soggetto (un suo ritratto con le mani alzate), ma ogni volta con una porzione visibile sempre minore. Più limmagine è ridotta, meno lartista è riconoscibile e più lopera costa. È un ribaltamento ironico e concettuale: il valore cresce non con laumentare della presenza, ma con la sua sottrazione, come se lassenza stessa diventasse il vero oggetto del desiderio. Così facendo, Morbin invita a immaginare traiettorie altre, deviazioni possibili, spazi di libertà da cui intravedere un altrove. Come un corpo celeste che sfida la gravità, il suo lavoro ci ricorda che larte può ancora deviare i nostri percorsi, reindirizzare la rotta, suggerire nuove forme di presenza nel mondo. È linizio di una scelta: quella di imboccare una diversa orbita.

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