Mark Tobey, World of stones 1959, tempera su carta - tempera on paper cm 15x15
Dopo il grande successo riscosso presso la sede di Milano, la Galleria Andrea Ingenito presenta negli spazi di Napoli la mostra Armonie Interiori, scandita da un consistente corpus di opere di Mark Tobey (Centerville, 11 dicembre 1890 â Basilea, 24 aprile 1976), realizzate tra gli anni â50 e â60. Lâintenzione è quella di diffondere la conoscenza dellâartista in tutto il territorio, grazie anche alla stretta collaborazione della Galleria con lâArchivio Hachmeister di Tobey.
Tutte le opere racchiudono gli innumerevoli viaggi, gli studi, il dialogo tra culture occidentali e orientali, le suggestioni dalle quali lâartista ha attinto ispirazione nel corso degli anni. Ogni dipinto ci proietta in un microcosmo. A unâosservazione ravvicinata, è possibile scorgere la stratificazione di colori e di tratti che danno vita allo stile pittorico di Tobey. Quasi tutti i quadri sono eseguiti con la tecnica della âwhite writingâ, che Tobey desunse dai suoi viaggi in Cina e dallâavvicinamento al culto religioso Bahaâi.
Tra i lavori piĂš interessanti in esposizione, World of Stones del 1959. Si tratta di un piccolo dipinto quadrato che sembra avere le sembianze di una sezione di un fossile antico. La materia assume un ruolo chiave sia a livello narrativo che tecnico. La poliedricitĂ dellâartista ha dato impulso a uno stile raffinato e unico nel suo genere. I lavori di Tobey hanno influenzato notevolmente il lavoro di artisti quali Jackson Pollock ma mostrano una stratificazione piĂš complessa, ragionata e caratterizzata da una dimensione riflessiva preponderante.
Lâartista utilizza lâarte come forma meditativa. ÂŤLa Pace interiore è un altro ideale, forse lo stato ideale da ricercare nella pittura, e certamente è preparatorio allâattoÂť, dice Mark Tobey nel1958. Nonostante lâartista venga associato allâEspressionismo astratto, movimento artistico centrale nel Dopoguerra, tende a mantenere la sua peculiare connotazione meditativa, rifiutando il grande formato in favore di dipinti di dimensioni ridotte.
Tra le opere in mostra, compaiono specifici riferimenti alla calligrafia cinese. Lâinflusso della cultura orientale emerge in particolare da tre dipinti: Sumi I, Eastern Fire e Senza Titolo del 1959 (una tempera su cartoncino nero). Sumi I è unâopera su carta che, come suggerisce il titolo, è realizzata con lâinchiostro sumi, un inchiostro di china solidificato, utilizzato generalmente nei paesi orientali per le arti tradizionali come la pittura a inchiostro e acqua e la calligrafia. Eastern Fire è una tempera su masonite che sembra rappresentare una scena vulcanica sopra la quale lâartista scrive in cinese. Il Senza Titolo è invece una tempera bianca su cartoncino nero: protagonista del dipinto è nuovamente la calligrafia cinese.
La grande capacità di Tobey è riuscire a trasformare una dimensione spirituale e interiore in un riconoscibile linguaggio pittorico, combinando forme, colori, emozioni, pensieri, religioni e culture in un intreccio multiforme e policromatico.
La mostra di Mark Tobey, a cura di Andrea Ingenito, è visitabile presso la sede di Napoli della Galleria Andrea Ingenito Contemporary Art, fino al 20 luglio 2024.
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