Categorie: Mostre

Monica Bonvicini, Unrequited love | Galleria Raffaella Cortese

di - 15 Ottobre 2019

Monica Bonvicini insinua l’amore non corrisposto in alcune casette bifamiliari della provincia lombarda; nella prateria, dove galoppa il cowboy della pubblicità di Marlboro; nella luce bruciante della rabbia.

Con una critica che corrode, ma anche propone, racconta nei tre spazi della galleria un amore che – come canta Gianna Nannini – “è una camera a gas, è un palazzo che brucia in città…”.

Una carta da parati, che riproduce facciate e dintorni di casette colorate, avvolge le pareti; una moquette rosa, spessa, copre il pavimento. Si entra in una stanza e ci si trova in una “reale” periferia urbana. Spaesamento. Il leitmotiv goldoniano, “che la piasa, che la tasa, che la staga in casa”, vira in una fulminante traduzione: può uscire di casa solo se le strade sono di moquette. Cioè, mai.

Uno sberleffo che evidenzia il salto di civiltà intercettato dal Me Too: le donne hanno preso parola e finalmente sono state credute. Con processo analogo, nell’amore non corrisposto Bonvicini indica il dolore e la rabbia, ma anche la libertà di progettare i propri edifici simbolici e reali. Alle facciate di queste deliziose casette, infatti, sovrappone le loro piante, sulle quali disegna il corpo sessuato delle donne che virtualmente le abitano. In esplicita polemica rispetto alla supremazia maschile, il disegno dell’uomo vitruviano è sovrapposto a una pianta, a sua volta contenuta nel profilo erotico di una donna nuda. In un’altra, si sovrappongono rilievi architettonici e una scena erotica tra due donne e un uomo.

Monica Bonvicini, Unrequited Love

È il momento che l’architettura patriarcale accetti la costruzione delle donne e non solo la loro mitica trasfigurazione. I corpi disegnati sulle planimetrie, inserendo nella progettazione la differenza sessuale, creano nuovi modelli abitativi destinati all’incontro erotico e alle sue fantasie e non solo al separato regno della donna.

Il cowboy, che occhieggia dalla vetrata della stanza sull’altro lato della strada, sembra placido: il colore argento della serigrafia in bianco e nero su alluminio, lo liquefa un po’. Non si sente il rumore degli zoccoli, la prateria sulla quale galoppa è in ombra. Non significa che pace è fatta, ma che la voce delle donne è distinguibile da una diversa prospettiva. In questa stessa stanza, su uno scolapiatti gigante scolano dei peni in vetro rosa, soffiato. Allude alla specularità tra neutralità dell’arte e amore non corrisposto, il fuori scala del riferimento duchampiano accentua, invece, la distorsione prodotta in tutti i campi dall’occultamento delle donne nel genere neutro maschile. L’amore non può che essere non corrisposto. Come scrive Diane Williams, ripresa da Bonvicini, “è sempre in circolo in modo che tu possa afferrarlo, e ammalartene, e restare a casa con esso, oppure esci e ti occupi delle tue faccende, facendo star male chiunque abbia a che fare con te, anche se tutto ciò che questa persona ha fatto è stato spingere lo stesso tuo carrello al supermercato, in modo che anche lei possa andare a casa, e fare un incidente, come sporgersi per mettere il detersivo nella lavastoviglie, infilzarsi l’occhio con la punta di un coltello da pane che è ad asciugare sullo scolapiatti”.

Quando si scende nel basement, cioè nello spazio originario della galleria, il rosa della moquette e dei peni di vetro evidenzia il contrappasso del colore abbinato al femminile. La luce accecante di tubi al LED, sospesi e aggrovigliati da fili elettrici, ci sbatte in faccia la rabbia personale che entra in collisione con quella degli uragani. Sulla parete i alternano i disegni di tre case distrutte e una intatta. La domanda immediata è: fino a quando l’orizzonte domestico può essere una protezione rispetto al pericolo? Si può davvero censurare la libertà erotica, intellettuale, progettuale delle donne? È senza rischi? No, a volte, la rabbia distrugge tanto quanto un uragano, come avvertono due disegni a lato delle case: Anger is one short of danger; Strong women know the taste of their own anger. Le donne, però, conoscendo il sapore della propria rabbia, sanno che il conflitto non si risolve nell’eliminazione dell’altro.

Francesca Pasini

mostra visitata il 21 settembre

Dal 21 settembre al 9 novembre 2019

Monica Bonvicini, Unrequited love

Galleria Raffaella Cortese

Via Alessandro Stradella 7-1-4, 20129 Milano

Orari: martedì – sabato, h. 10:00 – 13:00 / 15:00 – 19:30 e su appuntamento

Info: www.raffaellacortese.com

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