Hella Gerlach, COLLAGEN, 2026, veduta della mostra, Acappella, Napoli
Entrare nella Galleria Acappella per la mostra Collagen, significa attraversare un ambiente instabile, abitato da presenze sospese che reagiscono al corpo di chi le incontra. Le sculture di Hella Gerlach oscillano dal soffitto, si muovono, vibrano, chiedendo una prossimità che è prima fisica che visiva. Non si tratta di opere da contemplare a distanza ma di “ultracorpi” con cui condividere lo spazio.
Artista tedesca, classe 1977, Hella Gerlach vive e lavora a Berlino. Si forma in Scultura Sperimentale presso la Kunstakademie di Düsseldorf, istituzione indissolubilmente legata alla figura di Joseph Beuys, che insegnò lì dal 1961, trasformando il suo corso in una Freie internationale Hochschule für Kreativität und interdisziplinäre Forschung, Libera Università Internazionale per la Ricerca Creativa e Interdisciplinare. In questo contesto, Beuys esplorò materiali non convenzionali e processi di creazione, influenzando profondamente artisti come Christiane Löhr e promuovendo un’idea di arte che andava oltre la forma tradizionale, integrando performance – tra cui Come spiegare la pittura a una lepre morta – e concetti legati alla natura e alla spiritualità .
La serie di opere esposte nell’ambiente unico della galleria partenopea dà forma al desiderio dell’artista di mettere in risalto altri sensi oltre alla vista, come il tatto, elemento che assume da sempre il genius loci della sua ricerca artistica. A Napoli l’artista sceglie di creare un “collante” con una storia di vita personale. In questa mostra, la sua ricerca trova una particolare sperimentazione tecnica: lana infeltrita, filamenti intrecciati e strutture meccaniche generano presenze viscerali, difficili da identificare. A un primo, rapido sguardo, appaiono figure astratte. A una seconda lettura, però, sembrano evocare interiora, studi anatomici, parti di un corpo esposto e vulnerabile, a configurare una sorta di analisi anatomica e dettagliata.
Già dall’entrata in galleria, l’opera Inside-out #1 configuration vibe (ahne) apre a una dimensione sensoriale più complessa. Un motore interno genera micro-vibrazioni che attraversano la scultura, rendendola percettivamente instabile. I filamenti restano a vista, sottolineando la natura processuale del lavoro e la trasformazione della lana: di provenienza animale, questa viene intrecciata, infeltrita e, infine, scolpita, superando ogni funzione decorativa.
Il movimento diventa centrale anche in Cerebella, in cui due lavori sono collegati da un meccanismo che li costringe a emulare l’una il moto dell’altra. Il riferimento al cervelletto, organo della coordinazione, non è puramente anatomico ma relazionale: la scultura mette in scena una dipendenza reciproca, i ganci meccanici agiscono all’unisono, seguendo il movimento dell’altro e mantenendo un legame osmotico. Si genera un sistema in cui l’autonomia individuale è in costante negoziazione. L’innesto del rapporto viscerale dell’organismo si completa con meccanismi automatici che permettono a questi “interior corpus” di svolazzare, penzolare e giocare nello spazio, seguendo la volontà di chi ne fruisce.
Il titolo Collagen fornisce una chiave di lettura decisiva. Come la proteina che tiene insieme i tessuti del corpo umano, le opere di Gerlach agiscono come collanti fragili ma indispensabili tra materia, spazio e presenza, pur restando esposte, instabili, vulnerabili. Il collagene non è visibile ma, senza di esso, il corpo cede e, allo stesso modo, ciò che tiene insieme queste opere non è immediatamente evidente ma si manifesta nell’esperienza e nella relazione.
Nella sua pratica, Gerlach tenta di superare una concezione della scultura come forma autonoma e autosufficiente. Le sue opere esistono in un rapporto di dipendenza reciproca tra materie e movimenti. In un contesto espositivo spesso caratterizzato dalla distanza e dalla frontalità , Gerlach propone invece un’idea di scultura come corpo sensibile, che reagisce a chi lo attraversa.
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