Categorie: Mostre

Nell’arte poetica di John Giorno la metrica è la misura del nostro corpo

di - 14 Febbraio 2026

Scrittore e performer queer, poeta attento dedito alle operazioni interne di linguaggio, ma anche buddista tibetano di tradizione Nyingma, come amava definirsi, John Giorno è ancora oggi uno dei maggiori interpreti di quella scena artistica newyorkese che tanto ha avuto peso nel riempire le nostre aspirazioni e il nostro stesso immaginario, tra cultura pop, riflessione e inclusione dei media nel nuovo canone estetico, segnando anche la nascita della pratica della performance.

John Giorno con / with Dial-A-Poem, 1970 Courtesy Giorno Poetry Systems

Superstar già nel film Sleep di Andy Warhol del 1963, e sodale di artisti come Keith Haring, Robert Rauschenberg e Jasper Johns, William S. Burroughs ne descrive la prassi poetica come «Litanie, provenienti dai recessi della mente, riverberano in testa e arrivano dritte nell’emisfero non dominante del cervello, nei pensieri reconditi (non si sa molto di quel che succede là dentro), e rendono ventriloqui i nostri stessi pensieri». O ancora: «Le poesie di John sono intense e create per essere lette ad alta voce in quanto parte di una performance rivolta a un pubblico», bellezza e orrore che giocano sulla pelle stessa della metropoli come sulla superficie speculare della mente primordiale, così priva di forma…tanto che ora sta a noi «Beccarci il virus».

John Giorno performance, 1979 Courtesy of Giorno Poetry Systems Foto di / Photo by James Hamilton

Introduzione alla pratica di Giorno da parte di Burroughs, e che lui stesso vorrà completare con «Odio la poesia, ma amo i poeti che sudano», frase rivoltagli dal pubblico a seguito di una sua performance, che sembra ben anticipare la prima retrospettiva completa del suo lavoro in ambito nazionale. Tra corpo, voce, immagine e parola, John Giorno: The Performative Word, dal 5 febbraio al 3 maggio 2026 presso la Sala delle Ciminiere del museo MAMbo di Bologna, si presenta come occasione di proposta e sperimentazione su temi sentiti e ancora di grande attualità, in linea con il substrato culturale di una città ospitante che, da tempo, ha fatto suoi gli ideali di relazione civica, incontro con l’altro e attivismo.

John Giorno LIFE IS A KILLER, 1989 Acrilico su vinile / acryclic on Viynl Courtesy Giorno Poetry Systems

Curata da Lorenzo Balbi all’interno del programma di ART CITY Bologna 2026, evento promosso dal Comune di Bologna e con il sostegno di BolognaFiere, l’esposizione ripercorre l’approccio multiforme di Giorno anche tramite una ricca riproposta di materiali d’archivio selezionati da Nicola Ricciardi con la collaborazione di Eleonora Molignani e l’allestimento progettato da EX. (Andrea Cassi, Serena Giardina e Michele Versaci). Epicentro ne è poi Dial-A-Poem, opera interattiva e quasi incorporea che la mostra cerca di rappresentare tramite la messa in scena di un approccio immersivo e fortemente caratterizzato dalla relazione con lo spazio, dove l’ambiente diventa nuova piazza di scambio, improntato così a un contatto intimo con lo spettatore.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Partendo con la serie di tele Perfect Flowers, anch’essa piena di riverbero nel ritmo e nella dimensione alterna delle parole e nei versi scelti e sintetici stesi su tratti di colore acceso, la mostra chiude circolarmente con i Vinyl Paintings dell’89, con testi in bilico tra lo slogan e il mantra buddhista, i Black & White Paintings, avviati a partire dal 2010, e i Rainbow Paintings a sostegno della comunità LGBTQIA+. In mezzo l’iconica presentazione nella Sala delle Ciminiere, croce e delizia nelle intenzioni del suo curatore, concepita come grande navata o spazio in cui concentrare le opere di maggior attrazione sul piano allestitivo.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Qui due lunghe tavolate bianche sono disposte al centro della sala per mettere a disposizione dello spettatore nient’altro che un vecchio apparecchio telefonico, con relativo numero da comporre. A rispondere dalla cornetta grigia è un componimento poetico di cui non è possibile prevedere la sequenza, incontro fortuito e occasionale all’interno di quelli degli autori coinvolti.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Avviato nel 1969 e presentato alla mostra Information del MoMA di New York nel 1970, Dial-A-Poem raccoglie fin da subito le adesioni della scena artistica più radicale, politica e letteraria: dal già citato Burroughs, a Allen Ginsberg, Patti Smith, John Cage, Laurie Anderson, e finirà per comprendere 282 registrazioni di ben 132 autori. Progetto esteso all’adesione e alle versioni di altri Paesi, Francia, Messico, Brasile, Tailandia, Svizzera e Hong Kong, tutti presenti in mostra con i relativi recapiti e apparecchio dedicato, Dial-A-Poem presenta oggi la versione italiana, con oltre 30 poeti contemporanei selezionati da Caterina Molteni, e il cui ascolto può avvenire in modo casuale a seguito del numero +39 051 0304278, attivo 24 ore su 24 anche all’infuori dell’esposizione.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Manifestazione diretta dell’attivismo di Giorno nel coinvolgimento di una comunità ampia e trasversale, questo progetto, che pure conteneva discorsi della controcultura e proteste dirette contro la guerra, concepito all’interno più vasto programma di contatti del Giorno Poetry Systems, sarà affine al successivo impegno nel Treatment Project, organizzazione no-profit scaturita dalla pandemia di AIDS negli anni Ottanta, adatta a raccogliere fondi a sostegno degli ammalati e promuovere consapevolezza. Come nella video-installazione proposta in mostra dal compagno di Giorno, Ugo Rondinone, che mette il poeta in scena nella recita tutta in B/N di THANX 4 NOTHING.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

Ancora non possiamo che avvertire il respiro, il corpo, il suo, il nostro, la metrica che si fa ritmo cardiaco, nel sali e scendi di un inno alla vita, alla morte, al suicidio, ai diritti di una comunità oggi LGBTQIA+, e a proposito dell’ipocrisia moderna. La poesia di un’America che ci piace ricordare e forse provare ancora a rincorrere, anche quando a svoltare e scivolare sempre più in fretta sino all’a capo successivo non è più la sola pagina dei versi, ma quella, più ampia, della Storia.

Veduta della mostra, John Giorno: The Performative Word, MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Sala delle Ciminiere, Courtesy MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna, Settore Musei Civici, Comune di Bologna, Foto di Ornella De Carlo

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