Exhibition_Re-Stor(y)ing Oceania_Elisapeta Hinemoa Heta_Foto. Giacomo Cosua
È un invito a connettersi con le voci degli artisti e delle comunità che abitano le isole del Pacifico, quello che la mostra Re-Stor(y)ing Oceania propone al suo pubblico. Commissionata da TBA21–Academy e Artspace, Sydney, e realizzata in collaborazione con le OGR Torino, la mostra, che presenta in anteprima due commissioni site-specific delle artiste indigene del Pacifico, Latai Taumoepeau e Elisapeta Hinemoa Heta, è curata da Taloi Havini e sarà visitabile fino al 13 ottobre.
Un tema più che attuale, quello del cambiamento climatico, che colpisce ogni area del pianeta e che ha un effetto ancora più devastante nella regione delle isole e degli atolli dell’emisfero australe. È ormai da decenni che i leader delle comunità indigene chiedono indagini più estese e una maggiore consapevolezza delle crisi che ne derivano. Sono comunità che portano sulle spalle un grande peso, quello della colonizzazione, nonostante l’indipendenza di molti stati insulari nell’Oceano Pacifico a partire dal 1962, l’eredità della colonizzazione continua infatti a pesare sulle comunità oceaniche, sia dal punto di vista sociale che economico, attraverso lo sfruttamento continuo delle loro risorse naturali.
E l’obiettivo di Re-Stor(y)ing Oceania è proprio quello di cambiare questa situazione, attraverso diverse forme d’arte, l’oratoria, il canto, la genealogia, la performance e i sistemi di credenze cosmologiche oceaniche. Un appello, che viene interpretato dalle due artiste chiamate dalla curatrice Taloi Havini, Latai Taumoepeau con Deep Communion sung in minor (ArchipelaGO, THIS IS NOT A DRILL) e l’architetta Wāhine Elisapeta Hinemoa Heta a rispondere con The Body of Wainuiātea.
L’artista tongana Latai Taumoepeau presenta Deep Communion sung in minor (ArchipelaGO, THIS IS NOT A DRILL), un’installazione sonora immersiva a 16 canali che invita il pubblico a partecipare a una “durational performance” risvegliando l’attenzione globale sui pericoli legati all’estrazione mineraria in alto mare nel Pacifico. Un’arena di macchine sonore, che onora l’antica pratica cerimoniale del Me’etu’upaki eseguita a Tongatapu all’inizio di quest’anno. Taumoepeau invita il pubblico a unirsi a lei in un’invocazione per richiedere assistenza e cura collettiva di Moana (Oceania). Taumoepeau ci fa una domanda, chi è disposto a darsi da fare in questo esercizio di responsabilità ecologica?
The Body of Wainuiātea di Elisapeta Hinemoa Heta è invece un’installazione che incarna rituali e cerimonie guidati dai concetti Māori di kawa e tikanga, radicati nelle terre di Aotearoa Nuova Zelanda.
The Body of Wainuiātea è composto da karanga (appello spirituale delle donne Māori), vasi di zucca intagliata, olio di cocco profumato, legno, mattoni, tessuto e acciaio inossidabile. La disposizione dei mattoni di terra evoca gli antichi siti cerimoniali per il riconoscimento degli atua (divinità). Questa Ātea è stata appositamente progettata da Heta per invitare i visitatori a riconoscere Wainuiātea e a portare con sé i/le propri/e antenati/e in questo luogo cerimoniale. Entrare in The Body of Wainuiātea implica accettare consapevolmente di superare il divario tra l’individuale e il collettivo, tra il privato e il pubblico, per sperimentare la relazionalità con il prossimo.
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