Vija Celmins, Snowfall #1 (Chute de neige #1), 2022-2024 Huile et alkyde sur lin, 132 x 184 cm, Glenn and Amanda Fuhrman Collection, New York City, États-Unis, © Vija Celmins, Courtesy Matthew Marks Gallery, Photo: Aaron Wax, Courtesy Matthew Marks Gallery
È la signora delle notti stellate. Vija Celmins, artista lettone che vive negli USA, le ha dipinte su molte tele. Sono le infinite possibilità di una volta celeste appese alle pareti della Fondazione Beyler a Basilea – dove fino al 21 settembre è in corso una sua retrospettiva – e nelle quali scivoliamo, senza riuscire a smettere di guardare. Per cercare le differenze tra l’una e l’altra e giocare a indovinare possibili costellazioni. E perché le stelle sono un polo attrattivo. Le osserviamo anche noi, con il gusto dell’indagine di un altrove, un po’ come fa lei quasi ogni sera, quando esce nei prati intorno alla sua casa studio a Long Island, vicino a New York, e sta contemplare il buio tempestato di brillanti. Lo scopriamo grazie a un bellissimo documentario, Vija Celmins: To Fix the Image in Memory, dei cineasti Ila Bêka e Louise Lemoine.
Sono quadri ognuno diverso dall’altro perché lei è la regina dei dettagli. Lavora sul microscopico anche nelle infinite tele di ragnatele, deserti, oceani, superfici lunari. Un insistere meticoloso nei particolari, che fa intuire una concentrazione totale su ogni sfumatura. Una forma di meditazione? Nel suo universo visivo si annidano anche oceani increspati, ragnatele e superficie lunari. E grandi nevicate: «Vengo dall’inverno. Camminare nella neve da bambina, in Lettonia, fu una magia che non ho mai dimenticato».
Vive e ci trascina in una costante vicinanza empatica con la natura. È con il suo mondo naturale e quotidiano che si racconta. Infatti compaiono anche degli oggetti nei quadri, molti che la circondano nel suo studio. Dipinti e disegni a carboncino che svelano le strutture e anche un po’ l’anima, dalla copertina di un libro giapponese, allo smalto incrinato di un vaso coreano, a una conchiglia erosa che diventa quasi una rosa di mille anni fa.
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