Faith + art ≠ farth, Palazzo Mora. Ph. Nicolò Rampazzo
C’è tempo ancora oggi e domani per visitare “Personal Structures”, progetto nato nel 2002 e pensato per permettere agli artisti di presentare il loro lavoro attraverso mostre, simposi e pubblicazioni. “Personal Structures”, dal 2010, è stabile a Venezia, con cadenza biennale, ed è organizzato e ospitato dal Centro Culturale Europeo, con l’obiettivo di documentare la diversità dell’arte contemporanea nel mondo di oggi.
Giunto quest’anno alla sua sesta edizione, “Personal Structures” continua a presentare e combinare nello stesso spazio diverse espressioni di artisti che si distaccano da qualsiasi barriera ideologica, politica e geografica. Tra i partecipanti, anche il collettivo {[(etica)estetica]anestetica} e isapamois, artivista, e street artist, di origine inglese.
«Tanti anni fa ero a Londra per motivi universitari – racconta Andre Guidot, regista esperto in installazioni e uno dei membri fondatori del collettivo {[(etica)estetica]anestetica} – e tra me e ispamois nacque una bella amicizia». È questo, dunque, in un certo senso, il precedente che crea l’occasione presente: a Palazzo Mora, il collettivo {[(etica)estetica]anestetica} composto dagli artisti digitali Andre Guidot, Alberto Baroni, Luigi Dalla Riva, Marzia Zulian, Alberto Sabellico, Edoardo Piccolo, ha coinvolto isapamois per realizzare un progetto ispirato al concetto di fede. Condividendo l’idea di voler creare opere digitali con l’obiettivo di avvicinare l’arte digitale contemporanea al concetto di fede, {[(etica)estetica]anestetica} e isapamois si sono interrogati su quale fosse la giusta distanza dalla fede e quale fosse la giusta distanza dall’arte.
La casa di produzione Mediatrama ha la realizzato le installazioni, con il supporto di 9watts, azienda esperta nella realizzazione di insegne luminose e Officina2840, azienda esperta in allestimento.
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