Categorie: Mostre

‘Ri-Materializzazione del Linguaggio. 1978-2022’ alla Fondazione Dalle Nogare, Bolzano

Ci sono diverse avventure che si possono vivere e cercare nella propria vita. In viaggio o sul divano leggendo un libro. Ma anche entrando in un museo o andando a vedere una mostra, assistendo a uno spettacolo. Accade quando si genera un pensiero, un’emozione nuova che fa nascere un punto di vista. Si tratta di avventure intellettuali che mantengono la tensione e l’entusiasmo della scoperta e a volte della sorpresa, come un viaggio in Antartide. E richiedono spesso lo stesso coraggio. Sfide fondamentali per la loro potenza, forza, energia. Anche perché rimangono nel tempo. E talvolta nel cuore. Questo sono certa che accadrà se vi incamminerete fino alla Fondazione Antonio Dalle Nogare, una villa stile Casa sulla cascata di Franck Lloyd Wright vicino a Bolzano, dove oltre alla collezione permanente ci sono diverse mostre temporanee.

Irma Blank. Documento ABCD, 1977. Courtesy the artist and P420, Bologna

In uno spazio al primo piano è stata magistralmente allestita dallo studio all’architetto e artista Matilde Cassani, “Ri-Materializzazione del linguaggio. 1978 – 2022”, una riedizione curata da Cristiana Perrella e Andrea Viliani, con Vittoria Pavesi come curatrice associata, di una mostra storica curata dall’artista e poetessa Mirella Bentivoglio (1922, Klagenfurt, Austria – 2017, Roma), inaugurata il 20 settembre 1978 presso i Magazzini del Sale, nell’ambito della XXXVIII Biennale di Venezia. Il frutto di sette anni di ricerche da lei condotte nell’ambito delle sperimentazioni di Poesia Concreta o Visiva al femminile, in cui allora parteciparono ottanta artiste provenienti da tutto il mondo. In perfetto stile del tempo, dove la creazione collettiva o lo scambio e il confronto in un gruppo era pratica consueta e quasi imprescindibile da ogni (quasi) progetto. Queste opere si possono leggere come un’indagine sul rapporto tra donna e linguaggio, che diventa nei lavori esposti “linguaggio e immagine” e “linguaggio e oggetto. «Fu una mostra che nacque con molte difficoltà, – ha raccontato Cristiana Perrella, – con un budget molto minore rispetto agli altri. Qui la vogliamo riproporre con delle opere aggiunte e per restituirle un riconoscimento dovuto. Si tratta di opere raccolte da Mariella Bentivoglio in tutto il mondo legate alla parola come segno. L’obiettivo era riscrivere un linguaggio nuovo, fuori dall’universo maschile». Come se si volesse garantire una nazione immaginaria di donne che avessero lo spazio legittimo di una creazione autonoma.

Mirella Bentivoglio, Il cuore della consumatrice ubbidiente (prova funebre), 1975. Courtesy Archivio Mirella Bentivoglio & Gramma_Epsilon Gallery, Athens. Photography by Riccardo Ragazzi

«Il tema della scrittura come forma immaginifica di liberazione dalle costrizioni della dimensione maschile del linguaggio comprende le ricerche verbo-visuali di 90 artiste e poetesse internazionali che, raccontando il “rapporto fra la donna e il linguaggio”, volevano ricreare un linguaggio inteso come modalità di comunicazione non condizionata, incorporando un’espressione identitaria trasgressiva, al contempo poetica e critica, di radicale rifiuto del linguaggio patriarcale”, hanno spiegato i curatori. È il primo tentativo di ricostruzione filologica di una mostra divenuta nel frattempo un punto di riferimento per le ricerche artistiche femminili e femministe, ma anche la riattivazione contemporanea delle sue istanze storiche. Un critico definì la mostra il “ghetto rosa” della Biennale, proponeva la poesia visuale come mezzo con cui le artiste potevano riscrivere se stesse, e dunque il loro posto nella storia dell’arte. Erano gli anni della rivoluzione femminista e delle battaglie per i diritti delle donne, dalla legge sul divorzio al diritto all’aborto.

Il valore di questa mostra sta, non solo nel suo essere documento storico fondamentale all’interno della rivoluzione femminista, ma anche nel valore delle opere e dall’ampiezza di sguardo che ci permette di avere il numero dei lavori: opere visuali e testuali, volumi di poesia e prosa, libri d’artista e ricami, performance dal vivo e video, disegni e grafiche, appunti e scarabocchi, fogli e carte. Da diverse opere performance di Mariella Bentivoglio a quelle di Ketty La Rocca, ma anche di Tomaso Binga e quelle ultra note di Maria Lai si aggiungono quelle di Annalisa Alloatti, Cathy Berberian, IrmaBlank, Monica Bonvicini, BRACHA (Bracha L. Ettinger), Blanca Calparsoro, Françoise Canal, Paula Claire, Rochella Cooper, Betty Danonm, SoniaDelaunay, Agnes Denes, Chiara Diamantini, Neide Dias de Sá, Lia Drei, AnnaEsposito, Amelia Etlinger, Sylvie Fauconnier, Maria Ferrero Gussago, Mona Fillières, Gisela Frankenberg, Luisa Gardini, Ilse Garnier, Rimma Gerlovina, Natalia Goncharova, Pat Grimshaw, Bohumila Grögerová, Shasha Guiga, Elisabetta Gut, Micheline Hachette, Ana Hatherly, Annelies Klophaus, JaninaKraupe, Christina Kubisch, Ketty La Rocca, Katalin Ladik, Maria Lai, Liliana Landi, Sveva Lanza, Paola Levi Montalcini, Laura Marcheschi, Lucia Marcucci, Benedetta Marinetti, Silvia Mejía, Gisella Meo, Aurèlia Muñoz, GiuliaNiccolai, Anna Oberto, Anésia Pacheco Chaves, Anna Paci, Anna Paparatti, Jacqueline Phanelleux, Jennifer Pike, Marguerite Pinney, Betty Radin, Regina, Olga Rozanova, Giovanna Sandri, Anne Sauser-Hall, Evelina Schatz,  Mira Schendel, Greta Schödl, Eleanor Schott, Berty Skuber, Mary Ellen Solt, Marlise Staehelin, Varvara Fyodorovna Stepanova, Wendy Stone, ChimaSunada, Jacqueline Tarkieltaub, Salette Tavares, Biljana Tomić, Jean Trevor, Nora Turato, Janie Van Den Driessche, Carla Vasio, Tatiana Vladimirova Vechorka, Patrizia Vicinelli, Florence Villers, Simona Weller, FrancineWidmer e alcune pratiche artistiche e di ricerca anonime.

Jean Trevor, Winds, 1978. Courtesy Archivio Lettera_E, Roma

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