Cos’è la figura? Ritratto esteriore ed espressione dell’inconscio, forma e astrazione, identità e pretesto. Tutte queste cose insieme, come emerge dalle opere di Marcello del Prato, in arte Crollame, che presenta la sua ricerca incentrata sull’esplorazione degli universi umani, in occasione della mostra in esposizione dal 31 marzo al 14 aprile 2023, presso la N0 Project Room, a Roma. A cura di Matteo Peretti, l’esposizione si dipana da una installazione scultorea al sala dello spazio espositivo in via dei Lucani 18, scandita dal contrasto tra l’interiorità dell’artista e il volto che invece egli mostra al mondo.
L’esterno è costituito dai dipinti in bianco e nero e simboleggia la quotidianità dell’artista, «Rappresentazione di una severità e un rigore che l’artista si autoimpone, per un ritorno alle basi della pittura stessa, senza nessuna distrazione cromatica che possa influenzarlo», spiegano da N0 Project Room. Entrando nella struttura, attraverso un’apertura in una delle tele, si è investiti da un’esplosione di colori che simboleggia il mondo dell’infanzia, «Quello di un io più autentico e giocoso alieno dall’angoscia, dove è possibile immergersi in una dimensione parallela di forme e colori, di felicità nella sua essenza più pura».
«I ritratti di Crollame indagano i reconditi labirinti dell’inconscio, il figurativo lascia spazio alla Figura, dove la fisicità diventa pretesto per narrare una sofferenza interiore, resa evidente dalla matericità densa e dalle scure tonalità utilizzate dal pittore», spiegano gli organizzatori, facendo riferimento alla grande tradizione pittorica, da Caravaggio e Francis Bacon. Dal grande maestro lombardo, Crollame prende l’ispirazione dai tagli di luce e ombre, qui espressi dalla bicromia bianco-nero. Dal pittore irlandese, invece, l’atmosfera carica di sentimenti crudi e intensi, evocati dai volti trasfigurati e deformati, dai corpi spezzati che si stagliano su fondi cupi, immagini volutamente stranianti e disturbanti.
«Ma Crollame non si abbandona mai al facile nichilismo. La sua ricerca di liricità racchiude una trasformazione, una sottile apertura verso il futuro e verso se stessi, come quella della tela che ci ha portato all’interno dell’installazione e dentro gli aspetti più celati dell’artista: la dualità sottesa a tutti i lavori in mostra trova la sua sintesi ideale nell’opera che si staglia solitaria alla parete, un doppio autoritratto, forse un tentativo di collimare tali contrapposizioni e finalmente superare i propri limiti».
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