Rubens e Giulio. L’incontro tra giganti e la nascita della pittura europea

di - 11 Ottobre 2023

La mostra Rubens a Palazzo Te. Pittura trasformazione e libertà, pensata da Francesca Cappelletti, direttrice della Galleria Borghese e dal comitato scientifico di Palazzo Te era stata pensata inizialmente per essere accolta nelle fruttiere, un luogo ampio che avrebbe potuto contenere opere con formati importanti dell’artista fiammingo. Poi una serie di valutazioni ed esigenze di protezione antisismica delle fruttiere hanno rallentato i lavori e quindi la mostra è entrata nel Palazzo ed è stata riconsiderata mettendo in luce i rapporti reciproci e diretti tra Rubens e Giulio Romano. Rubens! La nascita di una pittura europea è l’iniziativa che raccoglie tre eventi espositivi organizzati da tre istituzioni: Palazzo Te, Palazzo Ducale e Galleria Borghese per celebrare il maestro di origini fiamminghe che con la sua opera divenne protagonista e archetipo assoluto del barocco: tre mostre, programmate dal 7 ottobre 2023 al 18 febbraio 2024 che si inseriscono in una più ampia operazione culturale dedicata ai rapporti tra la cultura italiana e l’Europa vista attraverso gli occhi di Rubens.

INSTALLATION VIEW Ph. Gian Maria Pontiroli © Fondazione Palazzo Te
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Ma chi era Rubens e perché è fondamentale l’incontro con Giulio Romano?

Rubens nasce a Siegen nel 1577 e muore ad Anversa nel 1640. Il padre Jan era un avvocato esiliato accusato di calvinismo. La madre Maria Pypelinckx era figlia di un commerciante di arazzi. Nel 1589 la famiglia Rubens fece ritorno ad Anversa e mandò i figli a scuola del letterato Romuldus Verdonk per apprendere i classici latini e greci. Tutta la vita di Rubens è marchiata dal conflitto tra protestantesimo e cattolicesimo, Rubens porta sulla pelle questo conflitto in quanto il padre era protestante mentre la madre cattolica. Diventa diplomatico, parla otto lingue, è grande cultore di filosofia e di tradizioni letterario umanistiche e successivamente diventa ambasciatore alla corte dell’Imperatore. Troviamo quindi, un Rubens che è contemporaneamente un uomo politico, un umanista e un pittore. Tutta la vita del fiammingo sarà dedicata a proporre la pace e ad intessere la pace tra protestantesimo e cattolicesimo sotto l’egida dell’Impero. Per poter cucire la pace utilizza due strumenti: la narrativa della potenza romana proponendola come una possibilità dell’Europa del futuro e contemporaneamente l’utilizzo della sua pittura come pacificazione emotiva. In questa pittura-paciere, utilizza sia le immagini cristiane che le immagini del mito.

Rubens arriva a Mantova nell’Agosto del 1600. Conosceva già le stampe di Giulio in bianco e nero ma nella città dei Gonzaga, scopre un Giulio a colori e “cade letteralmente in amore per lui”, lo copia, lo trasforma e da questa vertigine datagli dal Palazzo e dalle sue collezioni, scopre la via della sua pittura. I colori giulieschi, nella sua massima forza e potenza tra Sala dei Giganti, Sala di Amore e Psiche e Sala dei Cavalli lo folgorano e lo innamorano così come l’architettura “dei lucidi inganni” lo stordiscono. In questa dichiarazione d’amore in cui Rubens copia Giulio, il fiammingo affronta la tradizione trasformandola, addirittura intervenendo con pennellate ad acquerello bianco su alcune stampe di disegni di Giulio.

Fantasticando un’entrata a Palazzo Te in quel caldo e torrido agosto da parte dell’intellettuale Rubens, certo è che l’alternarsi di luci e ombre della Sala di Amore e Psiche o il buio della Sala dei Giganti lo sbalordirono fino a farli perdere completamente l’equilibrio e lo plasmarono imprimendo nella sua testa tutto quello che aveva visto. Sono infiniti i dettagli che il pittore riverbera nei suoi quadri per committenti fiamminghi, francesi, inglesi o spagnoli nel corso della sua esistenza.

La mostra pensata per le sale di Palazzo Te ha l’obiettivo di creare una corrispondenza tra le opere mobili e i motivi decorativi e iconografici del palazzo; si tratta di un percorso paradigmatico che dimostra quanto le suggestioni rinascimentali, elaborate da Rubens durante gli anni mantovani e italiani; siano proseguite ed evolute nella sua pittura della maturità, fino all’eredità intellettuale e artistica lasciata agli alievi.[1]

L’esposizione è divisa in sezioni. La prima trova la riproduzione fedele della pala raffigurante I Santi Gregorio, Domitilla, Mauro, Papia, Nereo e Achilleo in adorazione della Madonna della Vallicella: prima versione della pala per la Chiesa Nuova di Roma che Rubens propose a Vincenzo I Gonzaga ma che non venne mai acquistata e in questa occasione ritorna a casa, a Mantova dove avrebbe dovute essere. La seconda sezione racconta la fortuna della spettacolare decorazione di Palazzo Te e il riconoscimento che aveva in Europa molto prima dell’arrivo di Rubens. Troviamo qui, alcune incisioni che riproducono invenzioni giuliesche. Alla rielaborazione della mitologia antica è dedicata la terza sezione e soprattutto nella stanza di Amore e Psiche, il mito si confronta con esempi di amori olimpici di Rubens o dei suoi allievi. Nella quarta sezione viene affrontata l’interpretazione della natura di Rubens insieme al suo collaboratore Jordaens. La successiva sezione vede il fiammingo ritoccare una serie di disegni di Giulio tratti dalla serie del Trionfo di un imperatore romano e l’ulteriore sezione si concentra sul pensiero filosofico-scientifico che Rubens approfondisce grazie ai suoi viaggi in Italia. Qui già è chiaro il pensiero politico con l’auspicio di un’Europa pacificata. Una piccola sezione è dedicata alla ritrattistica di due personaggi fondamentali nella vita dell’artista: Dama delle licnidi e il Ritratto di Bartolomeo Cesi.

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Da mozzare il fiato la decorazione del soffitto del salone principale della casa di Jordaens ad Anversa che raccontano il ciclo di Amore e Psiche di Palazzo Te eseguite per mano dello stesso Jordaens che non viaggiò mai in Italia ma che riuscì a compiere il capolavoro attraverso gli insegnamenti del suo maestro.

Alla domanda se Rubens sia da considerarsi fiammingo o italiano, la risposta è chiara. Rubens è l’uomo nuovo universale che oltrepassa i confini religiosi, geografici e politici[2] e inventa un nuovo linguaggio; un linguaggio europeo. Il pittore, memore dei saperi umanistici rivelati da Giulio Romano, crea un nuovo idioma, un linguaggio figurativo europeo. Il primo della storia dell’arte.

Questa mostra racconta una scintilla. Una scintilla che ha a che fare con un’Europa tollerante, pluralista, prudente. Un’Europa capace di combattere per la pratica della libertà.

Una libertà, che l’Europa accoglie, custodisce e rilancia.

Questa mostra è semplicemente bellissima e si riassume con Rubens che si innamora di Giulio e si inventa un futuro.

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[1] Testo di Raffaella Morselli | Dialoghi oltre i confini del tempo: Rubens e Giulio Romano – Catalogo della mostra Rubens a Palazzo Te. Pittura, trasformazione e libertà | pag. 39 | Marsilio Arte 2023
[2] Ibidem pag. 45

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