Categorie: Mostre

Se lo spazio costruito potesse parlare: il Giappone alla Biennale di Venezia

di - 16 Maggio 2025

Nella tradizione giapponese, il concetto di ma fa riferimento a un’intercapedine spazio-temporale: una tensione, una sorta di vuoto che non si può definire ne come entità umana ne come ambiente esterno. In-Between, esposizione curata da Jun Aoki nel contesto della 19. Mostra Internazionale d’Architettura – La Biennale di Venezia, cerca di dare voce proprio a questo concetto, partendo in primo luogo dall’architettura storica del padiglione giapponese.

Come spiega lo stesso Aoki: «Spesso percepiamo il nostro ambiente come qualcosa da manipolare—una visione che potrebbe essere alla radice della crisi climatica. Sebbene l’avanzamento tecnologico sia essenziale, l’innovazione da sola non può risolvere pienamente il problema, né il rifiuto della tecnologia a favore di un ritorno alla natura rappresenta una soluzione praticabile. Ciò di cui abbiamo bisogno è una terza forma di “Intelligens”—una che eviti gli estremi del controllo e dell’impotenza, e che rifiuti la visione binaria secondo cui l’ambiente è o completamente controllabile o del tutto al di fuori della nostra influenza. La manipolazione implica una scissione tra soggetto e oggetto. Per mettere in discussione questa logica, partiamo da un esperimento mentale: immaginare un orizzonte in cui tali divisioni si dissolvono».

©SUNAKI Inc., Installation view of the Japan Pavilion “In-Between” at the 19th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia, Photo: houses inc., Courtesy: The Japan Foundation

Mettere in pratica questo esperimento, per i due team con cui Aoki ha lavorato (Taichi Sunayama + Toshikatsu Kiuchi e Asako Fujikura + Takahiro Ohmura), ha significato trasformare i vari elementi compositivi del padiglione nei protagonisti di una drammaturgia futuristica. Il Foro, le Colonne del Muro, i Muri Esterni, la Terrazza di mattoni, la Pensilina, il Percorso ad anello e l’Albero di tasso: tutte le icone dello spazio acquisiscono una voce ed entrano in dialogo con attori umani in due proiezioni presentate al piano superiore del padiglione.

ŠAsako Fujikura + Takahiro Ohmura

Particolare importanza viene data alla Hole —il Foro: un’apertura nel centro del pavimento. Se, nei decenni, alcuni espositori hanno dato rilievo alla Hole, altre volte essa è stata ignorata o persino nascosta lasciando il personaggio-buca con la domanda:  «Perché mi trovo qui? ». È, dunque, l’architettura stessa che prende parola, rivendicando un’esistenza indipendente dalla funzione, dal disegno, dalla mano che l’ha progettata.

Attraverso questo colloquio, perciò, possiamo scoprire —o costruire— un ma, uno spazio-tempo in cui umani e oggetti esistono in modo fluido e in costante dialogo, arrivando a riflettere sulla loro esistenza, il loro significato e il loro futuro.

©Asako Fujikura + Takahiro Ohmura, Installation view of the Japan Pavilion “In-Between” at the 19th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia, Photo: houses inc., Courtesy: The Japan Foundation

Se queste proiezioni sono senza dubbio il punto focale dell’esposizione, un altro progetto presentato nel padiglione dimostra come si possano creare spazi fertili sul confine tra umano e artificiale. Il corrimano che accompagna il visitatore nel suo percorso, infatti, è stato ricoperto da binari in ceramica stampati in 3D e riempiti di terra. Essi ospitano piante quotidianamente curate dal personale: un ulteriore ma tra sapere umano e naturale.

In un’epoca in cui la distinzione tra umano, macchina e ambiente si fa sempre più porosa —ce lo ha insegnato, un po’ di tempo fa, anche Donna Haraway—, in In-Between l’elemento muto — la buca nel pavimento, il corrimano verdeggiante, la colonna— diventa figura con una propria voce. E nel momento in cui le cose iniziano a parlare, il ruolo dell’umano cambia: da autore a interlocutore, da dominatore a coabitante.

©SUNAKI Inc., Installation view of the Japan Pavilion “In-Between” at the 19th International Architecture Exhibition – La Biennale di Venezia, Photo: houses inc., Courtesy: The Japan Foundation

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