Categorie: Mostre

Studio La Città, a Verona, presenta le ‘Figure senza Nome’ di Andrea Fogli

di - 3 Marzo 2025

Le palette dai toni tenui, le dimensioni raccolte, l’aspetto familiare: un’immediata reminiscenza di ciò che è conosciuto e domestico. Fino al 15 marzo, Studio la Città presenta a Verona la mostra ‘Andrea Fogli. Figure senza nome 1987-2024’, primo appuntamento del ciclo ‘A/R – Andata e Ritorno’, una serie di esposizioni a rotazione (della durata di 4/5 settimane) dedicate ad artisti che in passato hanno collaborato con la galleria e che vengono ora riproposti con opere più recenti.

Le opere di Andrea Fogli si imprimono nella memoria visiva di chi le osserva come oggetti propri, elementi che sembrano essere sempre stati lì e destinati a restare. Le sue figure sono senza nome proprio perché attraversano il tempo e lo spazio della storia, riecheggiando l’antico nella loro materia iconografica che è fragile, sgretolata, indefinita. Parlo precisamente di iconografia, ricordando il valore dell’icona come oggetto caro e personale, custodito gelosamente dai credenti perché incarnazione tangibile di ciò in cui si ripone fede e speranza. Nei lavori di Fogli, i gesti e le tracce rimandano a iconici volti, abbracci, corpi che si cercano. Immagini che sembrano riaffiorare dal gesso, emergere dai disegni a grafite, quasi fossero impronte del tempo.

Andrea Fogli. Installation View, foto di Michele A. Sereni, courtesy Studio la Città

Gli accademici Frances Westley e Carl Folke scrivono che «le immagini iconiche […] sono state simboli di potere in molte culture e mitologie e lo sono ancora oggi». Ed è proprio in questa dimensione che si colloca l’universo visivo di Fogli, riportandoci a connessioni primordiali con la storia dell’umanità: le maschere funerarie micenee, che emergono come altorilievi per celebrare le figure illustri del passato nel loro passaggio verso dimensioni altre; i volti scolpiti nella pietra delle civiltà azteche e maya; le monumentali statue Moai dell’Isola di Pasqua, scolpite nel tufo vulcanico. Non a caso, Fogli descrive i propri volti nella serie ‘Stati’ (1990/1991) come entità «che si cancellano o sono cancellate, che si eclissano, che insorgono, magmatiche o volatili». È impossibile non cogliere una risonanza tra la sua ricerca e l’atto stesso di scolpire la pietra vulcanica, un gesto che si ripete ciclicamente, ieri come oggi, suggellando la forza evocativa e simbolica del volto. Ancora Fogli descrive la creazione di queste figure come un processo in cui il volto, «sottomesso a una pressione esterna, diviene catatonico, ovvero attraversa uno stato – inquieto – di catabasi».

Andrea Fogli. Installation View, foto di Michele A. Sereni, courtesy Studio la Città

Accanto alle ‘Figure senza nome’ troviamo gli ‘Araballi’ (2024-2025), ampolle sacre in terracotta e argilla che riprendono la forma delle antiche boccette per profumi. Nel suo celebre saggio Profumi e Sensibilità, la sociologa Karen A. Cerulo scrive che attraverso le essenze «le persone danno senso al loro mondo sociale». I profumi diventano un linguaggio per comprendere e abitare il mondo: «gli odori trasportano e trasmettono significati. Con la stessa potenza di una parola o di un’immagine, ci raccontano qualcosa di noi stessi e di ciò che ci circonda». Nella pratica di Fogli, questa dimensione sensoriale dell’olfatto si intreccia con la visione degli Araballi, che sembrano provenire direttamente dai cubicola di un’antica domus romana o dalla camera da letto di una giovane e curata nobildonna. Gli Araballi diventano per Fogli veri e propri «vasi custodi», evocando la sacralità senza tempo del rituale dell’ungersi, della cura di sé, di quel gesto intimo e dolce che è l’amor proprio.

Andrea Fogli. Installation View, foto di Michele A. Sereni, courtesy Studio la Città

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