Jean-Luc Godard, Histoire(s) du cinema, 1988-1998
Immagini e manipolazione temporale hanno davvero avuto impatto sulla nostra percezione del tempo, del trascorso, dell’accaduto, del futuribile? “Time Machine”, mostra curata da Antonio Somaini con Eline Grignard e Marie Rebecchi, nata da un’idea di Michele Guerra, in apertura il 13 gennaio, ad apertura dell’anno di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020, parte proprio da queste domande. Per esplorare il modo in cui il cinema e gli altri media che si basano sull’uso delle immagini, hanno trasformato il nostro modo di percepire il tempo, negli ultimi 125 anni.
Tecniche di manipolazione temporale, come l’accelerazione, il ralenti, la proiezione a ritroso, il loop, il fermo immagine, il time-lapse, appartengono a quell’universo di variabili dell’operazione cinematografica del montaggio. Nell’ambito di “Time Machine”, visitabile fino al 3 maggio al Palazzo del Governatore di Parma, queste tecniche propongono di concepire il cinema, i video e le videoinstallazioni come strumenti che registrano, archiviano e ripresentano fenomeni visivi e audiovisivi, per intervenire nella successione di determinati eventi, manipolando il tempo in modi e forme tra i più variegati.
Proprio in questo passaggio la mostra aggancia il claim di Parma 2020: «la cultura batte il tempo», non perché questo venga sconfitto ma perché, attraverso la cultura, il tempo si rigenera e rivive, proprio come avviene per opera della manipolazione temporale cinematografica.
La mostra di Parma presenta due punti di avvio, entrambi risalenti al 1895: il primo è la pubblicazione del racconto “The Time Machine: An Invention” di H.G Wells e il secondo è la prima presentazione pubblica del Cinématographe dei Fratelli Lumière. Da qui la mostra si sviluppa fino a esplorare le ultime tecniche di manipolazione temporale delle immagini in movimento prodotte tramite l’intelligenza artificiale, il machine learning e le reti neurali e mantiene la sua caratteristica di viaggio nel tempo, spaziando tra artisti e fotografi come Douglas Gordon, Rosa Barba, Tacita Dean, Jeffrey Blondes, Grégory Chatonsky, Ange Leggia, Jacques Perconte, Robert Smithson, Alain Fleischer. Presenti anche film maker come Martin Arnold, Harun Farocki, Jean-Luc Godard, Bill Morrison, Gustav Deutsch, Ken Jacobs, Malena Szlam.
Lungo le 25 sale del Palazzo del Governatore, si sviluppa per i visitatori un percorso immersivo tra immagini, proiezioni ed estratti filmici provenienti dal cinema classico, dal cinema delle origini, dal cinema contemporaneo, dal cinema scientifico, dai documentari e da alcuni momenti scelti della storia della fotografia. Non solo un’esposizione dunque, ma una vera e propria esperienza in cui le immagini in movimento sono concepite come modi di vedere e sperimentare il tempo e, perché no, di viaggiarci attraverso.
La mostra è accompagnata dal catalogo edito da Skira che contiene 11 testi scritti, oltre che dai tre curatori, da figure come Emmanuel Alloa, Jacques Aumont, Raymond Bellour, Christa Blümlinger, Grégory Chatonsky, Georges Didi-Huberman, Philippe Dubois, Noam Elcott e altrettante sezioni iconografiche.
La mostra è prodotta da Solares Fondazione delle Arti con il contributo del Comune di Parma e degli sponsor Parmalat e Ocme, nell’ambito del programma ufficiale di Parma Capitale Italiana della Cultura 2020. Per tutte le informazioni sugli eventi, potete dare un’occhiata qui.
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