Categorie: Mostre

Tips and Thunders. Federico Tosi a Fermo

di - 11 Gennaio 2026

La mostra Tips and Thunders di Federico Tosi nasce da un incontro fortunato tra un luogo e un momento irripetibile. Invitato da Matilde Galletti, l’artista si confronta con l’ex Chiesa di San Martino, uno spazio di circa 150 metri quadri, aperto e stratificato, segnato dal tempo e dalla decadenza. Un luogo di cui Tosi si è innamorato sin da subito, consapevole che sarebbe stata una delle ultime occasioni per esporvi prima del suo imminente restauro. Una vera e propria “ultima finestra” temporale, che diventa parte integrante della narrazione della mostra.

L’esposizione si articola attorno a tre opere profondamente diverse ma poste in dialogo in una disposizione triangolare che permette di scorgerle tutte già all’ingresso. Al centro di questa costellazione emotiva e concettuale vi è collocata la scultura dedicata alla nonna dell’artista, un lavoro realizzato l’anno scorso e connotato da una profonda intimità. All’interno della scultura è nascosto uno speaker che diffonde un audio in loop di circa venti minuti: il racconto sonoro di un temporale che arriva, cresce, tuona, ma che alla fine non esplode mai. Il loop è impercettibile, avvolgente, quasi rassicurante. Il temporale non arriva dall’esterno, non è una minaccia retorica, ma nasce piuttosto proprio dall’interno della figura stessa, come si trattasse di una paura custodita, protetta, trasformata in qualcosa di dolce e familiare. È una metafora silenziosa, che restituisce un senso di riparo e memoria.

Federico Tosi, Tips, 2025, cast bronze, 3 x 4 x 500 cm. Ph. Alessio Beato

Il lavoro inedito che dà il titolo alla mostra è Tips, una colonna di cinque metri composta da monete. L’idea nasce due anni prima dell’esposizione, con Tosi che inizia a raccogliere monete da diversi Paesi, a realizzarne calchi in resina e a stratificarli progressivamente. Ogni passaggio di calco comporta una perdita di dettaglio, come una fotografia di una fotografia che lentamente si disintegra. L’artista conosce bene questo processo e ne forza volutamente il fallimento: alte temperature e imperfezioni trasformano le monete in masse indistinte, evocando forzieri di pirati, accumuli antichi in cui il valore si dissolve nella materia. Il passaggio finale al bronzo conclude un processo complesso che non vuole evocare tematiche legate al capitalismo o all’accumulo, quanto piuttosto un ritorno alla dimensione familiare. Le tips sono infatti le mance che la nonna dava all’artista da bambino, ricordi più che simboli economici. Il terzo lavoro consiste in un un dipinto realizzato durante il periodo della mostra, apparentemente distante dagli altri lavori, ma che rivela una sottile intimità comune. Solo a posteriori Tosi riconosce di aver parlato ancora una volta della nonna. E lo ha fatto attraverso simboli come la casa e la luna rossa che si nasconde dietro alla composizione, fortemente evocativa. E ancora con i calzini rosa che l’artista cita in un testo che correda la mostra, ripresi nella locandina e che si fanno tracce affettive del ricordo di una persona cara.

L’allestimento evita ogni forma di eccesso, poche luci, nessun horror vacui. Una luce dedicata alla scultura della nonna, uno spot su Tips che illumina anche il dipinto, lasciato però in penombra. Ciò che interessa davvero a Tosi sono i vuoti, i silenzi tra un’opera e l’altra, gli spazi di respiro in cui il ricordo può emergere. Le imperfezioni delle opere, come le monete non perfettamente impilate, rivelano ricordi, impressioni sfumate, una memoria espansa che eccede i propri confini fisici. Le opere attivano lo spazio, lo rendono poroso, invitando lo spettatore a entrare in una dimensione in cui il tempo non procede in modo lineare ma per stratificazioni e slittamenti. La colonna di Tips, ad esempio, è fragile e sproporzionata e afferma una crescita incerta, quasi organica, che procede per accumuli imperfetti.

Federico Tosi, Thunders, 2024, resins, audio speaker, synthetic hair, 24 x 15 x 30 cm. Ph. Alessio Beato

Thunders lavora invece sulla sproporzione tra scala e intensità, con una presenza minuta che genera un’energia smisurata, trasformando l’intimità in fenomeno cosmico. Il suono non accompagna la scultura ma la espande, rendendo il corpo un punto di origine, centro generativo. Qui la dimensione domestica si carica di una potenza arcaica, come se il quotidiano potesse improvvisamente farsi mito. Questa dimensione generativa trova la sua origine in una costellazione di ricordi minimi e densissimi, come il peso delle monete nelle mani (rimando alle tips), i gesti lenti e affettuosi di una nonna che trasformava anche il valore economico in materia sensibile. La memoria non si fa quindi nostalgia ma una forma di conoscenza incarnata, fatta di odori, superfici, parole dialettali, posture del corpo. È da questa intimità concreta che le opere traggono la propria energia, sprigionata in modalità dissimili ma con un’armonia di fondo che conferisce una certa coerenza all’esposizione.

Nel loro insieme, le opere producono situazioni percettive aperte. Tosi non chiede di decifrare, ma di sostare, fermarsi e ritrovarsi nei vuoti, nelle risonanze, in interstizi in cui emerge una pratica artistica che alla semplificazione preferisce l’invenzione, lasciando che immagini familiari si deformino leggermente, quel tanto che basta per condurci altrove, nel nostro passato.

Federico Tosi, Lunatica, 2025, oil on canvas, 30 x 20 cm. Ph. Alessio Beato

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