Matteo Montani, Forgetmenot/Nontiscordardime, olio e polvere di bronzo emulsionata su carta abrasiva montata su tela, cm 142x200, 2019, courtesy Galleria Valentina Bonomo
Risacche, tempeste, deserti, campi: il paesaggio è sempre protagonista nei lavori di Matteo Montani, in esposizione per âA lungo andareâ, mostra visitabile alla Galleria Valentina Bonomo di Roma fino al 30 novembre.
Parlando con lâartista affiorano riferimenti importanti in questa ultima fase della sua ricerca: il filosofo francese Francois Julienne e il pittore cinese Su Dongpo per le loro riflessioni sulla forma del paesaggio, i âdisormeggi proustianiâ, il peso sociale e culturale dei segni nella visione di Rainer Maria Rilke. Il suo lavoro nasce girovagando nella mente, in quella zona liminale che è lâattesa di unâapparizione.
Il miracolo del colore, nelle opere di questa mostra, è frutto di una lunga gestazione. Si palesa in agglutinazioni inaspettate grazie alle emulsioni di polveri di bronzo, alluminio e rame mescolate a colore diluito. Nel suo procedimento di lavoro, Montani, come sempre, contempla e accoglie lâentropia della materia, gestita nel corso di una intensa performance fisica sullâopera e con lâopera, muovendo il supporto cosicchĂŠ il colore se ne appropri e trovi una propria geografia. Il quadro âaccadeâ, come sostiene lâartista.
Gli ultimi lavori di Montani, presentati da Valentina Bonomo, accentuano la forte presenza della luce che esce e che, incontrando quella esterna, restituisce paesaggi astratti, fatti di forme mai date e ânon rappresentateâ nellâ accezione tradizionale: veri e propri miraggi che cambiano a seconda dellâangolazione dello sguardo e della nostra condizione interiore. PerchĂŠ, come dichiara Montani, ÂŤMunch sosteneva che la pittura è la cristallizzazione della natura nel rovescio della palpebraÂť.
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