Categorie: Musei

Il Museo Reina Sofía di Madrid ha ampliato la sua collezione con 404 nuove opere

di - 18 Gennaio 2026

Nel 2025, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía di Madrid ha aggiunto alle sue collezioni 404 opere di 130 artisti, per un valore complessivo di 10,6 milioni di euro. Queste rientrano in una strategia continua di revisione storica, ampliamento delle narrazioni e colmatura delle lacune, in vista della riorganizzazione delle collezioni prevista per il 2026, quando verrà inaugurato un nuovo piano dedicato al periodo dalla Transizione spagnola ai giorni nostri. Le acquisizioni sono state effettuate attraverso tre canali principali: acquisti diretti da parte del Museo e del Ministero della Cultura, donazioni di privati, artisti ed eredi, e depositi della Fondazione Museo Reina Sofía. Dei quasi tre milioni di euro investiti direttamente dal Museo e dal Ministero, il 58,6% è stato destinato a opere di artiste donne, consolidando una politica di acquisizioni volta a bilanciare la rappresentazione di genere e a riscrivere le narrazioni dominanti del XX e dell’inizio del XXI secolo.

Tra le acquisizioni più significative si segnala l’aggiunta di Verbena de la Pascua (1927) di Maruja Mallo (Vivero, Lugo, 1902 – Madrid, 1995), opera chiave della Generazione del ’27 che torna in Spagna dopo decenni di esilio. Parallelamente, il Reina Sofía aggiunge anche Perfil de joven [Joven negra], rafforzando la presenza di un’artista fondamentale per comprendere la modernità spagnola da una prospettiva femminista e transatlantica. In questo stesso contesto storico, sono incluse anche tre opere di Delhy Tejero (Toro, 1904 – Madrid, 1968), la cui limitata presenza sul mercato rende queste acquisizioni un’opportunità eccezionale per approfondire la sua carriera.

Lo sforzo di recupero e contestualizzazione di figure storiche si estende ad artiste come Manuela Ballester (Valencia, 1908 – Berlino, 1994), il cui dipinto, Recuerdo de Valencia (1939), il Museo acquisisce per la prima volta, e ad artiste come Esther Boix (Girona, 1927–2014), Carmen Pagés (Madrid, 1941), Amèlia Riera (Barcellona, ​​1928–2019) e Judy Chicago (Chicago, 1939), le cui opere si confrontano con i discorsi del femminismo della seconda ondata e con la critica istituzionale. Parallelamente, la collezione si arricchisce di opere di figure chiave del concettualismo spagnolo, come Isidoro Valcárcel Medina, la cui Arquitectura prematura si unisce a diverse donazioni dell’artista stesso, e Isaac Díaz Pardo, la cui opera si collega a uno dei temi strutturali del Museo: l’esilio e la memoria culturale.

Andrea Canepa nelle collezioni del Museo Centro Nacional de Arte Reina Sofía di Madrid

Fotografia e video assumono un ruolo significativo con l’aggiunta della serie completa Herbarium di Joan Fontcuberta, un’opera chiave nella critica dei sistemi rappresentativi negli anni ’80, così come opere di Darío Villalba, Maider López e Jon Mikel Euba, quest’ultimo attraverso un’installazione video che amplia la rappresentazione esistente della sua opera nella collezione. Nella scultura, spicca l’acquisizione di L’Aragonais ou Jeune homme à la marguerite (1927) di Pablo Gargallo, realizzata in terracotta, accanto a opere di Victoria Civera, Salomé Cuesta e Guillermo Pérez Villalta, il cui lavoro legato al design è incluso.

Le donazioni hanno rappresentato un ulteriore pilastro della crescita della collezione nel 2025, con un valore superiore ai tre milioni di euro. Tra i contributi più significativi figurano quelli della famiglia Genovés, che rafforzano la rappresentazione di Juan Genovés e della sua iconografia del periodo di Transizione, nonché le donazioni di Soledad Sevilla e Juan Uslé, che consentono una comprensione più completa delle rispettive carriere. Di particolare importanza è anche l’aggiunta dell’archivio dell’artista e attivista Miguel Benlloch, che posiziona il Reina Sofía come un’istituzione di riferimento per lo studio della sua pratica artistica.

A livello internazionale e in America Latina, il Museo continua ad ampliare la sua narrazione non eurocentrica attraverso opere di artisti come Giuseppe Campuzano , Marta Minujín, Lara Salous, Juan Pablo Echeverri e Luz Lizarazo, nonché attraverso donazioni che affrontano il colonialismo, la migrazione e la dissidenza sessuale e politica. Queste linee di indagine sono ulteriormente rafforzate dall’acquisizione di opere di Ariella Aïsha Azoulay, Filiberto Obama Nsué e Juan Roberto Diago. La Fondazione Museo Reina Sofía ha svolto un ruolo decisivo, con depositi per un valore di 4,6 milioni di euro, con un aumento del 64% rispetto all’anno precedente. Tra le nuove acquisizioni figurano opere di artisti contemporanei come Francis Alÿs, Edgar Calel, Regina José Galindo e Santiago Sierra, oltre all’arrivo di opere di artisti precedentemente assenti dalla collezione.

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