Sperimentazione, ricerca, immaginazione. Ecco come sarà il MACRO di Luca Lo Pinto

di - 3 Febbraio 2020

Tantissime informazioni da questa intensa e infinita conferenza stampa per la presentazione della nuova gestione del MACRO, sotto la direzione di Luca Lo Pinto.

Il punto della situazione attuale, ma anche, e ancora, domande legittime sulla appena conclusa gestione De Finis. Alla conferenza stampa erano presenti la Sovrintendente Capitolina Maria Vittoria Marini Clarelli, il presidente del Palazzo delle Esposizioni Cesare Pietroiusti, l’assessore Luca Bergamo, e naturalmente Luca Lo Pinto.

Il museo sta cambiando di nuovo anima. Questo luogo che sembra ogni volta voler ripartire con slancio poi, come un palloncino che lentamente si sgonfia, perde energia e dinamicità e diventa altro da ciò che doveva essere, sin dall’inizio. Ma andiamo per gradi e vediamo di capire quali saranno le novità portate da Lo Pinto, che viene da una esperienza pluriennale fatta all’estero.

Un museo intanto gratuito, ancora e con maggiore determinazione. Probabilmente uno dei pochi musei italiani ad esserlo, dicono con convinzione in conferenza. Gratuito e aperto, di nuovo, a una ricezione di un pubblico diverso. Si dirà che allora tutto cambia per non cambiare niente. E invece, a nostro avviso, i cambiamenti ci sono, sono importanti, e per ora ci appaiono assai positivi.

Il nuovo direttore utilizza spesso una terminologia a lui cara, parla di rivista, anzi di magazine, di una griglia di impaginazione che prevederà una serie di rubriche, come le ha definite lui. Dunque, data anche la complessità dell’edificio, che di fatto insiste su una architettura vecchia, si è ragionato su diversi format.

Al primo piano- si chiamerà MONO – due sezioni monografiche aperte alla poesia alla danza al design al cinema alla musica. All’arte a tutto tondo insomma. Aritmici sarà un omaggio ad artisti del passato definiti irregolari, non canonici. Polifonia invece sarà l’approfondimento di un singolo artista. Al secondo piano, MEDIUM, ci sarà quello che viene definita la multidisciplinarietà, cioè delle sezioni in cui le materie da approfondire saranno la musica il design l’editoria o anche progetti non conclusi ancora. Sezioni che rispondono ai nomi di Musica da camera, In-Design, Studio Bibliografico e Palestra.

Poi il grande tema della collezione, oltre 1200 pezzi quasi sepolti sotto a un pavimentazione su cui spesso tutti camminiamo. Il tema della collezione è quello che più ha destato interesse, proprio perché da anni ci si chiede se non sia ora di destinare la sua fruizione al pubblico romano e non. Le intenzioni di Lo Pinto per ora sono più complesse, e a dire la verità, vagamente confuse. Il nuovo direttore infatti ha optato per una visione diversa della collezione, recepita e poi restituita al pubblico attraverso gli occhi di una fotografa, Giovanna Silva, che è stata chiamata a fotografare appunto le opere ed i depositi stessi. Foto che diventeranno un enorme Wall-paper che sarà una sorta di quinta scenica per i 500 metri quadri di sale espositive poste al piano terra, quelle che uniscono la parte vecchia al nuovo edificio.

Queste le idee guida, che potranno attuarsi grazie ad una implementazione del budget annuale che è arrivato a circa 700mila euro annui. Destinati solo alla programmazione. Insomma, l’idea che ci si fa di questo museo ricalca un po’ i tratti delle Kunsthalle europee, dove l’arte viene vissuta come un unicum. La particolarità di questa nuova fase è l’idea che lo spettatore possa tornare più e più volte a vedere anche solo una di queste sale, che attiri il suo interesse, e che il museo diventi un luogo diverso dalla tradizionale idea, e questo si iscrive certamente in quella idea che già si aveva del museo con il precedente direttore, con finalità e modalità del tutto diverse.

Sperimentazione, ricerca, immaginazione, una apertura ai giovani artisti, una idea inclusiva di tutte le comunità che vivono a Roma e dunque una comunicazione mirata e tradotta in molte lingue. Lo Pinto parla di una sfida difficile, data anche dal tempo e dal budget limitato, difficoltà che lui ha provato a vedere come risorse, come opportunità. Il museo di fatto prenderà il via il prossimo 3 ottobre (mese in cui non a caso, sottolineano Bergamo, inaugurerà la Quadriennale, ci sarà la nuova edizione del Romaeuropa Festival, e ancora Contemporaneamente Roma), ma intanto ci sarà una grande inaugurazione il 24 aprile, un editoriale, sempre utilizzando parole prese in prestito da altri campi d’azione, in cui verranno utilizzati tutti gli spazi, anche quelli interstiziali e non funzionali. Una inaugurazione che di fatto avviene dopo una serie di mesi a causa di un restyling degli spazi, che immaginiamo saranno completamente diversi da come sono stati finora.

Infine altre informazioni utili sempre a capire la forma e il contenuto di questo museo, che avrà una nuova identità visiva, realizzata da un art director e designer, Marco Campardo, e anche un nuovo avatar, che riconosceremo in un polipo con una testa e tante diramazioni. Il nuovo nome del museo, che si chiamerà Macro, Museo per l’immaginazione preventiva, in omaggio all’Ufficio per l’Immaginazione preventiva, istituito a Roma nel 1973 da Carlo Benvenuti, Tullio Catalano, Franco Falasca.

Durante la conferenza stampa molte sono state le domande relative alla passata edizione, anche in virtù di un avvicendamento fatto in un tempo assai breve. Tante domande, alcune risposte, alcune esaurienti, altre meno. Ma ora è tempo di vedere cosa succederà nei prossimi mesi. In bocca al lupo a Luca Lo Pinto.

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