Italiani a Parigi

di - 19 Settembre 1999

La loro pittura non abbracciò né la retorica classicista di Novecento, né le polemiche di Corrente e della Scuola Romana, e fu altrettanto estranea all’insorgente astrattismo. Le loro figurazioni, partite dal realismo del “ritorno all’ordine”, si riconobbero nella vena lirica dell’impressionismo, nello spazio sintetico del Cubismo, nella forza espressiva del colore e nelle libere iconografie del Surrealismo, il cui secondo manifesto era stato lanciato a Parigi nel 1928. Di fatto gli Italiens de Paris , nel momento in cui l’arte in Italia si chiudeva nella trita propaganda di regime, riconobbero la più attuale ricerca internazionale, pur confermando la propria tradizione classica.

]L’opera di Severini, già protagonista del Futurismo, poi rinnegato a favore del ritorno all’ordine, e che di Parigi aveva fatto la sua principale residenza, è documentata dal quadro appartenuto ad Alberto della Ragione. Si tratta de La finestra coi colombi (1930-1931 ca., sala IX), esemplare della serie di nature morte dipinte davanti alla finestra dell’atelier di rue Marie Dairy. Nella pittura, l’evidente realismo d’insieme si coniuga con la spazialità contratta del Cubismo e il brillante colore di Matisse, evitando così i cupi chiaroscuri dei pittori di Novecento.
A Parigi de Chirico dipinse la serie Les bains mysterieux, esposta con successo alla II Quadriennale di Roma del 1935. Fu forse in questa occasione che la vide della Ragione, che ne acquistò un esemplare (sala IX). Il dipinto conferma l’interesse dell’autore, iniziato al simbolismo mitteleuropeo e protagonista della Metafisica poi di Valori Plastici, verso il tema della realtà sospesa e misterica, qui rinnovata sulle tematiche del sogno dei surrealisti.

Campigli divise i suoi impegni fra l’Italia e Parigi, dedicandosi alla pittura e alle corrispondenze per il Corriere della Sera. Amico di Le Courbusier, Léger e Picasso, Campigli partecipò alle mostre di Novecento e nel 1933 firmò il Manifesto dell’arte murale, esperienze che lo portarono ad elaborare figurazioni etrusche, del Fayum, bizantine, evocatrici di valori arcani, che l’autore rilesse sull’esperienza della Metafisica. Nacquero così le donne-manichino che lo hanno reso famoso (sala VIII). Testa di donna con collana (1932), Dames aux colombiers (1937), Due Ballerine (1938), ne sono mirabili esempi.
Il manichino in metafisica attesa, l’architettura come quinta compositiva, la tenda mossa, il mare, temi cari agli Italiens de Paris, tornano nella pittura di Renato Paresce (sala VIII). Più degli altri legato ai surrealisti, Paresce mostrò un vivo richiamo alla cultura mediterranea solare e ricca di valori antichi e immutabili.

Di Licini (sala IX), artista anche lui spesso a Parigi e poi approdato a una figurazione astratta animata da creature surreali, la collezione Alberto della Ragione ha Natura morta con l’uva (1927-1928 ca.) e Paesaggio (1928), pitture ancora legate alla poetica intimista e naturalistica dell’amico Giorgio Morandi, rinnovata sul colore lirico dell’Impressionismo.
Affine fu l’esperienza parigina di Menzio (sala XIV), iniziata nel 1928, dopo quella col Gruppo dei sei, quando il suo soggiorno fu patrocinato dal collezionista Riccardo Gualino. Il pittore, fedele ai suoi inizi anti avanguardisti, si volse al recupero della pittura degli impressionisti, di Cézanne, di Modigliani, della Laurencin, cogliendo suggerimenti per la sua nuova pittura (Composizione, 1941 ca.).
Più complessa l’opera di de Pisis (sale I, II, XVIII), anche lui a Parigi dopo l’esperienza della Metafisica. I suoi dipinti si arricchirono della pennellata e del colore impressionista, che gli permise di creare una pittura slabbrata, emotiva e melanconica. Alberto della Ragione ed Aldo Palazzeschi, suoi stimatori, collezionarono diversi dipinti oggi nella Raccolta d’Arte Italiana del Novecento di Firenze, fra cui Natura morta marina (1931), San Francesco predica agli uccelli (1931) e Angolo con balcone fra il verde, Giardino a Saint-Claude (1931), considerati i suoi capolavori.

Paola Cammeo

[exibart]

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