Ingegnere navale specializzato nel recupero di navi affondate, Alberto della Ragione nacque a Piano di Sorrento nel 1892 da una famiglia della media borghesia e morì a Genova, dove aveva vissuto, nel 1973. Chi lo conobbe ricorda che iniziò a collezionare l’arte contemporanea dalla fine degli anni Venti, quasi sforzandosi di capire il nuovo linguaggio della pittura e della scultura. Con la vendita di alcuni quadri dell’Ottocento alla Galleria Milano di Vittorio Barbaroux, della Ragione ebbe in cambio 52 dipinti di de Pisis, 17 di Carrà, 17 di Morandi, 14 di Campigli, 47 di Sironi. Fu ancora Barbaroux a vendergli nel 1938 l’Autoritratto di Amedeo Modigliani appartenuto a Riccardo Gualino, che Alberto della Ragione pagò 105.000 lire, rinunciando all’acquisto di un appartamento.
Nel 1941 il suo impegno verso l’arte fu premiato con la medaglia di Benemerito delle Arti, aggiudicandosi il primo premio alla I Mostra delle Collezioni d’Arte Contemporanea di Cortina d’Ampezzo, dove fu esposta la sua raccolta. Lo stesso anno l’ingegnere acquistò la sede milanese di Bottega di Corrente, che era stata chiusa dal regime per lo spirito libertario degli artisti e degli intellettuali che l’animavano, e la nuova galleria, nominata La Spiga, divenne una delle più attive e all’avanguardia in Italia.
L’impegno con gli artisti della Ragione lo dimostrò anche nei momenti difficili della seconda guerra mondiale. Nella propria casa accolse Renato Birolli, che gli lasciò fra i suoi dipinti più interessanti (sala XVIII). Lo stesso fece per Renato Guttuso, che gli lasciò numerose pitture (sala XVI), fra cui la famosa Crocifissione del 1941, che oggi vediamo alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. Altrettanto accadde con l’ebrea Antonietta Raphael (Ritratto della signora della Ragione Madre, 1945 ca., sala V) e con Mario Mafai (sale IV e V). Protesse poi Santomaso, Chiti, Vedova (sale XIII e XVII) e non ci fu artista che con della Ragione non ebbe rapporti di amicizia e di stima.
Nel 1969 oltre duecento opere della sua collezione furono donate alla città di Firenze, grazie all’intercessione di Carlo Ludovico Ragghianti, che intendeva costituire il Museo Internazionale d’Arte Contemporanea. Della Ragione giustificò la donazione, “frutto di una vita di intensa passione”, quale “attestazione di affetto per Firenze, tremendamente ferita dalla inondazione del 1966, nonché un atto di adesione agli sforzi che si fanno per restituire alla città il ruolo di viva capitale dell’arte” (in, Il Secolo XIX, Genova, 12/12/1969).
Dal 30 maggio 1970 la collezione è aperta al pubblico e costituisce il nucleo principale della Raccolta d’Arte Italiana del Novecento. Il museo è accolto in Palazzo Bombicci, in piazza della Signoria, in locali messi a disposizione dalla Cassa di Risparmio di Firenze. Le sale mostrano le diverse correnti iconografiche e stilistiche: dal ritorno all’ordine di Valori Plastici e di Novecento al gruppo degli Italiani a Parigi, dalla Scuola Romana a Corrente, fino alle esperienze degli anni Cinquanta. Nel frattempo il Comune di Firenze sta provvedendo a una più ampia collocazione nell’antico Convento delle suore oblate francescane di Santa Maria Nuova, nell’altrettanto centrale via Sant’Egidio.
Paola Cammeo
[exibart]
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