Sabato 2 dicembre, dalle 23 all’alba, ritorna Hypnomachia. Una lunga sessione di ascolto dedicata alle performance di artisti che si sono distinti sulla scena internazionale per la capacità di trattare il suono come materia, invitati per l’occasione ad esibirsi in un concerto lungo una notte.
L’evento, che si inscrive nel più ampio contesto della stagione autunnale di appuntamenti ospitati al Raum di Bologna fino al 16 dicembre, è organizzato da Xing, network attivo tra Bologna e Milano concentrato sulla diffusione di linguaggi artistici contemporanei giovanili, con una particolare attenzione alla ricerca, al coinvolgimento e alla progettazione dello spazio espositivo.
Dopo la magnetica e rammemorante performance di William Basinski, ospitato lo scorso marzo ad Hypnomachia, è la volta del chitarrista elettronico australiano Oren Ambarchi e del sound engineer tedesco Thomas Koener.
Quest’ultimo, caratterizzato da un approccio scientifico e consapevole, si è dedicato all’esplorazione delle diverse tecniche di registrazione in studio, lavorando come sound designer per il cinema e in numerosi progetti che lo vedono coinvolto durante gli anni ’90 in sonorizzazioni e installazioni, per poi addentrarsi oggi sul terreno che unisce l’esperienza fisica del ballo (dance) e l’esplorazione cromatica del suono. Al confine tra club e sound art.
Ma attendiamo con particolare trepidazione l’esibizione di Ambarchi, la cui ricerca artistica si colloca a buon diritto tra le più efficaci e credibili, sia per la sua lunga esperienza performativa, che per la personale abilità nel condurre la sonorità di strumenti convenzionali vicino ad uno zero assoluto indistinto e fecondo, per poi ricostruirla in forme nuove e astratte.
Nei suoi lavori discografici, disponibili su Touch music, Ambarchi esplora la chitarra elettrica senza retorica e con grande efficacia, ricavando -da un approccio autenticamente sperimentale- un linguaggio compatto e definito, in grado di riconfermarsi dal vivo con intensità forse ancora maggiore. Il suo suono è stato classificato come “alieno”, frutto di un riduzionismo in grado di trasfigurare, trascendendone i limiti, lo strumento o il mezzo musicale.
Certo, si tratta di una ricerca vecchia di almeno cento anni, ma attualizzata sullo strumento principe del rock e della musica popolare, la chitarra elettrica. E in effetti Ambarchi sa trasmettere, sepolte sotto un freddo glaciale, vibrazioni autenticamente trasgressive, dovute forse anche al suo passato da chitarrista noise.
Hypnomachia è uno sleep-concert, quindi non è fuori luogo portarsi coperta o sacco a pelo. Il resto della programmazione prevede una serie di concerti ospitati in altri tre contenitori, dedicati ad approcci diversi: così Desco Music presenta una carrellata eterogenea di live musicali in un contesto non frontale, orientato all’interscambio tra pubblico e musicisti; Living Room è invece lo spazio dedicato alle produzioni di performer, coreografi, artisti visivi e plastici. Phonorama propone una serie di concerti impostati sulla pratica del live media (ovvero l’utilizzo performativo di media differenti) ma con l’accento spostato dal new-media all’analogico e al quotidiano, in una sorta di archeologia metodologica provocatoria e controtendenza. Infine Waiting Room, un’esposizione di installazioni audiovisive.
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Oren Ambarchi
Thomas Koener
alessandro massobrio
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