Categorie: Musica

decibel_interviste | Pezzente Produzioni

di - 23 Ottobre 2007
Capita, non sempre, che la rete sia ottimo terreno di caccia per chi ha fame di nuovo o, per meglio dire, di strano. E nel nostro ambiente -quello artistico, pare- tutto ciò accade tenendosi ben lungi da territori zeppi di vincoli quali radio, tv, MySpace e storie simili. In questo caso, in realtà la scoperta è per così dire indiretta, visto che la Pezzente Produzioni è già passata attraverso siti di informazione, anche se quasi tutti a carattere musicale. Conviene qui spiegare allora perché inserire il progetto di Marino Josè Malagnino (Mesagne, Brindisi, 1987) all’interno di una rubrica di contaminazioni tra arti visive e musica. Innanzitutto, la presenza nel sito di Pezz Prod di un manifesto -seppur schierato contro le radio- è assonanza familiare con ciò che fecero molti gruppi avanguardisti. In seconda istanza, la presenza di una teoria forte: la Nuova Musica Rurale. Il resto lasciamolo direttamente alle sue parole.

Dagli esilaranti titoli di molti dei dischi da voi prodotti alla sperimentazione dei contenuti, l’influenza di artisti-musicisti come John Cage, su tutti, è indiscutibile…
Non faccio accademia. Sto ricercando una nuova musica rurale. Immaginami come un contadino di provincia che ha letto cosa sia la città. Ne ha sentito parlare, l’apprezza e crede di conoscerla. Crede. Accende la radio e ode solo musica da città. Sbuffa e quindi inizia a cercar la musica giusta per la sua casa, la sua ambientazione. Più che Cage in sé, mi sembra estremamente romantico l’intero filone Fluxus. Dal canto mio, m’ispiro alla quotidianità.

Lo stesso si può dire della generale tendenza a tradurre in musica atti performativi, per lo più tratti da gesti quotidiani. La via d’uscita dalle melodie stereotipate e dalle fonìe canoniche -dominio delle radio- passa allora attraverso il motto “Settimo: arrangiarsi”?

Si diceva dell’arguto contadino strampalato: stanco di esser inondato da radiazioni (tv, radio) che lo trapassano ed entrano di prepotenza in casa sua, esto signore sbotta e cercando i suoni adeguati al suo spazio-tempo si ritrova costellato da telefonini, automobili… E allora pensa che la musica “pop” sia quella! S’illumina e canta mentre i tergicristalli gli tengono il tempo.

Per quanto riguarda la confezione estetica dei dischi, il packaging, il libero assemblage di poster, cartoline, immagini varie: è la costante ricerca, perpetrata anche a livello sonoro, di un caos premeditato?
La miseria della campagna è cosa nota. E capita che il nostro si arrangi. Rattoppa quel che può. Quando ha due lire in più fa le fotocopie. Quando non ce l’ha mette i cd dentro un fustino del Dash. Sul suono, invece, viene applicata una ricerca costante che pare porterà alla realizzazione di album per strumenti acustici auto costruiti. Per ora abbiamo cantato coi cellulari e siamo riusciti a rendere strumenti improvvisativi due comuni stereo set!

Lettristi e situazionisti avrebbero applaudito sicuramente la scelta del baratto come metodo di scambio. Quindi la risposta agli interrogativi sul copyright, sulla riproducibilità di un’opera e sulla perdita di autorialità dell’artista è da ricercarsi nel passato?

La comunicazione reale e non vorace e veloce come i media la vorrebbero è la vita che ci hanno tolto. Allora interviene (per chi di particolare inclinazione romantica) il baratto. Una parte di te in cambio di una parte di me. Per chi va di fretta può semplicemente comprare. Così si finanzia l’attività, tipo in questo periodo ho disperato bisogno di titoli di debito! Quella roba che la “gente in giacca e cravatta” chiama titoli di stato e la “gente comune” chiama danaro. Vi prego, indebitatemi!

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Pezzente produzioni

a cura di claudio musso

decibel – sound art e musica elettronica è un progetto a cura di alessandro massobrio

[exibart]

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