Categorie: Musica

decibel_talenti laterali | (I was) Fine before you came

di - 21 Maggio 2007

I Fine Before You Came sono una band milanese composta da Iacopo Lietti (voce), Marco Monaci (chitarra), Mauro Marchini (chitarra), Filippo Rieder (batteria) e Marco Olivero (basso). La loro discografia parte dal 2001 con Cultivation of Ease. Un anno dopo realizzano uno splitCD untitled con i Mrs. Fletcher. Nel 2003 è la volta di It all started in Malibù, seguito nel 2005 da un nuovo split, anche questo untitled, realizzato con gli As a Commodore. Le sonorità, diverse in ogni disco e in costante evoluzione, sfuggono ad ogni brama di etichetta. Spaziano con disinvoltura da un post-rock concettuale, figlio dei gloriosi Settanta, a un post-hardcore che alterna struggenti melodie e urla disperate a sonorità rabbiose e claustrofobiche.
Nel 2006 i Fine Before You Came escono con un progetto omonimo. Non è esattamente il terzo disco, non soltanto questo. È una storia. Raccontata con le parole e i suoni di 12 tracce musicali, e con un video che ne snocciola il tessuto emozionale attraverso immagini e scatti fotografici.
Abbiamo incontro Marco Monaci e Iacopo Lietti, insieme all’artista Antonio Rovaldi, regista del video.

Qual è la storia del concept audio e di quello video? Nascono insieme o uno dei due ha preceduto l’altro?
Iacopo: L’aspetto audio e quello video nascono e si sviluppano in parallelo. L’idea ci venne in tour, chiacchierando. Abbiamo pensato a un soggetto da raccontare con delle immagini e attraverso i testi di un concept album in inglese.

Di cosa parla la vostra storia?
Marco: Questo personaggio solo e alienato, in una città senza tempo e senza luogo, percorre quotidianamente una strada. Sempre uguale, sempre la stessa. Finché un giorno decide di oltrepassare il cancello rosso a cui cammina accanto ogni mattina.
I: Quello che trova dietro al cancello è una nuova speranza, che in realtà non si identifica con una persona o un oggetto in particolare. La cosa importante è il senso dello snodo narrativo, condensato nell’opportunità di rompere la monotonia quotidiana per aprirsi a un mondo nuovo. Sono mondi che soltanto l’innamoramento può scoprire. La magia dell’innamoramento, però, finisce. E non si trasforma in amore. È la storia di un amore impossibile. Nel decimo pezzo, Water, l’impossibilità prende forma attraverso le parole del protagonista. I loro sono due mondi che s’incontrano, ma che non possono stare insieme, si annullano vicendevolmente.

E il lavoro di Antonio Rovaldi?
M: Il soggetto iniziale è stato asciugato da Iacopo. Ridotto all’osso. Abbiamo messo in mano ad Antonio il risultato di questa operazione, una storia minimalista e tra le righe. E semplicemente gli abbiamo chiesto di evocarla di getto con delle immagini in modo grezzo e amatoriale.

Beh, amatoriale non proprio. Trovo che il lavoro abbia una certa qualità…
M: Sì, Antonio è un bravo fotografo, e il video è un lavoro essenzialmente fotografico, di suggestioni. Come lo volevamo.
Antonio: Nessuno aveva le idee molto chiare all’inizio. Loro stavano a Milano, io a New York. Così siamo partiti dai testi delle canzoni scritte da Iacopo, che raccontano una storia. Ho seguito le tracce del disco e ne ho scelte tre, quelle che mi sembravano fondamentali per la narrazione visiva. Da queste ho tratto i tre capitoli del video, in cui succedono alcune cose che accadono anche nei testi, e altre che invece sono nuove. Ho girato, scattato. Il resto lo ha fatto Mirko Barbaglia in post-produzione.

Come si snoda la narrazione attraverso le immagini del video?
M: Il primo capitolo del video racconta la città che dorme. Grigia, monotona. Il giorno diventa notte, tutto è ciclico e si ripete. Il secondo capitolo è quello dell’esaltazione, dell’innamoramento. Dalla staticità si passa a una fase dinamica. Il terzo capitolo chiude il cerchio, tutto torna statico come prima.
A: Il dinamismo del secondo capitolo è stato reso grazie alle immagini che ho catturato con una piccola telecamera Sony, che poi ho sfasciato mentre giravo sul ponte di Brooklyn correndo come un pazzo in bicicletta…
I: Il video è un altro punto di vista da cui raccontare la stessa storia. Attraverso suggestioni differenti, che si discostano dal disco anche dal punto di vista musicale. Per la colonna sonora del video, semplicemente abbiamo ripreso dei pezzi del disco e li abbiamo dilatati, improvvisando tantissimo, con in testa le immagini colte da Antonio.

Una colonna sonora potenzialmente diversa per ogni performance in cui proponete il video suonandoci sopra dal vivo…
M: Essenzialmente sì. Anche se in realtà lo abbiamo fatto soltanto una volta, alla FNAC, in acustico.

link correlati
www.myspace.com/finebeforeyoucamerock

graziano nani

[exibart]

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