Ed ecco The Amazons una band indie rock recente dal retrogusto anni ’70-’80, formatasi solo cinque anni fa nel Regno Unito, a Reading, Berkshire. In questo articolo voglio “parlarvi per immagini” del secondo album di questo gruppo di quattro elementi, Future Dust, uscito il 24 maggio 2019 per Fiction Records e Universal Music Group. Album di sonorità indie/alternative su tappeti hard rock e atmosfere a tratti psichedeliche si compone di 11 tracce per una durata totale di circa 43 minuti da cui sono stati estratti i singoli Mother e Doubt it, rispettivamente prima e quinta traccia dell’album.
Un viaggio sotterraneo in caverne di stalattiti e stalagmiti, di riflessi umidi e pietre preziose, di chitarre gonfie di distorsioni che come muschi e licheni tappezzanti imbrattano suolo e pareti.
La vibrante Mother ci strappa la terra sotto i piedi, un potente terremoto tanto per iniziare, Fuzzy Tree segue incalzante per non dare tregua pregna di distorsioni cristalline, una corsa forsennata senza meta. 25, un pieno di adrenalina, una vena di metallo prezioso, scintillante nel buio più totale.
The mire con i suoi soli 34 secondi è la sorgente da cui si alimenta Doubt it che, tra voci profonde e acuti, è un giardino sotterraneo lussureggiante senza bisogno di alcuna luce; è lo stupore più puro. Aprire gli occhi dopo un milione di anni, la luce che penetra la retina con una potenza sconcertante, lo sgomento totale dell’uscire dalle tenebre All Over Town, come detto, la luce di quest’album, e poi di nuovo giù, più giù con End Of Wonder, la terra che frana, una voragine che ci porta al centro del globo, magmatica, tambureggiante, da guerra; uno di quei balli notturni,tribali che precedono di poco lo scoccare della battaglia. Ed ecco lo scontro vero e proprio, note pronte a combattere, mischiarsi, impazzire sul campo di battaglia; sangue, polvere e scudi che si infrangono su Dark Vision, non c’è posto per patti o tregue, s’arriva senza fiato a Warning Sign che ha quel ché di epico, da scontro finale dove la musica è in alcuni tratti schiava della voce in altri dominatrice assoluta. Georgia, brano più lungo dell’album con i suoi quasi 6 minuti, chiude il nostro viaggio, molto più melodica degli altri brani è un nuovo sole che sorge sulle nostre teste, sembra lasciare una porta aperta a un futuro migliore e di speranza, è la luce per cui si è combattuto, cercata senza tregua per tutto il tragitto sotterraneo percorso.
Tracce:
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