Categorie: Musica

ILLUSTRATED SONGS | Tutto si costruisce. Anche la morte

di - 13 Dicembre 2012
Definire i Dirty Projectors è senz’altro difficile. Non solo perché non si saprebbe bene a quale branca dell’architettura musicale ricondurli, ma anche perché si correrebbe il rischio di cadere nella banalità. La band è nota infatti per uno stile musicale insolito. A volte è stata identificata come avantpop, altre folk strano o semplicemente come indie rock. Il loro ultimo album “Swing Lo Magellian” è impregnato di una musica in bilico tra allegria e tenebre, con toni naturali e organici. Un album di cantautorato dal cuore pop, con cui la band trova una via naturale per proporsi ad un pubblico più ampio e trasversale senza rinunciare ad una propria cifra stilistica.

Improvvisi cambiamenti di velocità, combinazione di diversi stili musicali e diversi strumenti sono all’ordine del giorno nella loro musica. Il terzo singolo tratto dal disco, “About To Die”, rappresenta questo grande caotico arrangiamento, ed è molto divertente, perché sorprende ad ogni secondo. La traccia comincia con un’interessante suono di batteria, per poi proseguire con la chitarra e i battiti di mani. Poi il beat si ferma e resta solo la voce del cantante David Longstreth. L’intera canzone viene interrotta da improvvisi accordi di violini. Questa idea dell’interruzione ha sicuramente influenzato David, non solo nella scrittura della canzone, essendo cantante e compositore dei brani della band, ma anche nel videoclip che accompagna la canzone, che lui stesso ha scritto e diretto. Facente parte di un progetto più ampio, un vero e proprio mini film dal titolo “Hi Custodian”, il videoclip fa riferimento a quel concetto di interruzione e ripetizione che il regista francese Guy Debord realizzò tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, concretizzando quella che Benjamin chiamava un’immagine “dialettica”. Il videoclip diventa un’esitazione prolungata tra l’immagine e il senso. Non si tratta di un’interruzione nel senso della pausa: è piuttosto una potenza d’interruzione che lavora l’immagine stessa, che la sottrae al potere narrativo per esporla in quanto tale. Ci troviamo di fronte a quel movimento dialettico tra cinema e arte, in cui Debord applicò il principio situazionista del détournement, un dislocamento critico di un enunciato dal suo luogo di enunciazione.

Nel pieno dell’estetica del Situazionismo, le scene del videoclip ripropongono un’arte dove oggetto, rumore, azione, indeterminazione e aleatorietà sono gli strumenti per diffondere la canzone. Trattandosi di “morte” (about to die, appunto) l’oggetto principale è il letto, su cui giace la persona morente, ripreso in diverse location ed epoche: una stanza barocca, una povera ed una asettica, altamente futuristica. L’azione è determinata dalla presenza degli altri individui nella stanza, vestiti con abiti completamente anacronistici rispetto all’epoca in cui è ambientata la scena (tute e camici da dottore per le scene del passato, ad esempio). Alcuni sono fermi e muovono semplicemente le labbra, seguendo il testo della canzone; altri invece entrano nella stanza, con un montaggio ripetitivo in pieno stile meta-cinematografico. Il rumore invece è dato dalla presenza di un furgone, che viaggia in un polveroso scenario dei giorni nostri. Queste scene infatti risultano totalmente sconnesse dalla logicità dei momenti di “letto e morte” che il videoclip narra. Ma ecco che entra in gioco l’aleatorietà: si scopre che in realtà una delle stanze in è proprio il retro del furgone che viaggia. Ed è questa che, d’ora in avanti, diventa la stanza narrativamente principale di tutto il videoclip, in cui alla scena di morte si sussegue quella della band che suona in una piccola session live (molto piccola, vista la capienza del retro del furgone). Lo spazio man mano si arricchisce di personaggi, ricordando “Le Magasin De Ben” di Ben Vautier, l’opera manifesto del movimento Fluxus. Quel piccolo negozio pieno di scarti, vecchie cartoline, dischi di seconda mano, dipinti e sculture viene convertito, nel piccolo retro del furgone, in un mix di anziani, persone di cultura, ragazze in bikini, preti e un’intera sessione di violini. Come Vautier riuscì a sovvertire tutte le divisioni estetiche convenzionali, i Dirty Projectors approfittano del loro videoclip per mistificare la morte, confondendo le barriere che separano le divisioni sociali convenzionali. Nel più classico dei saggi popolari: “La morte ci rende uguali nella sepoltura”.

*articolo pubblicato su Exibart.onpaper n. 80. Te l’eri perso? Abbonati!

Articoli recenti

  • Personaggi

Vincenzo Trione è il nuovo Presidente della Triennale Milano. Le prime dichiarazioni

È ufficiale la nomina di Vincenzo Trione alla presidenza della Triennale Milano: lo storico dell’arte e docente universitario succede a…

4 Giugno 2026 19:25
  • Mercato

Sotheby’s: un seguace di Bosch venduto per oltre 10 volte la stima

Un piccolo inferno anonimo, popolato di demoni e creature fantastiche, ha mandato in cortocircuito le previsioni degli esperti. Infiammando i…

4 Giugno 2026 19:14
  • Mostre

Transitum Frugum, l’antico patto. Federico Ferrarini da Farina Wines, a Verona

Fino al 15 settembre prende forma una mostra esperienziale concepita come ambiente immersivo, in cui la natura si manifesta nella…

4 Giugno 2026 18:35
  • Libri ed editoria

Le registe italiane degli anni Sessanta e Settanta tornano al centro della storia

Italian Female Filmmakers in the Sixties and Seventies: un nuovo volume ricostruisce opere e percorsi delle registe attive in Italia…

4 Giugno 2026 17:30
  • AttualitĂ 

Il caso Jan Fabre negli archivi pubblici: a Lecce si apre il dibattito su etica e patrimonio culturale

La donazione al Polo Biblio-Museale di Lecce di una parte dell’archivio dell’artista belga condannato per violenza non è stata accolta…

4 Giugno 2026 16:34
  • Progetti e iniziative

Crossing Currents: ecco come sarĂ  la prima settimana dell’arte di Amburgo

Nasce la Hamburg Art Week, che a settembre 2026 trasformerĂ  la cittĂ  portuale tedesca in una vetrina internazionale per i…

4 Giugno 2026 16:24