Due artisti: un pittore e un fotografo, Enrico Cazzaniga, Fiorenzo d’Avino. Due città: Milano, Napoli. Due concetti: togliere, mettere. Due colori: il nero e il bianco. Lo scatto delle foto di d’Avino cattura l’oggetto. L’attenzione si focalizza su di una fotocamera e una videocamera d’epoca e sulla loro storia. La storia di un oggetto equivale alla storia di un uomo. Dalla superficie bianca emerge il nero obiettivo della macchina fotografica d’epoca, immaginata non solo come strumento per fissare la realtà, ma divenuta essa stessa soggetto che riflette la realtà; racconta, lascia vagare l’immaginazione al di là del nero che risplende dal fondo bianco invadendo lo spazio circostante con riflessi di ombre irraggiungibili ed inquietanti. Come inquietante ed eloquente è il racconto della fotocamera di Senza titolo, un fermoimmagine nel quale il bianco del volto in primo piano chiude dietro di sé il nero specchiante ed immobile.
Due tele per Cazzaniga. Luci che emergono dal buio. Il fustagno nero, morbido, caldo inciso non da scalpelli e lame, ma dalla fluida candeggina. Quadri che con la loro matericità risvegliano i sensi, il tatto in primis. Come un blocco di marmo lascia affiorare in superficie, per via di togliere, l’opera, il fustagno assorbe il fluido imprimendolo come il negativo di una foto, ma conserva quel tanto di imprevedibilità che lo anima.
Francesca Fortunato
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Bell'articolo; bella mostra, bello lo spazio! complimenti!