And so on, il viaggio di Simon Boudvin (Mans, Francia, 1979) iniziato a Parigi -proseguito tra New York, Seul e Amburgo- dopo un iperbolico giro, è arrivato per la prima volta a Napoli, fermandosi all’uscita del tunnel nel quartiere di Fuorigrotta.
Il giovane artista francese, per realizzare l’installazione Highway, ha preso spunto dalla particolare collocazione della galleria Blindarte, a ridosso di una grande arteria stradale, caratterizzata dal succedersi di edifici in formato standard e da un doppio livello di carreggiate. Quattro esili pilastri sorreggono lo scheletro di una sinuosa autostrada apparentemente innocua, ma che in realtà irrompe esattamente dalla direzione della strada e si schianta nella parete opposta, sconfinando in spazi a noi ignoti. In compagnia della sua macchina fotografica -e di qualche intervento in digitale-, Boudvin coglie le diverse realtà radicate sul territorio. Traduce in immagini di medio formato le anomalie esistenti in scenari metropolitani su cui gravano urbanizzazione indiscriminata e stravolgimento del paesaggio.
È così che in questa piccola serie di quattro fotografie esposte troviamo città, strade e palazzi di contesti definiti urbani, ma che ad un’attenta analisi presentano criteri abitativi poco civili, sia per la concezione architettonica che ne è alla base, sia per i termini in cui la contemporaneità li rende poco fruibili ai nostri bisogni.
È evidente in Skeleton, un edificio per cui Boudvin non ha nemmeno avuto bisogno di operare attraverso una rielaborazione artistica con il digitale: il taglio secco della lama è passato attraverso le stanze, veloce come il tempo e l’incuria, e il gap profondo che ne è fuoriuscito ha portato in superficie l’ossatura in legno di appartamenti seriali in periferia.
Di fronte a Blaue Mesnil si cerca invano, sgranando gli occhi, il punto in cui Boudvin ha lasciato il segno, ma qui sono stati più veloci di lui e in questa sorta di torre segnaletica da aeroporto, alla periferia di Parigi, si sono insediate alcune forme abitative creative: gli artisti. Solo il click della macchina fotografica, ed ecco un ready-made bell’ è fatto.
Il suo sguardo travalica poi nell’ironia negli scatti di Ways, comode scale mobili per sedentari abitanti di un palazzo rosa, con finestre bow-window da quartiere residenziale. E A86, un’autostrada che sovrasta con la sua mole quel poco di natura sopravvissuta, con tanto di edificio-tunnel caduto direttamente nelle sue corsie.
irene tedesco
mostra visitata il 18 marzo 2006
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