Nato nel 1938 a Düsseldorf, dal 1949 il giovane artista lavora come tagliapietre a Düren.
Nel 1963 inizia a farsi notare come artista e dal 1974, ormai affermatosi nel panorama internazionale, insegna in varie accademie ed espone nei musei di mezzo mondo.
Le opere presenti nella mostra puteolana sono tre sculture granitiche di forma cubica frutto di raffinate tecniche di taglio.
Con una cifra ed un linguaggio ben riconoscibili Ulrick Rückriem si interroga non solo sulla disposizione dei volumi nello spazio, e quindi sul rapporto dell’opera con lo spettatore, ma riesce a superare il concetto classico di scultura. L’intento dell’artista, infatti, non è più quello di estrarre faticosamente dalla materia la sua idea, ma è la materia stessa a scatenare questioni di contenuto e di
La materia, elemento costitutivo del manufatto artistico, è dunque essa stessa capace di inventare l’opera d’arte. Fondamentale nelle elaborazioni di questo artista è perciò la sua capacità di intervenire sull’intero processo creativo: dalla scelta dei materiali al taglio della pietra. La scelta del granito e la precisione del taglio non sono elementi secondari, ma rappresentano il lavoro stesso dell’artista.
Nell’osservare l’arte di Ulrich, parafrasando Man Ray , non bisogna guardarla con la lente d’ingrandimento per cercare di vedere “come”, ma bisogna usare il cervello ed immaginare il “perché”.
A complemento delle sculture, nelle sale che ospitano la mostra, una serie di disegni sembrano chiarire l’indagine dell’artista sul rapporto tra geometrie, forme e spazi. Una serie di rettangoli uguali per dimensione ma differenti per colore e disposizione produce una sorta di “alfabeto” visivo.
Ad illustrare la gamma di emozioni che l’opera di Rückriem è capace di suscitare è utile ricordare che alcuni critici hanno letto nelle sue realizzazioni dei chiari richiami all’arte primitiva e agli elementi magici dei Dolmen e dei Menhir.
ilaria ciardiello
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