Si direbbe che nella guerra non ci sia posto per l’arte. Di questa distruzione –in realtà- l’arte fa rappresentazione e traduzione. I Tappeti di guerra sono stati parte stessa dell’evento bellico ed ora sono in mostra come ready-made storico. L’autore però, non è un artista e non ne ha gli intenti. Si tratta dello studioso Enrico Mascelloni, che ha concentrato il suo interesse sui tappeti afgani, individuandoli come il punto di massima eccellenza tecnica e creativa di una civiltà, la porta stretta in cui la violenza della storia incrocia una potente tradizione, collettiva come poche altre.
I ventisette tappeti in mostra provengono da Peshawar. La città si trova a pochi chilometri dal confine afgano, dove il conflitto si sviluppò nel 1979, con l’invasione dell’Afghanistan da parte delle armate sovietiche e si protrasse fino a poco dopo il 1989, anno della loro ritirata. E dove le bombe sono ritornate a cadere negli ultimi mesi.
Ad otto anni dalla morte di Alighiero Boetti (che a Peshawar abitò ed impiantò il suo studio), ecco ripresentarsi in galleria quella
Riappare nelle opere in mostra un colore proibito: il verde. Rappresentava il divino e, fino ad oggi, era stato inutilizzato. Celato per rispetto. E appare la figura umana, armata, sgomenta, ormai collocata in una realtà che non è più naturale, come quella floreale rappresentata un tempo.
Nell’ultima sala, sono esposti i tappeti geografici; dov’è stata rappresentata l’intera superficie terrestre. L’immagine della famosa Mappa di Boetti del 1973 torna alla mente inevitabilmente, ma qui l’Italia appare molto meno ben delineata. I nomi delle regioni dell’Afghanistan sono scritti in Pasto , la lingua nazionale, altri in arabo, russo o inglese.
Un tempo Peshawar si chiamava Gandhara ma, di quella civiltà buddista, che ebbe la sua più alta espressione nella costruzione dei giganti di Bamiyan , non resta quasi nulla: è stata distrutta dai Taleban. Lo splendore di questi tappeti sta proprio nel loro documentare dall’interno questo genere di distruzione.
link correlati
Peshawar
genny capitelli
Nella Chiesa di Sant’Antonin, Gabrielle Goliath presenta Elegy, un’opera che intreccia femminicidio, colonialismo e denuncia per la situazione a Gaza…
Dopo il clamoroso passo indietro della giuria internazionale, un fronte compatto di oltre cinquanta artisti e numerosi padiglioni nazionali ha…
Fino al 31 ottobre 2026, gli spazi storici di Palazzo Bragadin diventano il teatro di “Medea. Fragments of Memory”, una…
"Fare cose" è la mostra di Alfredo Pirri che fino al 30 settembre 2026 sarà visitabile all’interno della Fondazione Brodbeck…
Il nostro itinerario alla scoperta del Giappone meno battuto ci porta al Moment Contemporary Art Center di Nara: qui Kana…
Nel porto di Napoli va in scena la quattordicesima edizione della Coppa Pizzeria, il progetto performativo di Daniele Sigalot che…
Visualizza commenti
Splendid! Il sito di Peshawar credo sia una visita d'obbligo per chi voglia approfondire la storia artigianale di questi tappeti.