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fino al 31.I.2008 | Les fleurs du mal | Benevento, Arcos

di - 10 Dicembre 2007
Dopo la versione made in Naples della newyorkese Dangerous Beauty, inaugurata la scorsa estate al Pan, in Campania si torna a parlare di vanitas. Mentre la kermesse partenopea si focalizzava sui danni di un estenuante anelito di perfezione, il discorso ad Arcos si fa più ampio e al contempo introspettivo. Cos’è la bellezza? È possibile oggi costruirne un’immagine univoca? Le soluzioni restano inevitabilmente parziali e sfuggenti, poiché definire il “bello” è una chimera. E chi meglio del poète maudit ne ha colto l’indole volubile e contraddittoria? È dunque Charles Baudelaire a dare l’input. Versi stralciati da Les fleurs du mal sono riprodotti sulle pareti. Da qui si diramano le riflessioni.
Un florilegio di nomi noti dà corpo a un percorso affascinante per varietà e validità di lavori. Forzato però dal tentativo di imbucare opere fuori tema e aggravato da pecche allestitive -in particolare, la disorientante dislocazione delle didascalie- che ne rendono ostica la lettura.
Gioia cromatica gli autoritratti fotografici di Yasumasa Morimura, ambigue mascherate dall’effetto provocatoriamente transgender. En pendant con l’iridata palette che satura di colore la tela di Marc Quinn, composé di fragole e fiori, tanto bella quanto transitoria. Golose cromie che si ritrovano sulla fruttata tavola imbandita da Vanessa Beecroft per la performance al Castello di Rivoli, testimoniata da un lunghissimo scatto. Per le inappetenti donne sedute al desco, quei cibi non sono altro che oggetti di design. Ossessionate dalla forma, destinata comunque a degradarsi, rammentano Gilbert & George, distesi a mo’ di salma sullo sfondo di un cimitero, in un loro tipico mosaico fotografico.
Crudamente realista anche la scena del light box di Mat Collishaw. Cani che difendono a morsi la vita di due neonati abbandonati, inermi Mowgli migrati in città. Mentre una suggestiva installazione narra l’amore di Leda e del cigno/Giove, i cui corpi marmorei si raddoppiano in una simulata superficie d’acqua e si triplicano nell’ombra prodotta a parete dalla luce di una Luna proiettata. Giochi di riflessi moltiplicati all’infinito dal pavimento a specchi frantumati di Alfredo Pirri, indagine sulla corruttibilità corporea. Da calpestare rigorosamente con scarpe chiuse.
Tenta di sottrarsi all’incedere del tempo il solitario protagonista del 16 mm di Guido van der Werve, inseguito da una nave rompighiaccio che, avanzando, lacera l’algida e nivea lastra del mare artico. Penalizzato invece Francesco Vezzoli, il cui video -ispirato a intrighi familiari da telenovela- è faticosamente fruibile per la mancanza dei sottotitoli e per il molesto rumore provocato dal getto d’aria che tiene gonfi gli adiacenti sexy toys del duo Goldiechiari. Simili a enormi mine in odor di deflagrazione, risultano maneggiabili unicamente dai giganti di Brobdingnag. Diverte con l’erotismo oversize anche Sylvie Fleury, installando una terna di Mushrooms glitterati dalla forma fallica.

Scarsamente attinenti i reticoli planetari di James Brown, i quadri-puzzle di Marcello Jori e il dittico geometrico di Ettore Spalletti, che chiude l’esposizione. È vero che Benevento è terra di streghe, ma se nel calderone non ci finiscono gli ingredienti giusti, come può funzionare la pozione?

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mostra visitata il 6 novembre 2007


dal 6 novembre 2007 al 31 gennaio 2008
Les fleurs du mal
a cura di Danilo Eccher
Arcos – Museo di Arte Contemporanea del Sannio
Corso Giuseppe Garibaldi, 1 – 82100 Benevento
Orario: da martedì a venerdì ore 16.30-20.30; mattina su prenotazione; sabato e domenica ore 10-14 e 16.30-21.30
Ingresso: intero € 4; ridotto € 2
Catalogo bilingue italiano/inglese Electa
Info: tel. +39 0824312465; fax +39 0824312506; museoarcos@artsanniocampania.it; www.museoarcos.it

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