Alberto Biasi, Politipi, 2025. Installation view, Dep Art Gallery, Milano
«L’arte non è solo una questione di forma, ma anche di energia e di movimento», sostiene Alberto Biasi, che torna protagonista nello spazio di Dep Art Gallery con Politipi, mostra personale che prende il titolo dall’omonima serie di opere tridimensionali, composte da più elementi accorpati o sovrapposti, che creano effetti di profondità e movimento attraverso la manipolazione dei materiali, delle luci e delle ombre, sempre considerando lo spazio: lo spazio della tela e della pittura.
Testimoni della capacità di Biasi di dare vita a elaborati intrisi di una spazialità ambientale che coinvolgono lo spettatore in un’esperienza sensoriale unica, interattiva e immersiva – i Politipi a tutti gli effetti invitano lo spettatore a cogliere la variazione e l’ampliamento, a esplorare la relazione tra l’opera, lo spazio, i colori e la luce – le opere esposte che l’artista ha realizzato a partire dagli anni ’60 incarnano l’idea che l’arte sia anche energia e movimento, non dunque solo forma, e rispondo concretamente all’obiettivo dichiarato, ovvero «quello di creare un’opera che non sia solo un oggetto, ma un’esperienza», afferma l’artista.
Come in ambito tipografico o informatico con “politipo” si intende anche l’eventuale unione di due o più caratteri a scopi percettivi, così nei Politipi di Alberto Biasi il senso dell’unione, dell’accorpamento, della sovrapposizione, dell’attraversamento, della mimesi sino alla fusione, trova sviluppo nella giustapposizione di tecniche e di materiali in grado di rendere appieno il senso del suo impegno artistico.
La mostra a Milano, curata da Federico Sardella e realizzata in collaborazione con l’Archivio Alberto Biasi, si concentra su quello che risulta essere un momento cruciale nella ricerca artistica di Biasi offrendo al pubblico l’opportunità di esplorare la profondità e la complessità di questa serie, così misteriosa e sensuale, in bilico tra pittura, oggetto, rilievo e scultura. Tutte insieme, ma anche ognuna presa singolarmente, le opere suggeriscono immagini mutevoli e sempre inedite così come luoghi percepibili in senso stretto in quanto tali che, a tutti gli effetti, determinano possibili compressioni e simultaneamente dilatazioni spaziali che riconducono l’immagine entro un perimetro, senza che questa possa però essere confinata nei suoi limiti. Sfruttando infatti le possibilità e le potenzialità di un materiale industriale, plastico e flessibile, come il PVC che viene sottoposto a torsioni che modificano la regolarità della disposizione verticale delle lamelle, unitamente alla pittura, la cui presenza è indiscutibile, Biasi coniuga le due condizioni – apparentemente inconciliabili – e va a determinare configurazioni personalissime e cromatismi cangianti.
Con l’occasione della mostra sarà pubblicato un volume bilingue italiano inglese con la riproduzione di tutte le opere esposte e un lungo dialogo tra Alberto Biasi e Federico Sardella realizzato nello studio di Padova nell’aprile di questo anno.
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