Categorie: Opening

Il volto dell’Intelligenza Artificiale

di - 19 Ottobre 2018
L’opera d’arte contemporanea, travolgendo ogni confine di genere, si sta appropriando di nuovi strumenti espressivi, figli dell’epoca elettronica, in un interscambio attivo con sistemi di pensiero e di cultura diversi, in modo particolare con quelli scientifici. Consapevoli che il mondo cambia quando si scoprono nuovi linguaggi, gli artisti del XXI secolo stanno avviando un rivoluzionario morphing dell’icona estetica codificata dalla tradizione, sconfinando in una vera e propria ricerca di natura epistemologica. L’odierna figura dell’artista-tecnologo rappresenta l’esito di una proficua esperienza transculturale che si snoda nei secoli, dal sincretismo tra arte-scienza del Rinascimento, all’indagine della relazione uomo-macchina elettromeccanica, nell’ambito di una scienza pre-einsteiniana, compiuta dagli esponenti di alcune avanguardie storiche del XX secolo, come dadaismo e futurismo; dal lavoro nel contesto di una scienza relativistica, svolto da gruppi come quelli T e N dell’arte programmata negli anni Sessanta del Novecento, all’attuale ibridazione arte-scienza nelle condizioni inedite costituite dalle tecnologie “immateriali” dell’informazione. L’arte del nuovo millennio è, infatti, sempre più contraddistinta da un processo di rarefazione, di s-materializzazione (e di simultanea accentuazione dei suoi connotati simbolici). Se è vero – come scrive Nicholas Negroponte – che tutti noi siamo diventati “esseri digitali”, “fenomeni dell’informazione”, questa rivoluzione oltre a trasformare il nostro modo di comunicare, di immaginare, ha invaso anche i territori dell’arte. L’opera d’arte ha acquistato, infatti, una nuova identità fenomenologica che, dall’atomo al bit, è diventata materia intangibile, un insieme di zero e uno. In questo alveo si colloca l’interessante viaggio nell’immaginario tecnologico e surreale degli artisti contemporanei che propone da oggi il MAXXI, tra sogni generati da computer, algoritmi creativi e avatar che si interrogano sul senso dell’esistenza. Non solo una mostra, però, ma anche un laboratorio di studio e confronto su temi legati al nostro rapporto con la tecnologia e gli incredibili scenari aperti dalla sua evoluzione. Il progetto a cura di Bartolomeo Pietromarchi si dipana attraverso 20 lavori di 16 artisti internazionali: Zach Blas & Jemima Wyman, Carola Bonfili, Ian Cheng, Cécile B. Evans, Pakui Hardware, Jamian Juliano-Villani, Nathaniel Mellors & Erkka Nissinen, Trevor Paglen, Agnieszka Polska, Jon Rafman, Lorenzo Senni, Avery K Singer, Cheyney Thompson, Luca Trevisani, Anna Uddenberg, Emilio Vavarella. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Agnieszka Polska, What The Sun Has Seen, 2017, Courtesy ZAK | BRANICKA
In homepage: Zach Blas and Jemima Wyman, im here to learn so :)))))), HD video still, four-channel HD video installation, 2017
INFO
Opening: ore 19.30 (su invito)
LOW FORM. Imaginaries and Visions in the Age of Artificial Intelligence
Apertura al pubblico: dal 20 ottobre 2018 al 24 febbraio 2019
MAXXI – Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni 4a, Roma
orari di apertura: 11.00-19.00 (martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, domenica) |11.00 – 22.00 (sabato) | chiuso il lunedì
www.maxxi.art – info: 06 32.48.61

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