Categorie: parola d'artista

exibinterviste la giovane arte | Gino Sabatini Odoardi

di - 14 Novembre 2003

Ritieni che il tuo luogo di provenienza abbia influito in qualche modo sul tuo lavoro? Che lo abbia condizionato e lo condizioni?
No! A patto che si tratti il no come se fosse qualcosa.

Lavori solitamente sullo slittamento tra Significante e Significato creando volutamente ambiguità concettuale: cosa ti affascina di questa scelta stridente? Pensi che sia la formula più efficace per stimolare la coscienza critica dello spettatore?
Il mio lavoro oscilla sull’orlo di più condizioni perché è il mondo stesso che ci dondola sopra. Non c’è la messa in opera di una formula. Non esiste una strategia che serve a regolare stimolazioni prestabilite. Quando mi relaziono con il mondo, il primo spettatore sono io.

Tu stesso curi la fotografia dei tuoi lavori: una sorta di arte nell’arte. La consideri parte integrante del tuo lavoro e della sua processualità?
Sì, è proprio così. Curo in maniera ossessiva ogni piccolo dettaglio del mio lavoro. Foto comprese. Tra le pagine dei significanti possibili non tra/lascio nulla al caso. La foto è una fase successiva al disegno preparatorio da cui non posso prescindere. La definirei una sorta di trasfigurazione della figurazione.

C’è un’opera o una serie di opere che ritieni ti rappresenti in maniera particolare?
Quella che devo ancora pensare.

A parte il bicchiere come evidente trait d’union, ci sono dei temi che ricorrono spesso nella tua produzione: il concetto di sacro, di postumo, di luogo comune. Pensi che si possa parlare di parole chiave o ritieni piuttosto che i tuoi lavori siano svincolati da una precisa linea guida?
Esiste una linea guida perché esiste un’idea guida. Questo è l’unico filo rosso che accomuna tutto il mio lavoro.

Sostieni che i tuoi maestri siano stati Kounellis e Mauri: cosa ti hanno insegnato?
Mi hanno insegnato a stare davanti ad un quadro mentre gli si guarda la nuca.

Come dice Mauri metti l’intero mondo in un bicchiere. La fascinazione che nutri verso questo oggetto prescinde dal suo contenuto o è quello che la legittima? Fino a che punto il primo non è strumentale al secondo?
Penso che la scelta di un supporto legittimi sempre se stesso a prescindere dall’intervento. Poi non credo che possa esistere un’idea di contenuto senza un concetto chiaro che la possa contenere. Nel mio caso ho sempre inteso il bicchiere come una sorta di pagina trasparente dove vomitare il mondo senza mai trascurarne la funzione.

La tua scelta ricade sempre sullo stesso bicchiere da cantina. Perché questa tipologia e non altre?
Ci sono delle ragioni che riflettono un sociale più vicino al mio modo di sentire la vita.

I tuoi ultimi lavori presentano un passaggio dalla sfida delle leggi gravitazionali e dell’ovvietà ad una forte connotazione sociale: si può parlare di una ulteriore fase di sviluppo della tua ricerca?
Non lo so se si può parlare di un’ulteriore fase di sviluppo della mia ricerca. Di certo so che sono me stesso sia quando guardo le stelle e sia quando parlo di politica.

Il risultato dei tuoi lavori è seriale, razionale, ordinato, calcolato. Si vede la differenza tra il rigore geometrico del lavoro compiuto e la progettualità istintiva della fase preparatoria. Una sorta di passaggio dal caos all’ordine. Le caratteristiche sopra elencate sono obiettivi cui tendi, e perché?
Ho sempre inteso la fase progettuale come una sorta di iper-riflessione della confusione. Caricare l’intuizione primaria di dubbi, incertezze ed instabilità è sempre stato per me un punto di partenza a cui non posso prescindere. E’ un processo così falsamente comprensibile che difficilmente riesco a gestire se non con la formula severa del rigore seriale.

Ritieni che oggi ci sia bisogno di silenzio e ritieni il silenzio una presa di coscienza. Le tue opere – soprattutto le ultime – rimandano frequentemente alle parole. Pensi di aver trovato una mediazione o un compromesso per parlare in maniera silenziosa?
La vita stessa è un sistema complesso di compromessi. Mc Luan ha dovuto scrivere un libro per dire che i libri non servono a nulla. Ma non è questo problema, il vero problema è cosa dire e perché bisogna per forza dire. Si dicono continuamente parole a vanvera senza senso. E’ qualora il senso esistesse, questo è sempre gestito da mercanti di teschi patrocinati da media/mediocri senza scrupoli. Sono pochissimi quelli che parlano, molti dicono solo parole. Si vive nel limbo dei media (neanche Orson Welles e Sidney Lumet con i loro rispettivi “Poteri” cinematografici sono riusciti nell’impresa); quale falsa presunzione potrei avere io di riuscirvi? Anch’io parlo, parlo, parlo con te, adesso, mentre desidererei che questa emissione d’aria orale collassasse in una scatola di marmo. Malgrado ciò ho bisogno di gettarmi in qualsiasi acqua putrida per non bagnarmi.

bio
Gino Sabatini Odoardi nasce a Pescara il 14 luglio 1968. Dopo il Liceo Artistico di Pescara, dove ha come insegnante Ettore Spalletti, frequenta l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila, dove conosce Kounellis, Mauri e Carmelo Bene, maestri determinanti per la sua formazione. Nel 1999 riceve il premio “Le Prix des Jeunes Créateurs” all’Ecole Nationale Supérieure des Beaux-Arts di Parigi e, sempre nello stesso anno, il primo premio “David Molinari” dell’Accademia di Belle Arti di Firenze, nella sezione “Forma e Colore”. Attualmente vive a lavora tra Pescara e Roma. Tra le principali esposizioni: 2003 Unimovie, VII Ediz. Internazionale University Film Festival, Museo Laboratorio (ex Manifattura Tabacchi), Città Sant’Angelo (Pe); 2002 A boccaperta, a cura di MF. Zeuli, Museo Laboratorio di Arte Contemporanea, Università La Sapienza, Roma; 2001 Senza Titolo, a cura di S. Vedovotto, Spazio-Abitazione di Ludovico Pratesi, Roma – Adriatico: Le due sponde, a cura di A. Vettese, 52° Premio Michetti, Museo Michetti, Francavilla al Mare (Ch); 1999 XXVII Biennale d’Arte di Alatri, a cura di L. Fiorletta e L. Rea, Chiostro di S. Francesco, Alatri (Fr); 1998 Gino Sabatini Odoardi, a cura di E. Sconci, ex Convento Oratorio delle Grazie, Alanno (Pe) – Arti visive, a cura di S. Risaliti, Basilica di S. Maria Maggiore di Collemaggio, L’Aquila. Per la collana Artisticamente è stato pubblicato il volume Gino Sabatini Odoardi Controindicazioni, a cura di S. Lux e D. Scudero, vol. n. 14, Ed. Lithos, 2003.

matilde martinetti

[exibart]

Visualizza commenti

  • Contestando l'eccessivo uso e abuso delle parole ricorri al silenzio come momento di riflessione e strumento di comunicazione. Condivido questa tua posizione ma penso che bisognerebbe trovare un giusto compromesso tra i due.

  • Uno dei pochi artisti veramente interessanti, nel panorama della mediocrità convulsa.

  • Questo Sabatini sinceramente a me sembra patetico...il lavoro è orrendo e poi è "già visto"...che intervista da "grande artista"...quante arie! Ma chi è? Il bicchiere è la sua ossessione...sarà mica un alcolizzato?

  • Caro Gino,
    conoscevo il lavoro...ma non sapevo di chi fosse. Finalmente ti ho trovato. Felice di essermi imbattuto nel tuo mondo.

  • .Per caso ho letto prima l'intervista e poi i commenti. Ma perchè solo quest’artista ha tutti questi complimenti? A me non sembra un gran che…poi ci sono tante altre interviste di artisti più interessanti e innovativi (e tra l'altro molto ma molto più conosciuti) che non hanno nemmeno un commentino. nemmeno un pensierino. Io credo che sia lui a promuoversi da solo. Non c’è altra soluzione!!! Dai Gino smettila di autopromuoverti e parla come mangi!!!

Articoli recenti

  • Arte contemporanea

Il surriscaldamento globale è realtà. Un ghiacciaio scomparso diventa monumento fragile al Castello di Rivoli

Cecilia Vicuña trasforma la Manica Lunga del Castello di Rivoli in un paesaggio di lana e memoria: cento metri di…

1 Giugno 2026 17:00
  • Mostre

Giacomo Balla: l’artista totale, oltre il Futurismo. Al Mart di Rovereto

Fino al 18 ottobre, Il Mart presenta per la prima volta in Italia una delle maggiori collezioni private monografiche al…

1 Giugno 2026 17:00
  • Arte contemporanea

Un maxi-restauro da 38 milioni: ecco la nuova casa dell’Archivio Storico della Biennale

Un hub di 8.000 metri quadrati aperto 365 giorni all'anno, destinato a imporsi come il centro di ricerca sulle arti…

1 Giugno 2026 16:49
  • Progetti e iniziative

2 giugno 1946-2026, il voto come gesto di ascolto: il progetto di Afterall a Modena

Per gli 80 anni della Repubblica, il duo Afterall presenta a Modena una installazione sonora nata da un processo partecipativo:…

1 Giugno 2026 15:30
  • Mercato

Da Frank Stella a Mario Merz: a Parigi va all’asta la collezione Claude e Grazyna Cluzel

Trentacinque opere tra Minimalismo, Arte Povera e astrazione del dopoguerra raccontano il gusto rigoroso dei due collezionisti. E le loro…

1 Giugno 2026 15:00
  • Teatro

Noi, non io: al festival Up To You, la direzione artistica è un atto collettivo

A Bergamo il festival Up To You sperimenta una direzione artistica partecipata: giovani curatori e professionisti costruiscono insieme - e…

1 Giugno 2026 14:30