Colapesce. Crediti foto Lorenzo Urciullo. Giulia Parlato
Colapesce alias Lorenzo Urciullo, quello della «musica leggerissima» in duo con Dimartino al Festival di Sanremo 2021, fa un viaggio nel suo presente e passato attraverso gli oggetti che abitano i luoghi della sua vita e le case dei suoi parenti.
I suoi scatti sono visibili alla Galleria di Patricia Armocida a Milano fino al 27 giugno. Di memoria in memoria. La nostra e la sua si agganciano e creano una suggestione intensa fatta di ricordi di luoghi, di oggetti, di solitudini. Lorenzo Urciullo ha una passione per gli hotel italiani anni ’70 e ’80. Li ha raccontati con uno sguardo intimo in scatti pubblicati sul suo profilo Instagram. Piazza digitale in cui lo ha trovato la gallerista Patricia Armocida, che ne è stata catturata perché hanno molto di familiare con il suo e nostro passato, sia le stanze che gli oggetti che le abitano.
E così è nata la mostra Doppia uso singola. «Sono immagini molto legate ai miei ricordi e così ho deciso di fare anche la curatela», racconta a exibart. «Sono arrivate più di 2000 foto, ma avevo le idee chiare su come esporle. Ne ho scelte 200 divise in tre nuclei: D.U.S., acronimo del titolo Doppia uso singola, la seconda serie, Teresa e Anna, nonna e prozia di Lorenzo, documenta la relazione simbiotica tra le due sorelle; Giorni sfiniti, è una serie legata alla Sicilia, ai paradossi della sua terra e a visioni introspettive dell’artista». Sono familiari per molti perché ripescano il ricordo un po’ svanito di quel viaggio dell’infanzia, quello pieno di solitudine di una trasferta di lavoro, o l’ansia di una fuga di casa a 15 anni senza soldi. Sono lì, assemblate e pronte a farci riaprire mille porte e restituirci emozioni in un formato 20×20 come le «cementine» (piastrelle della pavimentazione tipica siciliana) e altre in 10×10 (stampati su carta Hanhemule PhotoRag ultra smooth 305gsm). Una lunga sequenza temporale di oltre dieci anni, una selezione iconica tratta dal suo archivio personale. «La fotografia per me è come una canzone senza parole: evoca, suggerisce, non spiega. E credo che in questa sua prima mostra si senta questo approccio, fatto di suggestioni più che di tesi», spiega Colapesce.
«Ci sono io in ogni stanza. Una cronaca privata che documenta la mia solitudine in uno spazio», per esempio. Una riflessione sul rapporto tra noi uomini e gli oggetti e la nostra cultura materiale. Non un saggio, certo. Ma questo è il risultato: una parete è composta da diverse immagini di phon, come un quaderno di appunti di un designer inconsapevole. Se ne ripercorre la storia delle forme. Molte le stanze di albergo che ci fanno riscoprire vecchie lampade, telefoni, addirittura le bocchette anti incendio. Ma anche i letti, le tende, le abat-jour, le prese elettriche… Anche la storia di Teresa e Anna, stupendamente allestita in modo speculare con una “strada” in mezzo, è raccontata con gli oggetti. È molto vicina alla realtà: la nonna e la prozia abitano vicine e da anni si “copiano” inconsapevolmente. In quegli interni si attraversano i decenni del Novecento attraverso la vita quotidiana. Questo perché? Perché permette a Lorenzo Urcillo di fare un viaggio nel tempo per ritornare in dialogo con il bambino che era. E lo fa tramite gli oggetti che sono nel presente, ma anche addensati nella memoria. Poi c’è il mare, che è le Madonne, gli scogli, le nuvole, gli orizzonti e due testi. Anche questo per ritornare a sé: «È una pausa che mi sono preso dopo questi anni con la musica, belli ma senza sosta», conclude l’autore.
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