Categorie: Personaggi

A tu per tu con Simona Bartolena, curatrice di “La Commedia Umana. Un dialogo a due voci”

di - 31 Luglio 2025

Un titolo che richiama Balzac, ma che parla direttamente al presente: La Commedia Umana. Un dialogo a due voci è la mostra che mette in relazione le visioni —stilisticamente differenti ma comunque complementari— di Armando Fettolini e Lorenzo Pacini. A cura di Simona Bartolena e Francesca Barberotti, l’esposizione è visitabile fino al prossimo 30 agosto. Simona Bartolena ci ha raccontato ciò che sta dietro questo dialogo a due voci.

Com’è nata l’idea di questa mostra? C’è stato un punto di partenza preciso o un’intuizione che ha fatto scattare tutto?

«Fettolini e Pacini si conoscono e sono amici da tempo e talvolta hanno anche esposto insieme. Mai, però, si erano soffermati a riflettere su quanto le loro ricerche, diversissime per linguaggio ed esiti, si basassero su principi comuni, trovando delle affinità elettive straordinarie.  L’intuizione è nata dal confronto tra le loro due sculture a forma di barca: un’arca salvifica per Armando, una Monade inattaccabile per Lorenzo. Una nera, l’altra bianca. Una luogo in cui rifugiarsi e accogliere, l’altra spazio in cui chiudersi e nascondersi».

Cosa li unisce al di là delle differenze stilistiche?

«Pur provenendo da storie personali e percorsi assai differenti, i due sono uniti da un comune interesse per l’umanità. L’umanità con le sue virtù e, soprattutto, con i suoi vizi, con le sue pochezze, vittima della banalità del quotidiano, della incapacità di andare a fondo nelle questioni. Lorenzo lo racconta con tagliente ironia: non c’è pietà nell’opera di Pacini, non c’è via di fuga. Armando, invece, indaga l’animo dell’uomo, prova a comprenderne le fragilità, talvolta anche a proteggerle.

Entrambi amano guardare le cose da punti di vista inusuali, sotto una luce inconsueta. Prima di allinearsi con l’idea diffusa, meglio costruirsene una propria. Entrambi amano le diversità, chi è fuori dal coro, le mosche bianche (o le pecore nere), chi sceglie una strada propria a tutti i costi (i Randagi di Fettolini ne sono simbolo) senza seguire il gregge (come le Pecore di Pacini, in cammino nella stessa direzione, senza sapere perché)».

Lorenzo Pacini, Intervallo, 2017. Pecore di plastica su tela

Ci sono opere dei due artisti che, una volta accostate, si parlano in modo particolare?

«Quasi tutte le opere entrano tra loro in dialogo. La mostra è divisa in stanze tematiche e in ciascuna i lavori si intrecciano e si parlano. In catalogo abbiamo voluto eliminare il nome dell’artista nelle didascalie, lasciando che le due ricerche si mescolino pur nella loro profonda diversità stilistica.

C’è però una stanza che a mio avviso supera le altre quanto ad affinità elettiva, ed è quella dedicata all’idea di diversità. Fettolini espone le sue figure flessuose, dai volti senza lineamenti, presenze di cui percepiamo la solitudine. Fanno parte delle serie Figli di un Dio distratto e Dal mondo degli strani, che l’artista ha dedicato al mondo dei manicomi e alla crudeltà di una società che esclude chi non risponde a certi canoni. A questi volti senza identità rispondono gli Uomini istrice di Pacini: figure dai visi vuoti, trapassati da aculei di ferro e i suoi Abbracci, ovvero manichini da sartoria che indossano camice di forza dalle maniche lunghissime. Sono opere realizzate dai due artisti in periodi differenti, senza conoscere la produzione dell’altro: incredibile come sembrino nate per essere esposte insieme.

Francesca Barberotti ed io abbiamo solo dovuto “constatare” questo intreccio già esistente. Potremmo dire che la mostra si è fatta da sola. Come curatrici abbiamo dovuto selezionare le opere tra le tante disponibili, ma non abbiamo certo fatto fatica a trovare i punti di contatto tra i due artisti!».

La commedia umana, exhibition view

Cosa significa per lei “La Commedia Umana” nel contesto di questa mostra? Il titolo rimanda a Balzac ma ha anche risonanze molto attuali.

«Sì, chiaramente lo spunto viene da Balzac, ma anche noi abbiamo colto nel titolo una straordinaria attualità. La mostra vuole in un certo senso restituire all’arte un compito che non sempre le è riconosciuto nella scena culturale attuale: quello di farsi strumento di critica sociale, capace di leggere la cronaca da punti di vista diversi, di suggerire riflessioni… Al di là della qualità dei lavori esposti, vorremmo che i visitatori apprezzassero il messaggio proposto, o quanto meno che vi facessero sopra una riflessione. La mostra è, ovviamente, innanzi tutto un esposizione d’arte, con opere di impatto, realizzate con tecniche e linguaggi differenti, ma si presenta come un vero e proprio percorso, un racconto unico, che si dipana sala per sala e che chiede al fruitore di prestare attenzione ai significati, oltre che alla forma. Qualcuno sarà d’accordo, altri no. Ma nessuno dovrebbe sentirsi escluso… Perché in questa Commedia Umana ci siamo tutti, c’è da capire quale sia il nostro ruolo e come possiamo gestirlo, partendo dalle piccole cose del quotidiano».

La commedia umana, exhibition view

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