Gunter Brus, Self Painting, 1964 – © Gunter Brus
Controverso, provocatorio, scioccante, pioniere della body art più estrema, tra i fondatori dell’Azionismo Viennese, Günter Brus è morto sabato, 10 febbraio, a Graz, in Austria. La notizia è stata confermata ieri dalla Kunsthaus Bregenz, museo d’arte contemporanea di Bregenz, che proprio nei prossimi giorni ospiterà un’ampia retrospettiva, con circa 500 opere, dedicata alla ricerca artistica di Brus. «Lo staff del Kunsthaus Bregenz piange la perdita di questo straordinario artista. Brus è una delle figure più importanti del dopoguerra e la sua scomparsa rappresenta una perdita incomparabile per la storia dell’arte austriaca. Brus era un disegnatore, artista, poeta, intellettuale e visionario. Le sue opere testimoniano un profondo esame dei temi dell’umanità e dell’esistenza», ha dichiarato Thomas D. Trummer, direttore della Kunsthaus Bregenz.
Nato ad Ardning, nel 1938, studiò pittura a Vienna nella metà degli anni Cinquanta. Dopo essere stato arruolato nell’esercito per un breve periodo nel 1961, tornò a occuparsi di arte ed esordì nel 1964 con una serie di happening e performance incentrati su una concezione della pittura intesa come modalità di trasformazione del corpo. Insieme a Otto Mühl, Hermann Nitsch e Rudolf Schwarzkogler fondò l’Azionismo Viennese, movimento artistico ispirato alla dissacrazione e risemantizzazione dei simboli, dei miti e delle funzioni corporali, con una particolare pulsione autolesionistica. Nel 1968, insieme altri azionisti, organizzò una performance all’Università di Vienna, durante la quale Brus cantava l’inno nazionale mentre si impegnava in una sequenza di atti scioccanti che includevano autolesionismo e sesso. Fu processato per «Degradazione dei simboli dello Stato» e in seguito, minacciato anche di morte, fuggì a Berlino con la sua famiglia.
Due anni dopo, mentre viveva a Berlino, l’artista mise in scena un’altra performance, in cui si tagliava con un rasoio. Sua moglie, Anna Brus, ha collaborato per la realizzazione di alcuni dei suoi lavori degli anni ’60, a volte violenti e spesso coinvolgenti la nudità, oltre a essere stata inclusa in opere eseguite dagli altri azionisti, come Nitsch e Schwarzkogler.
Dagli anni Settanta si è dedicato al disegno, affrontando i temi della morte e della sessualità richiamando la tradizione stilistica di grandi maestri austriaci, come Alfred Kubin, Oskar Kokoschka ed Egon Schiele. Tra gli anni ’70 e ’80, Grus portò la sua pratica artistica anche al di fuori di Vienna, partecipando a tre edizioni di Documenta a Kassel, in Germania. Nel 1987 realizzò un padiglione speciale intitolato Delyrium per il famoso parco divertimenti Luna Luna, dismesso per anni e ora rimesso in azione (di questa singolare storia scrivevamo anche qui), che incorpora la musica d’organo composta da Nitsch.
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