Marisa Albanese nel suo studio di Napoli. Ph. Mario Laporta/KONTROLAB
Artista di preziosa e poetica sensibilità, sperimentatrice tanto raffinata quanto determinata, tra scultura, disegno, fotografia, video, Marisa Albanese alla fine ha dovuto arrendersi a una malattia inguaribile ed è morta oggi, 21 agosto 2021. Ma nemmeno in questi ultimi mesi aveva smesso di lavorare, continuando a portare avanti la sua ricerca e i suoi progetti come quello, ancora in corso, di un’installazione ambientale site-specific per il Bosco del Museo di Capodimonte, istituzione che, nel 2010, aveva ospitato anche una sua ampia retrospettiva, “Spyholes”, a cura di Achille Bonito Oliva.
Nata nel 1947 a Napoli, città nella quale viveva e lavorava, si era formata all’Accademia di Belle Arti e aveva conseguito la laurea in Lettere Moderne all’Università Federico II. La sua prima personale nel 1990, allo Studio Scalise, una delle gallerie più sperimentali della città, dove presentò Il Grande Gioco, una suggestiva opera ambientale, tra scultura e installazione, nella quale erano radicati alcuni dei termini chiave della sua arte, come il dialogo tra porosità e leggerezza dei materiali, la condizione di attraversamento, il dinamismo della percezione, l’equilibrio e la delicatezza.
Tante le mostre personali e collettive a Napoli, allo Studio Trisorio, sua galleria di riferimento, da Dina Caròla Arte Contemporanea, a Castel Sant’Elmo, a Villa Pignatelli, e poi in Italia e all’estero, a Palermo, Bologna, Roma, Capri, Ischia, Parigi, Jakarta, Weimar, Toronto, Lampedusa, tra le varie. Proprio nell’isola del Mar Mediterraneo aveva condotto uno dei progetti più rappresentativi della sua ricerca, conducendo un workshop insieme alle persone migranti ospitate nell’hotspot, esperienza poi confluita in un libro d’artista, “Quaderno di Lampedusa”.
Le sue opere sono conservate in importanti collezioni pubbliche e private: al Museo Madre di Napoli è esposta Via Settembrini, un delicato lavoro incentrato sulle molteplici stratificazioni urbanistiche e culturali di Napoli. Le bianche e volitive figure delle Combattenti, una delle sue opere più iconiche, sono esposte nella collezione permanente della Metropolitana dell’Arte di Napoli, stazione Quattro Giornate.
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Marisa Albanese, sì, una Combattente, Donna forte, determinata ma altrettanto tenera, leggera di quella leggerezza innata nelle donne vere, non piegata al mercato nelle sue mille sfaccettature. Sincera, anima libera, artista delicata e profonda. Sarai nei nostri cuori