Ruggero Savinio, ph. Dino Ignani
Erede della grande tradizione della pittura del Novecento, interprete della memoria delle avanguardie storiche attraverso una ricerca intima, personale e profondamente umana, Ruggero Savinio è morto ieri, 1 gennaio 2025, a Cetona, in provincia di Siena. Nacque a Torino, nel 1934, in un contesto familiare profondamente intriso di cultura, letteratura e arti visive. Era infatti figlio dell’attrice Maria Morino e dello scrittore e artista Alberto Savinio, oltre che nipote del celeberrimo Giorgio de Chirico, tra i fondatori della Metafisica. Con la sua scomparsa si spegne una voce autorevole della pittura italiana contemporanea: con le sue tele, dense di rimandi onirici e richiami alla classicità, Savinio ha esplorato i territori sospesi della memoria e del sogno, arricchendoli di una sensibilità moderna.
Trascorse l’infanzia e la prima giovinezza a Roma, frequentando l’ambiente culturale del padre e dello zio e studiando Lettere all’Università La Sapienza. Poi visse a Parigi, amico di altri aspiranti pittori come Lorenzo Tornabuoni e Gianni Serra, a Milano, in Svizzera, e in Toscana, per tornare a Roma nel 1984.
Protagonista di numerose mostre in Italia e all’estero, ha conquistato l’attenzione di critica e pubblico fin dagli anni Sessanta, quando iniziarono le prime esposizioni in musei e gallerie di prestigio. La sua pittura, raffinata e poetica, attingeva tanto alla lezione metafisica quanto alla rielaborazione personale del mito e della natura, donando allo sguardo dell’osservatore una sensazione di sospensione e di intimo dialogo con la storia dell’arte.
Savinio ha ricevuto numerosi riconoscimenti e ha fatto parte di importanti rassegne sull’arte contemporanea italiana. Nel 1986 ha ricevuto il Premio Peggy Guggenheim, nel 1995 è stato nominato membro dell’Accademia di San Luca e nel 2007 è stato insignito del Premio De Sica dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Nella primavera del 2012 gli era stata dedicata una grande rassegna antologica alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma.
Per molti, il suo lavoro è stato il testimone di un filo che, pur dipanandosi lungo decenni e generazioni, non ha mai perso la sua potenza evocativa. Con la scomparsa di Ruggero Savinio, l’arte italiana perde un interprete tanto colto quanto sensibile, un maestro che, partendo da un’eredità familiare imponente, non ha mai rinunciato a proseguire un cammino di sperimentazione e introspezione. Lascia in eredità una produzione ampia e apprezzata a livello internazionale, memoria viva di quel dialogo tra sogno, mito e quotidianità che ha saputo raccontare con grazia e lucida visione.
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