Christophe de Menil
Figlia primogenita di Dominique e John de Menil, i visionari collezionisti di Houston fondatori della Menil Collection, Marie-Christophe de Menil aveva fatto dell’arte la sua ragione di vita: Merce Cunningham, Andy Warhol e Willem de Kooning, per esempio, erano tra i suoi amici più cari, il suo secondo marito – dopo la separazione da Robert Thurman – fu l’artista Enrique Castro-Cid, e il nipote, Dash Snow, fu un promettente artista scomparso nel 2009 quando la sua carriera stava decollando.
Christophe de Menil era nata a Parigi, nel 1933, e con l’ascesa al potere del nazismo, insieme alla sua famiglia, fuggi ancora bambina prima verso la Spagna, poi all’Avana e infine a Houston, dove aveva le sue attività americane la Schlumberger, la compagnia petrolifera che il padre aiutava a gestire. Fin dagli anni ’50 fece incursioni nel mondo della moda, indossando il famoso abito Clover Leaf disegnato da Charles James. Poi, intorno alla metà degli anni ‘60 lanciò ufficialmente la sua carriera in questo mondo, trasformando la sua casa in un atelier: affidò il progetto di ristrutturazione a Frank Gehry, incaricò lo scultore Doug Wheeler di concepirne l’illuminazione, e poi nel 1987 la vendette a Larry Gagosian, due anni dopo che il mercante d’arte aveva ampliato la sua galleria a New York e si era trasferito in città.
A partire dal 1980 lavorò come stilista per il regista teatrale e artista Robert Wilson, le cui produzioni spesso presentavano i suoi abiti. E nel 1984 iniziò a disegnare abiti, come quello da sera, rosso, della collezione del 1992 che è ora di proprietà del Metropolitan Museum of Art.
Il suo amore per l’arte – de Menil fu inserita per tre volte nella lista dei 200 migliori collezionisti di ARTnews all’inizio degli anni ’90 – era un amore a tutto tondo. Il suo appartamento nell’Upper East Side di New York era affollato di oggetti storici, come le sedie attenuate della produzione di Einstein on the Beach del 1976 del suo amico Robert Wilson, un disegno di Doug Wheeler, che ha sostenuto per un certo periodo e un raro divano in due parti di Charles James. La sua collezione comprendeva opere di René Magritte, Barnett Newman – Ulysses (1952), venduto per 1,59 milioni di dollari da Sotheby’s ed entrato a far parte della Menil Collection – e molti altri, come Gedi Sibony – che le ricordava proprio Barnett Newman – e Daniel Arsham, che considerava migliore di qualsiasi Magritte
Fontana, Accardi, Tancredi, Morandi: una selezione di capolavori (tutti in vendita) racconta l’arte italiana del Novecento. Tra debutti sul mercato,…
Tradizione e progetto convivono in una serie di eccellenze che a Palermo hanno iniziato a collaborare e a farsi censimento.…
Dodici anni dopo la sua monumentale retrospettiva autobiografica, Luca Pancrazzi riannoda i fili del tempo e della memoria industriale negli…
Con "The Materiality of Judy Chicago", Galleria Alberta Pane dedica all’artista americana Judy Chicago una mostra che mette al centro…
Diretta da Davide Ferri ed Enea Righi, Arte Fiera torna a Bologna dal 5 al 7 febbraio 2027, celebrando la…
Arianna Pace è la vincitrice della 24ma edizione del Premio Ermanno Casoli, dedicato al rapporto tra arte e impresa: l'artista…