Se per una qualche catastrofe assurda dovessimo perdere tutta la conoscenza sedimentata e prodotta nel corso della pur breve storia dell’umanità – un nuovo super parassita tanto indistruttibile quanto vorace di carta stampata, oppure un virus letale dei database dei social network e di Wikipedia – sarebbe comunque facile riscrivere tutto. Un grande scrittore diceva che, in fondo, basterebbe salire su un mezzo pubblico, un autobus, un vagone della metropolitana, e osservare attentamente i volti dei passeggeri. Tutte le storie sono lì, nelle persone che ci circondano e nelle quali rivediamo anche noi stessi, nei tratti somatici che si diluiscono in certi casi mentre in altri si accentuano, negli atteggiamenti stravaccati, oziosi, stanchi, iperattivi, attenti, svagati, svampiti, flirtanti. Jason Polan è morto il 27 gennaio 2020, il disegnatore degli abitanti di New York è scomparso a causa di un cancro.
La sua ambizione era disegnare tutti: 8 milioni e 623mila persone. Un progetto folle se preso alla lettera e probabilmente anche per Polan si trattava più di una idea, un tendere verso un risultato. Ma preso alla lettera risultava effettivamente bello da dire: disegnare tutti gli abitanti della Grande Mela. Come la trama di uno di quei film che hanno costruito l’immagine della città in cui tutto può succedere.
E forse sarebbe quasi successo, visto che Polan era arrivato a 30mila ritratti, pubblicati poi in un libro nel 2015. Schizzi espressivi, presi rapidamente sul foglio del bloc notes mentre le cose sono sul punto di accadere: persone con l’ombrello sotto la pioggia, signore a spasso con il cane, uomini che addentano panini poggiati al banco del fast food, ragazzi con le cuffie, con un cubo di rubik, con il cappuccio tirato sulla testa. La maggior parte sono incompiuti, perché i soggetti ritratti andavano più veloce.
«Se si muovono o si spostano da una posa, non posso imbrogliare riempiendo una gamba che era stata piegata o un braccio che indicava qualcosa. Questo è il motivo per cui alcune delle persone nei disegni hanno un braccio o una gamba in più: si è mossa mentre la stavo disegnando», spiegava Polan.
Nato ad Ann Arbor, Michigan, nel 1982, e traferitosi a New York nel 2004, Jason Polan con questo progetto aveva unito le strade dei suoi studi: antropologia e arte e design. Aveva fondato anche un gruppo, il Taco Bell Drawing Club, per riunire altri disegnatori amatoriali e appassionati, nel fast food sotto casa, a Union Bell Square. Le sue illustrazioni sono state pubblicate dal New Yorker, dal New York Times e da Metropolis Magazine. Nel 2011 tenne la sua prima mostra personale alla Nicholas Robinson Gallery di Chelsea.
Ma la sua opera di catalogazione non si fermava alle persone, come lascia intuire facilmente il titolo di un altro progetto, Every Piece Of Art in The Museum Of Modern Art, confluito poi in un libro. In fondo, ritrarre tutte le opere d’arte è semplice ma potrebbe non essere poi così complicato ricostruire tutta la storia dell’uomo, a partire da una passeggiata con un bloc-notes.
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