A partire da aprile 2022, Iwona Blazwick non sarà più la direttrice della Whitechapel Gallery di Londra una delle istituzioni artistiche più importanti e influenti a livello mondiale. A fare l’annuncio, la stessa Blazwick, che ha ricoperto questo ruolo dal 2001, guidando non solo l’attività espositiva della Whitechapel ma anche i programmi educativi, i progetti collaterali, le commissioni e le pubblicazioni. Blazwick continuerà comunque a collaborare con la galleria fino al 2023, come curatrice indipendente, portando avanti parallelamente la sua attività nell’ambito di progetti internazionali. Il board della Whitechapel isi è già messo al lavoro per trovare un nuovo direttore, che sarà proposto da una commissione apposita.
«È una decisione emozionante a causa del grande amore che provo per la Whitechapel Gallery, per i nostri artisti, per il pubblico, i colleghi e la comunità», ha commentato Iwona Blazwick. «Durante gli ultimi venti anni ho avuto la possibilità di curare, commissionare e pubblicare le opere di alcuni degli artisti più importanti al mondo, di guidare l’espansione della Galleria, instaurare relazioni con istituzioni internazionali e con un ampio range di partner culturali, collezionisti e filantropi, e lavorare con colleghi stimolanti. La Galleria sta uscendo dalla pandemia con una solida base finanziaria e con programmi ammirati e rispettati: è un buono momento per consegnare le redini», ha concluso Blazwick.
Sotto la direzione di Blazwick, tanti sono stati i successi raggiunti dalla Whitechapel Gallery, che fu fondata nel 1901 dal reverendo Samuel Augustus Barnett, con lo scopo di educare la popolazione del quartiere che, all’epoca, era in forte degrado e presentava un elevato tasso di criminalità. Nel 2009, la direttrice diede impulso all’espansione fisica della galleria, raddoppiando gli spazi espositivi e trasformando l’ex libreria in nuove gallerie e studi. Secondo i dati forniti dalla Galleria, il pubblico è poi aumentato del 300%, mentre il 25% dei visitatori è identificato come BAME (cioè Black, Asian, and Minority Ethnic, come si identificano nei paesi anglofoni gli individui non bianchi).
Per quanto riguarda l’attività espositiva, Blazwick si è impegnata nel valorizzare il lavoro delle artiste, organizzando grandi mostre personali di Nan Goldin (2002), Cristina Iglesias (2003), Isa Genzken (2009), Elizabeth Peyton (2009), Sophie Calle (2010), Alice Neel (2010), Gillian Wearing (2012), Zarina Bhimji (2012), Sarah Lucas (2013), Hannah Höch (2014), Emily Jacir (2015), Mary Heilmann (2016), Anna Maria Maiolino (2019), Eileen Agar (2021). Organizzate anche mostre di artisti come Mark Wallinger (2002), Franz West (2003), Paul McCarthy (2005), Albert Oehlen (2006), William Kentridge (2016), Mark Dion (2018), Elmgreen & Dragset (2019) e Kai Althoff (2020).
Tra i progetti più apprezzati, il Max Mara Art Prize for Women, fondato nel 2005, organizzato insieme al brand italiano di moda e considerato come tra i riconoscimenti più influenti nel settore dell’arte contemporanea. Dedicato alle artiste, il premio si svolge a cadenza biennale e prevede una residenza di sei mesi in Italia e la commissione alla vincitrice di un nuovo progetto.
In questo inizio anno c’è stato anche un altro cambiamento al vertice. La curatrice di origine italiana Teresa Iaroccci Mavica ha lasciato la VAC Foundation di Mosca, l’organizzazione artistica che essa stessa ha co-fondato, più di dieci anni fa, con il magnate Leonid Mikhelson. Non sono noti i motivi di questa separazione, secondo alcuni a causa di una divergenza con Mikhelson, che non avrebbe gradito una massiccia installazione di Urs Fischer esposta di fronte alla facciata della VAC la scorsa estate e che, come spesso capita all’artista svizzero, era stata contestata dal pubblico. Ci sarebbe poi anche un commento non proprio lusinghiero verso la nuova sede della VAC Foundation a Mosca, progettata da Renzo Piano e presentata pochi giorni fa, stoccato dal Presidente Vladimir Putin durante una visita.
ph. Nadezhda RomanovaComunque, secondo quanto riportato dal Moscow Times, Iaroccci Mavica rimarrà nel consiglio di amministrazione di VAC e lavorerà presso la filiale della fondazione a Venezia, dove seguirà la preparazione “When Gondola Engines Were Taken to Bits – A Carnival in Four Acts”, progetto espositivo in occasione della 59ma Biennale d’Arte Contemporanea, in apertura ad aprile. Peraltro, Iaroccci Mavica, che nel 2019 è diventata cittadina russa, sarà anche la commissaria del Padiglione della Russia.
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