Umberto Croppi è una figura istituzionale di peso nel sistema dell’arte italiano, diviso tra la presidenza della Fondazione La Quadriennale di Roma e Federculture, l’associazione che rappresenta circa 250 tra le più importanti aziende culturali del Paese, in particolare quelle partecipate dalla Pubblica Amministrazione (MAXXI, Madre, Museo delle Antichità Egizie di Torino, Azienda Speciale Palaexpo, Teatro di Roma, Triennale di Milano). E Umberto Croppi non le manda a dire al governo, commentando il Decreto Rilancio per la cultura, nell’intervista per la nostra trasmissione podcast “New Normal”, a cura di Cesare Biasini Selvaggi.
Se da un lato, infatti, Croppi vede di buon occhio la costituzione di un Fondo Cultura, «abbiamo chiesto e sostanzialmente ottenuto nel Decreto un Fondo con garanzia dello Stato a cui tutti nel nostro settore possono accedere, indipendentemente dalla forma giuridica, per la liquidità necessaria a tenere in vita l’azienda», dall’altro non nasconde la sua delusione, in particolare in riferimento all’art bonus di cui aveva chiesto e auspicava l’allargamento a tutte le aziende che operano in cultura. «E questo non è stato concesso, con un’unica eccezione che rende tutto più strano: perché l’allargamento dell’art bonus è stato concesso solo per il cosiddetto “spettacolo viaggiante”, cioè per giostre e circhi. Quindi, per esempio, la Quadriennale che presiedo non ne potrà usufruire. Ma c’è da domandarsi: quale mecenate investirà in una giostra piuttosto che in un’istituzione culturale!».
Nell’intervista, che potete ascoltare qui, anche il retroscena dell’incontro di Umberto Croppi con Vittorio Colao, il capo della task force governativa anti crisi: «È stato un incontro tardivo, da remoto, che abbiamo ottenuto quando il decreto era già in via di approvazione. Non c’è stata alcuna attenzione organica alle istanze del nostro settore».
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