Claudio Polschi e Ida Pisani, luglio 2020. Foto: Elsa Barbieri
Claudio è un cuore grande, è un sapere immenso, è un fare ingegnoso. Claudio è un complice fidato, è un aiuto generoso, è un insegnamento costante. Claudio è poche parole, è sguardo dritto, fermo, che non lascia dubbi, è sogni che diventano realtà perché non si dà mai per vinto. Claudio è eterno in ogni cuore e in ogni testa che abbia mai avuto la fortuna di incontrarlo.
Esiste un prima e un dopo 30 agosto. Prima del 30 agosto 2019 guardavo Claudio, autoritario e fiero, nel suo vestito scuro e la sua pashmina bianca, attraversare il sistema dell’arte contemporanea che tutti noi, almeno una volta, in tempi diversi abbiamo provato ad approcciare, conoscere, comprendere. Dopo il 30 agosto 2019 lui, Ida e io eravamo un trio.
È accaduto a Lucca, proprio dove all’inizio degli anni Settanta ha aperto la sua galleria. Era il 1973, e Claudio aveva tutti gli strumenti necessari per costruire la storia. L’istinto lo guidava, la passione lo animava, fervidamente, e la costanza non lo abbandonava. Mai. Ha inseguito e perseguito idee che plasmava a sua immagine: audaci e all’avanguardia. Audaci e all’avanguardia sono stati tutti i progetti voluti e costruiti nell’arco di una carriera geniale e creativa che ha attraversato quasi cinque decenni. Uno degli ultimi in ordine temporale, che restituisce Claudio in tutta la sua visionarietà, risale al 2019. La sua visione, dichiaratamente minimale, univa Bertozzi & Casoni e Giorgio Morandi con una tale immediata impressione visiva, un’audacia e una personalità che ascoltandolo un dubbio sorgeva spontaneo: forse che Morandi, che al fiore fresco sempre preferì quello essiccato o di seta, l’avrebbe scelto le sculture di Bertozzi & Casoni per un suo dipinto?
Allora stava già spostandosi verso San Marino, pur senza mai lasciare la sua Lucca. Se folle è chi di follia accusa, Claudio scelse San Marino con grande lucidità, come ennesimo, e importante, tassello della sua rivoluzione: quella che lo ha consegnato al mondo dell’arte per le sue scelte impavide, e le sue gesta memorabili.
Claudio aveva accanto la sua Ida, il suo fidato Umberto e Maurizio. Nel lavoro e nella vita, perché solido e sottile era il confine che li separava. Toscano doc, di poche parole, autoritario, sagace nelle reazioni e meticoloso nelle soluzioni. Ma anche cortese ed elegante e con un grande cuore, la sua intraprendenza e le sue azioni non erano mai fini a se stesse. Lui era sempre al fianco di chi ne aveva bisogno, affinché la crescita fosse reciproca e il risultato condiviso.
Claudio è tempo presente. Ha fatto la storia, con quel suo modo libero da ogni condizionamento, fedele solo al suo sentimento. Foggerà il futuro, con quel suo metodo istintivo e fermo, passionale e autorevole. Lascia alla storia non solo le sue imprese ma anche le sue note. Niente, che fosse una visione o un dato reale, sfuggiva alla sua annotazione su quei fogli bianchi da cui non si separava mai.
Claudio ha insistito, ha persistito e ha resistito.
Ci sono milioni di cose che vorrei dire di Claudio, per parlare con lui ancora una volta.
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