Categorie: Personaggi

L’intervista/ Abhishek Basu | Da Roma verso il mondo | (una volta tanto)

di - 28 Giugno 2014

La peculiarità di “Incidents of Phenomena”, inaugurata durante la Giornata Mondiale dell’Ambiente,  non è solo l’aver messo insieme artisti (e curatori) provenienti da tre Paesi così lontani e diversi tra loro, bensì la formula stessa con cui è stata concepita. Per capire più a fondo il senso ed il “concept” di questo progetto abbiamo intervistato chi l’ha ideato, Abhishek Basu, giovane avvocato di Calcutta che, dopo gli studi a Londra, è tornato in India per coltivare la sua passione par l’arte. Basu ha creato nel 2008 la fondazione Calcutta Arts Club, nata con l’obiettivo di promuovere principalmente giovani artisti indiani (soprattutto bengalesi) a livello internazionale, con sede in un meraviglioso palazzo di famiglia che viene utilizzato anche per le residenze d’artista.  Successivamente Abhishek, per ampliare e completare la sfera di attività della fondazione, ha creato la galleria Abhishek Basu Contemporary (ABC). Ecco come racconta il suo progetto.
Può illustrarci il lavoro e l’idea che sta dietro questa galleria?
«Si tratta di una iniziativa realizzata per promuovere ed incoraggiare artisti emergenti indiani ed internazionali attraverso una piattaforma professionale ed uno spazio molto attivo a Calcutta. La nostra missione è creare una consapevolezza globale del valore delle opere di questi artisti di talento, curando mostre in diversi continenti e mettendoli in contatto con collezionisti, gallerie, fondazioni e musei, in modo da consentire loro di avere la migliore esposizione nei network giusti. Per fare tutto questo, ABC si avvale di un team di esperti nel campo dell’arte e del business la cui passione e missione è quella di fare in modo che i migliori artisti emergenti possano avere successo e quelli già consolidati possano raggiungere i loro obiettivi ed aspirazioni, senza compromettere la loro integrità artistica. I nostri esperti forniscono anche supporto ai collezionisti per costruire una collezione significativa».

Il 5 giugno però a Roma avete fatto anche dell’altro. Giusto?
«Sì, con l’inaugurazione di “Incidents of Phenomena”, che non a caso abbiamo fatto coincidere con la Giornata Mondiale dell’Ambiente,  ho lanciato anche la mia nuova fondazione, la Basu Foundation for the Arts (BFA), una organizzazione no-profit che si occupa, tra le altre cose, dell’organizzazione di mostre e performance (compresa musica, danza e teatro) in India e nel resto del mondo, perché quello che muove in particolare il mio interesse è lo scambio tra forme d’arte, persone, culture e professionalità».
È per questo che ha coinvolto tre curatori, uno per ogni Paese?
«Si perché alla base di quello che sto realizzando c’è la volontà di creare un dialogo forte tra tutti i protagonisti del sistema dell’arte. Ecco perché la formula di questa mostra prevede il coinvolgimento di un curatore per ogni Paese rappresentato:  Veeranganakumari Solanki per l’India, Sein Myo Myint per il Myanmar e Ilaria Gianni per l’Italia. Sono io che ho assegnato il tema – la riflessione sulla natura come meccanismo che lavora ciclicamente –  perché da sempre sono affascinato dal contrasto tra ambiente urbano e natura, e su questo tema i tre curatori hanno dovuto confrontarsi tra loro per creare il dialogo tra artisti ed opere da portare in questa prima tappa della mostra».

La mostra non si ferma a Roma. Quali sono le sue prossime tappe?
«Roma è solo la prima di una lunga serie che vedrà coinvolte altre città del mondo. La prossima tappa sarà New York a novembre 2014, poi Delhi a gennaio 2015, a seguire raggiungerà il Myanmar e poi Istanbul a maggio del 2015».
Cosa accadrà nelle prossime tappe? Gli artisti ed i curatori saranno sempre gli stessi?
«Ad ogni tappa la mostra si arricchirà di un curatore e di artisti di quel Paese, dando origine ad un dialogo continuo tra artisti, curatori e spazi. Lo spazio, infatti, è un’altra delle componenti essenziali di questo progetto: in ogni Paese è stato scelto un luogo che – come nel caso dello Spazio Cerere, ex magazzino per la raccolta della farina all’interno di un antico pastificio romano – abbia una forte connotazione, una storia importante, uno spazio con cui artisti e curatori devono confrontarsi. A New York, per esempio, la mostra avrà luogo nella Christopher Henry Gallery, una galleria molto particolare, realizzata all’interno di una chiesa sconsacrata nel Lower East Side: sarà interessante vedere come i curatori svilupperanno il tema di Incidents of Phenomena al suo interno».
Quindi la mostra potrebbe arrivare alla fine del suo percorso completamente stravolta?
«Esatto. Non sarà mai uguale a se stessa perché, in un gioco di continui rimandi, arriverà ad ogni tappa avendo aggiunto – o sottratto – qualcosa alla tappa precedente, “adattandosi”, di volta in volta, al luogo che la ospita. Tanto che alla fine del suo percorso, di cui non è stato ancora deciso luogo e data, potrebbe essere così trasformata, così ricca di artisti e di idee da iniziare un nuovo cammino».
E noi seguiremo per Exibart tutte le tappe di questo lungo percorso.
@https://twitter.com/mt_cap

Curatrice indipendente specializzata in arte contemporanea indiana, giornalista e comunicatrice, grazie ad una lunga e assidua frequentazione, ho avuto il piacere e l’onore di conoscere i migliori galleristi, artisti e curatori di questo Paese che posso considerare ormai una seconda casa.

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